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LA COLPA DI ORGANIZZAZIONE - II° PARTE - di Carlo Enrico Paliero, Ordinario di diritto penale nell'Università statale di Milano e Carlo Piergallini, Straordinario di diritto penale nell'Università di Macerata

(segue)

5. L'organizzazione complessa come ‘sistema' e la ‘organizzazione dell'organizzazione'

Uno suggerimento interpretativo del concetto in senso sistemico è fornito dalla nozione stessa di organizzazione, la quale, come noto, solo a partire dal XIX secolo si distingue, quale organismo collettivo, da altri ordini sociali.
Secondo un approccio ‘organico', l'organizzazione è un insieme ordinato e collegato di parti di un tutto, una sorta di armonia predisposta allo scopo, che si snoda in un insieme capace di svolgere determinate funzioni.
Sul piano strutturale, essa contempla una dotazione di competenze (il personale) e di vie di comunicazione, orientate all'assunzione di decisioni in reciproca progressione. Ciascuna decisione provoca un effetto ‘irritativo' nei confronti dell'organizzazione, costringendola a confrontarsi con nuovi effetti, nuove strategie, che, a loro volta, richiedono ulteriori decisioni. Dal punto di vista funzionale, la decisione serve ad assorbire l'incertezza, a sedarla, sia pure in parte.
Trattandosi di un aggregato di ruoli e di competenze, l'organizzazione si trova quasi sempre nella condizione di doversi confrontare con una pluralità di alternative decisionali, che esibiscono coefficienti di probabilità, rispetto al risultato, estremamente diversificati, proiettando sul sistema non trascurabili rischi decisionali.
Tuttavia, nel momento stesso in cui si decide, si sceglie, una parte di questa incertezza viene assorbita, ma, proprio la natura precaria di ogni decisione scarica sull'organizzazione altre dosi di incertezza, che apriranno il campo a nuovi processi decisionali. Questa diffusa condizione di incertezza, in cui il rischio si compenetra nella decisione, è il frutto del carattere multipersonale dell'organizzazione, della sua suddivisione in cellule funzionali, dislocate gerarchicamente o orizzontalmente. Sta di fatto, che non vi è un solo individuo che padroneggia i meccanismi decisori, bensì una pluralità di soggetti, che rimandano diverse strategie in vista del conseguimento del risultato.
Ma proprio per poter esprimere decisioni, l'organizzazione, come sistema ‘artificiale' – a differenza di un sistema naturale, che semplicemente esiste – deve, a sua volta, organizzarsi (organizzazione della organizzazione). Il principale vantaggio che deriva dall'agire organizzato è infatti da intravvedere nella formazione di una "metacompetenza", superiore alla somma delle competenze degli individui: il gruppo, rispetto ai singoli componenti, possiede, di norma, maggiori informazioni e conoscenze, la capacità di proporre soluzioni alternative e una più accentuata condivisione degli obbiettivi (c.d. ‘effetto esponenziale' del fenomeno organizzativo).
Per contro, un organismo ‘disorganizzato' resta in balia dei rischi decisionali, si abbandona all'incertezza, manifestandosi incapace di contenere le ‘irritazioni' che si scaricano sul sistema. Questo aspetto, relativo al fenomeno dell' "organizzazione dell'organizzazione", funzionale al contenimento dell'incertezza, assume un ruolo centrale ai fini della nostra analisi.
Aiuta, infatti, a comprendere che anche il problema della prevenzione del rischio-reato, negli enti collettivi, non è tanto un problema di persone, ma soprattutto di "organizzazione della organizzazione".
Nel sistema di gestione complessiva dei rischi aziendali (finanziari, sociali, ambientali, tecnologici, ecc.), la gestione, o meglio, la prevenzione del rischio-reato, come rischio normativo, rappresenta un momento irrinunciabile nella conformazione dell'agire collettivo in direzione della legalità. Il rispetto delle norme penetra nella stessa fase di progettazione della strategia di impresa, in modo da adeguare lo stile e i comportamenti dell'ente alle pretese dell'ordinamento, innescando un meccanismo virtuoso capace di ‘contenere' le spinte criminogene connaturate al conseguimento ad ogni costo del profitto. Si tratta di un processo, destinato a sfociare nell'allestimento di una "organizzazione", attraverso la quale una pluralità di soggetti è chiamata a formulare una ricetta per individuare l'orbita del rischio-reato, misurarne l'intensità e, infine, gestirlo in vista del suo contenimento entro limiti di tollerabilità.
Alla tradizionale prospettiva della garanzia dovuta dai soggetti che operano all'interno di organismi complessi (nei termini, conosciuti, delle posizioni di ‘protezione' e di ‘controllo'), si raccorda così necessariamente la garanzia dovuta dalla stessa organizzazione.
Il d. lgs. 231/01 rappresenta, nel nostro ordinamento, il primo serio tentativo di disegnare la fisionomia di un simile obbligo nell'ambito della Societas, sia pure con diverse tonalità. Basta richiamare alcune disposizioni che rivestono un ruolo costitutivo nelle dinamiche imputative della responsabilità: negli artt. 6 e 7 si parla espressamente di modelli di organizzazione e di gestione deputati a contenere il rischio di commissione di alcune specifiche tipologie di reato. Norme che prefigurano il contenuto e le condizioni di validità di simili modelli e che costituiscono una dichiarata invasione, di matrice tecnocratica, nel tessuto della prassi organizzativa degli enti, allo scopo di pieg.....

 

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