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Lun, 27 Mag 2019
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RESPONSABILITA' AMMINISTRATIVA DELLE PERSONE GIURIDICHE: TRE PROFILI CRITICI - di Roberto Bronzini e Lorenzo Vitali, Avvocati in Torino



L'ART. 6, 1° COMMA, D.LGS. 231/01

Il legislatore italiano ha declinato il principio societas delinquere potest mediante il criterio del giudizio di colpevolezza, ossia ancorando la responsabilità dell'ente ad (almeno) un rimprovero di matrice colposa. Il modus che qui si vuole commentare è, in particolare, quello previsto all'art.6-1°co. del D.Lvo 231/01, ossia la responsabilità per reati commessi dai c.d. soggetti apicali, ossia i vertici aziendali. Come è noto per questi casi esiste una presunzione iuris tantum di responsabilità a carico dell'ente che può essere superata solo fornendo la prova dei presupposti esimenti di cui alle lettere a)-b)-c)-d).
A ben vedere l'esenzione da responsabilità per l'ente, a prescindere dal fatto che la prova debba essere fornita dall'ente medesimo, è costruita sul paradigma della responsabilità per omesso impedimento dell'evento di matrice penalistica (art.40 cpv codice penale): dinnanzi alla commissione di uno dei reati c.d. presupposto da parte dell'amministratore, la società deve dimostrare di aver dato esecuzione a tutta una serie di adempimenti, che non sono stati sufficienti ad impedire l'evento solo perché l'amministratore ha aggirato tutti i controlli interni, così da riuscire ugualmente a commettere il reato.
In buona sostanza il criterio di imputazione non scatta tutte le volte che la condotta illecita del soggetto apicale si è rivelata idonea a superare i sistemi di controllo approntati dall'ente, creando quindi una frattura tra l'"evento" (il commesso reato) e la condotta dell'ente conforme alle prescrizioni dettate dalla legge.
Si sottolinea quindi il dato che, per esonerare l'ente dalla responsabilità, non basta la prova che non vi è stata colpa di organizzazione nella società, poiché occorre un quid pluris, costituito dalla prova che il sistema prevenzionale messo a punto dall'ente è stato dolosamente aggirato dall'amministratore; ciò, inevitabilmente, sposta l'asse della prova liberatoria sul terreno del nesso di causa, perché la dimostrazione della elusione fraudolenta dei controlli interni da parte dei vertici aziendali rappresenta un diverso modus di atteggiarsi del rapporto di causalità in ambito penale: in tanto si può escludere il nesso di causa in quanto, data una certa sequenza di fatti, il risultato finale di essa (da valutarsi con giudizio ex post) si sarebbe ugualmente prodotto pur inserendo in quella sequenza la condotta imposta dal precetto giuridico (l'esempio più semplice è in materia di colpa medica: il paziente sarebbe ugualmente deceduto se anche gli fossero state praticate le cure dovute).

La scelta del legislatore si è dunque orientata nel senso di mandare esente da responsabilità l'ente che sia in grado di dimostrare che l'evento (il commesso reato da parte del soggetto apicale) è interamente ascrivibil.....

 

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