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NUOVI PROFILI DI RESPONSABILITA’ AMMINISTRATIVA DELLE SOCIETA’ PER RICICLAGGIO - II° PARTE - di Alessandro Traversi, Docente di diritto penale commerciale nell’Università degli Studi di Firenze


(segue)


4.3. L'elemento psicologico

L'elemento psicologico del reato richiede la consapevolezza da parte dell'agente della provenienza delittuosa del denaro o del bene. Si è posto, in particolare, il problema dell'ammissibilità, ai fini della configurazione del reato di riciclaggio, del dolo eventuale, vale a dire la rappresentazione della possibilità dell'origine illecita, nonostante la quale il soggetto ha comunque agito.
La giurisprudenza, formatasi sul punto in ordine al delitto di ricettazione – che ha in comune con il riciclaggio la ricezione di cose provenienti da delitto e che, pertanto, è valida anche per tale fattispecie – non è univoca: in talune pronunce, infatti, si è ritenuta sufficiente la consapevole accettazione del rischio della provenienza illecita della cosa; mentre in altre si è sostenuto che il dolo eventuale non è compatibile con il delitto di ricettazione (e, quindi, anche di riciclaggio) in quanto la piena consapevolezza della rappresentazione dell'eventualità che la cosa ricevuta provenga da delitto equivale al dubbio, mentre l'elemento psicologico del reato esige la piena consapevolezza della provenienza delittuosa.
Quanto al reato presupposto, la giurisprudenza ritiene che non sia necessario l'accertamento giudiziale di esso. Ancorchè la stessa si sia formata con riferimento alla ricettazione, è da ritenersi applicabile anche per il delitto di riciclaggio.
Peraltro, proprio con riferimento a tale ultima fattispecie, si è affermato (in ordine alla motivazione del sequestro preventivo di cose pertinenti al reato di riciclaggio) che "pur non essendo necessario, con riguardo ai delitti presupposti, che questi siano specificamente individuati e accertati, è però indispensabile che essi risultino, alla stregua degli acquisiti elementi di fatto, almeno astrattamente configurabili".


4.4. Il trattamento sanzionatorio

La pena edittale prevista per il riciclaggio è la reclusione da 4 a 12 anni, oltre la multa. Per evitare che l'entità della pena si risolva in un trattamento sanzionatorio ingiustamente parificato a fronte di reati presupposti di diversa gravità, il legislatore ha previsto nel terzo comma dell'art. 648 bis, cod. pen., una speciale circostanza attenuante nell'ipotesi in cui il delitto presupposto sia punito con una pena inferiore nel massimo a 5 anni.
Di converso, è contemplato un aumento di pena quando il fatto è commesso nell'esercizio di un'attività professionale (art. 648 bis, secondo comma, cod. pen.).
Non contenendo tale disposizione ulteriori specificazioni, è da chiedersi cosa debba intendersi per "attività professionale".
Indicazioni al riguardo possono essere rinvenute nell'art. 26, comma 1, della legge n. 55/1990 (provvedimento legislativo che, come abbiamo detto all'inizio, ha introdotto nel Codice penale il reato di riciclaggio), che menziona particolari attività professionali laddove statuisce che "quando i fatti previsti dagli articoli 648, 648 bis e 648 ter del codice penale sono commessi nell'esercizio di attività bancaria, professionale o di cambio-valuta ovvero di altra attività soggetta ad autorizzazione, licenza, iscrizione in appositi albi o registri o ad altro titolo abilitante, si applicano le misure disciplinari ovvero i provvedimenti di sospensione o di revoca del titolo abilitante previsti dai rispettivi ordinamenti".....

 

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