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Sab, 25 Mag 2019
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LE PROCEDURE ORGANIZZATIVE - I° PARTE - di Michele Pansarella, Avvocato KStudio Associato



1. Premessa: presentazione della tematica affrontata
2. Dall'esperienza dei compliance program all'esimente del Decreto
3. Gli Artt. 6 e 7 del Decreto: i 'Protocolli' e le 'misure idonee a prevenire i reati
4. Cosa sono le procedure e quali effetti comportano
4.1 La funzione delle procedure
4.2 I vantaggi offerti dall'adozione delle procedure
4.3 Le procedure e il Modello
4.4 Le procedure e il processo di modifica del Modello
5. Considerazioni conclusive



1. Premessa: presentazione della tematica affrontata

Il presente contributo nasce per cogliere l'occasione, offerta da questa Rivista specializzata sulla materia del D.Lgs. n. 231/2001 (di seguito il "Decreto"), di poter condividere talune problematiche affrontate in occasione della predisposizione di modelli di organizzazione e gestione (di seguito i "Modelli"), con coloro che - Responsabili di una funzione aziendale, Internal Auditor, Magistrati, Avvocati o Consulenti d'azienda come chi scrive - ognuno nel proprio ruolo sono chiamati misurarsi con l'applicazione di questa normativa nelle realtà aziendali del mercato odierno.
Tali problematiche attengono al requisito della "idoneità" dei Modelli intesi a prevenire i reati previsti dal Decreto e, più in particolare, all'individuazione degli elementi di controllo capaci di assicurare un idoneo presidio dei rischi che s'intendono evitare.
Più specificatamente, con questo articolo intendiamo soffermarci sul tema delle procedure aziendali per verificare se questi strumenti di controllo risultino necessari ad assicurare quel livello di controllo richiesto dal Decreto.
Riguardo al tema delle procedure aziendali possono insorgere, in sede di adozione di un Modello, numerosi dubbi che spesso non trovano una immediata risposta né nel corpo del Decreto, né tanto meno nelle indicazioni contenute nei Codici di comportamento redatti dalle Associazioni rappresentative degli enti ai sensi dell'art. 6 comma 3° del Decreto (cioè le c.d. "Linee Guida"). Ciò in quanto, da un lato, il Legislatore ha preferito optare per la scelta di non prefigurare normativamente il contenuto dei Modelli in ragione del timore di vincolare eccessivamente la libertà di organizzazione dei destinatari della norma, nonché il legislatore futuro soprattutto rispetto a nuove ed eventuali fattispecie di reato che possano successivamente essere inserite nel Decreto e, dall'altro, in quanto le Associazioni di categoria si sono scontrate con la difficoltà di fornire un modello unico valido per tutte le tipologie organizzative delle associate, spesso con rilevanti differenze nonostante l'appartenenza alla medesima industry.
Pertanto, la principale tematica che questo contributo vuole affrontare è se ed in quale misura le procedure aziendali costituisca parte integrante del Modello.
La soluzione di tale quesito appare strettamente connessa al concetto di "modello organizzativo" e alla determinazione del suo contenuto e dei suoi confini e, più in particolare, al rapporto di continenza o meno del.....

 

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