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27 Settembre 2006 - (c.c. 14 giugno 2006) - sentenza n. 31989 - Corte di Cassazione - sezione II penale* (costituzione e partecipazione a un’associazione a delinquere finalizzata alla commissione di una serie indeterminata di truffe ai danni di enti pubblici - confisca di beni di cui il reo aveva disponibilità per una somma equivalente al profitto del reato di truffa - natura sanzionatoria e principio solidaristico - attribuzione di responsabilità e delle relative conseguenze nella loro interezza a ciascuno dei correi in concorso - autonomia della responsabilità dell’ente e rapporto organico con l’autore del reato - confisca nei confronti dell’ente espressamente considerata quale pena principale)


(omissis)

Il Tribunale di Lecce, con ordinanza in data 14 ottobre 2005, confermava il decreto di sequestro preventivo emesso dal GIP dello stesso Tribunale il 22 settembre 2005, avente ad oggetto quote della S.r.l. (A), appartenenti a (B), indagato per i reati di cui agli artt. 416, 81, 110, 640 bis, 61 n. 7 c.p.. Il sequestro era stato adottato in virtù del combinato disposto degli artt. 321 c.p.p., 640-quater e 322-ter c.p., preordinato alla confisca di beni di cui il reo aveva la disponibilità per un valore equivalente al profitto del reato.
Dopo avere affermato la sussistenza del fumus commissi delicti in relazione ai fatti per i quali si procede, il Tribunale aderisce, così respingendo l'eccezione difensiva, all'opzione interpretativa che ritiene ammissibile la confisca, e quindi il sequestro, per equivalente del profitto della truffa di cui all'art.640-bis c.p..
Con riferimento, poi, alla tesi difensiva secondo la quale avrebbe dovuto essere disposto il sequestro diretto del profitto e non quello per equivalente, posto che le erogazioni pubbliche illecitamente conseguite risulterebbero incorporate nei beni delle società (C) e (D) S.r.l. beneficiarie dei finanziamenti, il Tribunale osserva che il profitto dei reati per cui si procede è rappresentato esclusivamente dalle somme corrisposte dallo Stato e conseguite dalle società beneficiarie, mentre qualsiasi bene diverso da dette somme rappresenterebbe non il profitto del reato, ma un differente bene sequestrabile in virtù della confisca per equivalente; osserva, ancora, che le suddette somme sono state liquidate a favore di società aventi personalità giuridica e, quindi, a soggetti giuridicamente distinti da (B), per cui le somme medesime, appartenendo a "persona estranea al reato" non potrebbero essere oggetto di sequestro diretto.
Il Tribunale rigetta anche la censura difensiva, secondo la quale il sequestro avrebbe dovuto essere disposto solo sui beni del concorrente nel reato che aveva conseguito il profitto della truffa, mentre per quanto riguarda (B), che, nell'ipotesi accusatoria, avrebbe percepito un compenso per l'esecuzione di una prestazione professionale attraverso la quale sarebbero state conseguite illecitamente le erogazioni pubbliche, si sarebbe dovuto procedere al sequestro solo del prezzo .....

 

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