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SEQUESTRO PREVENTIVO SPECIALE E CONFISCA - I° PARTE - di Tomaso E. Epidendio, Giudice presso il Tribunale di Milano - Sezione per il Riesame



Nel sistema cautelare approntato dal D. Lgs. n.231/2001 è previsto un istituto disciplinato dall'art. 53 (quello del sequestro preventivo finalizzato alla confisca) che, pur ancora quasi misconosciuto nella prassi, risulta di tale estensione applicativa da consentire di prevedere come, una volta scoperto e utilizzato dagli operatori, sia destinato ad assumere un'importanza pratica e un impatto nei confronti del soggetto che lo subisce tali da eguagliare, se non di superare, quelli delle misure cautelari personali interdittive nei confronti dell'ente.
Del resto i primi segni delle possibilità estensive dell'istituto in esame nonché dell'ampiezza della sua portata applicativa iniziano già a ricavarsi da recenti pronunce giurisprudenziali di legittimità.


1. Il carattere "speciale" del sequestro preventivo finalizzato alla confisca di cui al decreto legislativo.

Si tratta di un sequestro preventivo "speciale" in plurimo senso: in primo luogo alla luce della "topografia normativa", essendo previsto in una "legge speciale" quale appunto deve essere considerato il D. Lgs. n.231/2001; in secondo luogo è "speciale" in riferimento alla sua struttura, rapportata a quella "generale" del sequestro preventivo disciplinato dal codice di procedura penale.
Il riconoscimento del carattere "speciale" del sequestro preventivo in esame assume importanza pratica sotto due diversi profili: il primo afferente la possibilità e i limiti di applicazione analogica, (ovvero di estensione a seguito di valutazione positiva di compatibilità) delle norme sul sequestro preventivo previste in altri testi normativi, primo fra tutti il codice di rito vigente; il secondo afferente l'interpretazione delle norme che prevedono tale speciale sequestro preventivo contenute nel D.Lgs. n.231/2001 alla luce della "ratio" e delle finalità dell'istituto quale ricavabile dagli elementi strutturali che lo caratterizzano, con particolare riguardo ai presupposti applicativi, alla procedura della sua applicazione, e all'individuazione dei beni che possono esserne oggetto.
Si impone quindi in via preliminare l'esame dei rapporti tra il sequestro preventivo disciplinato dal codice di rito e quello previsto dal decreto legislativo in esame, per poterne così apprezzare tutti gli elementi di specialità.


2. Il sequestro preventivo "ordinario", con particolare riguardo a quello finalizzato alla "confisca – misura di sicurezza".

Come noto il sequestro "preventivo" del codice di rito vigente nasce dallo sdoppiamento dell'unitario sequestro penale precedentemente previsto dal codice "Rocco", sdoppiamento avvenuto in ragione della duplicità di funzione che svolgeva tale sequestro in relazione ai "corpora delicti", beni che da un lato potevano svolgere una funzione istruttoria di prova del reato e dall'altro di strumento per lo sviluppo ulteriore dell'illecito : il vincolo reale imposto assolveva quindi a due funzioni, una probatoria - diretta ad assicurare la prova del reato salvaguardandola da tutte quelle attività volte a sottrarre o modificare la fonte rappresentata da una "cosa" - e una preventiva - avente lo scopo di evitare la reiterazione del reato o di impedire che lo stesso venisse portato a ulteriori conseguenze attraverso l'uso di una cosa (in tal senso) penalmente pericolosa.
Nell'ordinamento penale, in relazione alle cose penalmente pericolose, è previsto un istituto particolare, quello della confisca, che, nella sistematica del codice penale, viene disciplinato appunto quale misura di sicurezza di carattere reale ex art. 236 c.p..
E' risultato quindi naturale comprendere nel "nuovo" istituto del sequestro preventivo disciplinato dal codice di rito vigente due ipotesi, contemplate rispettivamente dal primo e dal secondo comma dell'art. 321 c.p.p., a seconda che la pericolosità penale della "res" dovesse essere valutata in concreto oppure dovesse ritenersi intrinseca per essere il bene assoggettabile a confisca: si è così previsto un sequestro preventivo delle "cose pertinenti il reato" e un sequestro preventivo delle "cose assoggettabili a confisca", individuando nel carattere penalmente pericoloso della "res" il tratto comune e nella pericolosità intrinseca o contingente del bene l'elemento differenziale.
La struttura unitaria del sequestro preventivo del codice di procedura penale può quindi dirsi fondata sull'individuazione della pericolosità penale della cosa quale tratto comune che unisce in una medesima categoria (quella appunto del sequestro preventivo) le differenti ipotesi contemplate nei due diversi commi dell'art.321: in tal senso, nel caso vincolo cautelare reale finalizzato alla confisca, il sequestro preventivo può ritenersi consentito in tanto in quanto venga riconosciuto alla confisca carattere di misura di sicurezza.
Simile tratto strutturale del sequestro preventivo del codice di proce.....

 

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