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MARKET ABUSE E INSIDER TRADING: L'APPARATO SANZIONATORIO - II° PARTE - di Alessandra Rossi, Associato di Diritto Penale Commerciale Università degli Studi di Torino e Università degli Studi di Genova

(segue)


3. Responsabilità dell'ente: risposte sanzionatorie conseguenti a reato e risposte sanzionatorie conseguenti a illecito amministrativo.

Nel quadro della responsabilità penale-amministrativa della società per il delitto di aggiotaggio commesso nell'interesse della società potrà trovare applicazione appunto nei confronti della società la sanzione pecuniaria da duecento a cinquecento quote. Anche detta sanzione, in linea con la risposta sanzionatoria della fattispecie di reato in parola, è la più elevata fra quelle previste in conseguenza della realizzazione di reati societari. E va ricordato che ai sensi dell'ultimo comma dell'art. 25 ter d. lgs. 231/2001 allorquando l'ente abbia conseguito un profitto di rilevante entità la sanzione pecuniaria sarà aumentata di un terzo. Occorre immediatamente porre in luce che il disposto di cui al d. lgs. 231/2001 non detta regole di parte generale circa le circostanze aggravanti nel sistema sanzionatorio sulla persona giuridica.
In forza dell'art. 25-sexies, rubricato Abusi di mercato, in relazione alla commissione dei reati di abuso di informazioni privilegiate e di manipolazione del mercato si applicherà all'ente la sanzione pecuniaria da quattrocento a mille quote. Allorquando il prodotto od il profitto conseguito dall'ente in seguito alla commissione dei predetti reati risulti di rilevante entità, la sanzione sarà aumentabile fino a dieci volte il valore (economico) del prodotto o del profitto. Si tratta di un inserimento assolutamente in linea con le aspettative, sia perché, in riferimento al delitto di informazioni privilegiate di cui all'art. 184 d. lg. 58/1998, le modalità comportamentali allorquando concretizzate difficilmente non si inquadreranno in un contesto strutturale determinante interesse (nonchè vantaggio) per la società emittente, sia per la particolare connessione esistente tra la fattispecie di manipolazione del mercato di cui all'art. 185 d. lg. 58/1998 ivi richiamata e l'ipotesi di aggiotaggio di cui all'art. 2637 c.c., per cui in un contesto di uniformità operativa il nuovo delitto in parola entra a pieno titolo tra i reati a monte, oltretutto in un contesto ‘classico' di ipotesi penali d'impresa.
Per nessuna ipotesi sono previste le sanzioni interdittive di cui all'art. 9 del d.lgs. 231/2001.

Per ciò che concerne i momenti qualificanti la pena, i principi di proporzionalità tra fatto e sanzione e di meritevolezza di pena si raffrontano e si rapportano alla persona giuridica, in un'ottica di effettività e di efficacia della risposta sanzionatoria. Risposta sanzionatoria che appare ormai permeata - così come l'illecito al quale la stessa consegue - da quell'opportuno ‘consenso sociale', da quella necessaria ‘legittimazione' da parte dei consociati sull'esistenza del precetto e della relativa sanzione appunto che si presentano quali momenti centrali per la concretizzazione di una reale validità e di un ‘sentito' riconoscimento del sistema medesimo.
Si può asserire come la ‘nuova' sanzione pecuniaria paia indirizzata verso una immediata logica di prevenzione generale, con la deterrenza circa la commissione di quegli specifici fatti di reato ‘innescanti' la responsabilità dell'ente in prima istanza. Qualche dubbio, per contro, sembra affacciarsi sull'orizzonte della prevenzione speciale, presente forse ‘in percentuale' più ridotta nella globalità delle funzioni della pena, ancorché, tuttavia, evidenziabile sia nelle sanzioni interdittive, ‘per definizione' fondate sulla funzione de qua, sia nelle sanzioni pecuniarie, ad esempio circa la commisurazione delle stesse in punto ‘importo della quota', fissato "sulla base delle condizioni economiche e patrimoniali dell'ente allo scopo di assicurare l'efficacia della sanzione". All'attuale stato dei fatti, comunque, mancano le fondamenta empiriche e soprattutto criminologiche necessarie per una meditata valutazione al riguardo. Tuttavia, credo corretto ritenere come la ‘nuova' pena - considerata nelle tre diversificazioni di previsione - si presenti assimilabile alla pena criminale sotto il profilo funzionale ma dia vita, pur fondandosi sulle più tipiche finalità, ad un qualcosa di autonomo, inquadrabile quale tertium genus di sanzione. Infatti, superandosi quelle impasses ostative la compatibilità tra funzione rieducativa della pena e natura dell'ente collettivo, si può acquisire, con valutazione forse ardita, ma che mi sento di presentare ai gentili Lettori come possibile, una qualificazione ulteri.....

 

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