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Mer, 5 Ott 2022
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LE NOTIZIE


15 settembre 2022 (ud. 30 giugno 2022) n. 33976 - sentenza - Corte di cassazione - sezione IV penale* (Nel caso di responsabilità degli enti in relazione a reati colposi di evento in violazione della normativa antinfortunistica, i criteri di imputazione oggettiva vanno riferiti alla condotta del soggetto agente e non all'evento, essendo possibile che l'agente violi consapevolmente la cautela o addirittura preveda l'evento che ne può derivare, pur senza volerlo, per corrispondere a istanze funzionali a strategie dell'ente - I canali che colleghino teleologicamente la condotta del reo all’interesse o vantaggio dell’ente vanno intesi non solo come risparmio di spesa conseguente alla mancata predisposizione del presidio di sicurezza ma anche come incremento economico dovuto all'aumento della produttività non rallentata dal rispetto della norma cautelare - Salva l'ipotesi dell'inconsistenza)



REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
QUARTA SEZIONE PENALE

Composta da: Patrizia Piccialli Presidente
Emanuele Di Salvo
Eugenia Serrao
Mariarosaria Bruno Fabio Antezza Relatore
ha pronunciato la seguente

SENTENZA

sul ricorso proposto da: (...)
avverso la Sentenza del 01/02/2021 della Corte Appello di Venezia; visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso; udita la relazione svolta dal Consigliere Fabio Antezza; udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore Lidia Giorgio, nel senso dell'inammissibilità del ricorso; udito il difensore (...) che ha insistito nella richiesta di accoglimento del ricorso;

RITENUTO IN FATTO

1. La Corte d'Appello di Venezia, con la pronuncia indicata in epigrafe, ha confermato la sentenza con la quale il Tribunale di Vicenza ha dichiarato la (...) (di seguito anche: «ente») responsabile dell'illecito amministrativo da reato di cui all'art. 25-septies, comma 3, d.lgs. 8 giugno 2001, n. 231, con riferimento al reato di lesioni personali gravi ai danni del lavoratore (...) commesso, anche a vantaggio dell'ente, da (...) in qualità di presidente del consiglio di amministrazione della citata società (giudicato separatamente).

2. Il fatto è stato pacificamente ricostruito dai giudici di merito, in ipotesi di c.d. «doppia conforme», nei termini di seguito evidenziati, con riferimento a quanto ancora rileva in questa sede in relazione alle censure mosse dalla ricorrente.

2.1. Il 10 settembre 2012 (...), dipendente stagionale dell'ente, che svolge attività di raccolta e lavorazione dell'uva e successiva commercializzazione dei relativi prodotti, nell'esecuzione delle proprie mansioni è scivolato, a causa del pavimento bagnato, inserendo la mano sinistra all'interno della vasca di raccolta dell'uva, in quanto priva della necessaria griglia di protezione, così riportando lesioni gravi all'arto a causa del suo contatto con la coclea (macchina idraulica per sollevamento dei liquidi).

2.2. L'addebito in capo al presidente del consiglio di amministrazione, quale reato presupposto dell'illecito amministrativo, è stato contestato a titolo di colpa consistita in negligenza, imprudenza e imperizia nonché nella violazione dell'art. 71, comma 1, d.lgs. n. 81 del 2008 per aver messo a disposizione del lavoratore un meccanismo privo dei requisiti per la sicurezza dei lavoratori, essendo la detta vasca di convogliamento priva di protezione per evitare contatti accidentali con la coclea.

3. Con riferimento al detto reato presupposto, commesso da soggetto in posizione apicale, dal giudice di primo grado è stata accertata la responsabilità dell'ente ex art. 25-septies, comma 3, d.lgs. n. 231 del 2001, nonostante l'adozione di un modello organizzativo ma con sistemi di controllo inidonei alla prevenzione dell'infortunio. Ciò in ragione del vantaggio tratto dalla condotta di cui al reato e consistito in un risparmio di spesa, dovuto all'omessa installazione di una griglia metallica fissata all'estremità della vasca e avente la funzione di evitare il contatto con la coclea. È stato in particolare accertato un risparmino pari 1.860,00 euro (come da contestazione), ritenuto minimo, rispetto alla maggior somma impiegata per l'adeguamento del complessivo sistema antinfortunistico, ma comunque consistente ai fini della sussistenza del criterio oggettivo d'imputabilità della responsabilità all'ente in quanto apprezzabile perché collegato al mancato rispetto delle regole cautelari, ciò a prescindere da una astratta valutazione aritmetica della spesa risparmiata rispetto alle capacità patrimoniali dell'ente ovvero alle maggiori somme impiegate per la tutela della sicurezza dei lavoratori.

4. La Corte territoriale, previa specifica disamina dei singoli motivi d'appello, ha confermato in toto la statuizione di primo grado con particolare riferimento all'evidenziato vantaggio quale criterio d'imputazione della responsabilità da colpa di organizzazione dell'ente.
Sul punto, la sentenza impugnata, al pari di quella di primo grado, ha ritenuto tale risparmio di spesa pari a 1.860,00 euro esiguo/limitato ma comunque tale da integrare vantaggio per l'ente.
In risposta a specifica deduzione difensiva, è stata altresì ritenuta non indispensabile ai fini della detta responsabilità l'accertamento di una violazione sistematica delle norme antinfortunistiche, cui ricollegare il vantaggio, in quanto non richiesta dall'art. 25-septies d.lgs. n. 231 del 2001.
Sempre in merito al vantaggio per l'ente, la Corte territoriale ha infine ulteriormente argomentato nel senso per il quale l'ente oltre all'oggettivo risparmio di spesa, per il mancato esborso necessario per la messa in sicurezza della vasca, ha comunque tratto un vantaggio maggiore dall'adozione di una politica antinfortunistica carente: riducendo i costi per l'elaborazione di un modello organizzativo adeguato, risparmiando sugli oneri di consulenza, su quelli connessi ai necessari interventi strutturali e su quelli connessi all'attività di formazione, controllo e informazione del personale.

5. Avverso la sentenza d'appello l'ente ha proposto ricorso per cassazione, tramite il suo difensore di fiducia, articolando due motivi di seguito enunciati nei limiti strettamente necessari per la motivazione ex art. 173, comma 1, disp. att. cod. proc. pen.

5.1. Con il primo articolato motivo (paragrafo «6»), si deducono l'inosservanza e l'erronea applicazione dell'art. 5 d.lgs. n. 231 del 2001 oltre che vizi motivazionali, in termini di contraddittorietà e illogicità......

 

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