Rivista 231 Rivista 231
     HOME     CHI SIAMO     COLLABORATORI     AVVISI/BANDI 231    SHOPPING 231      COME ABBONARSI
Username: Password:
Lun, 29 Nov 2021
LE RUBRICHE


GLI INTERVENTI
ANNO 2021
ANNO 2020
ANNO 2019
ANNO 2018
ANNO 2017
ANNO 2016
ANNO 2015
ANNO 2014
ANNO 2013
ANNO 2012
ANNO 2011
ANNO 2010
ANNO 2009
ANNO 2008
ANNO 2007
ANNO 2006
ANNO 2005


LE NOTIZIE


13 ottobre 2021 (c.c. 9 settembre 2021) n. 37141 - sentenza - Corte di cassazione - sezione III penale* (sequestro preventivo in relazione all'illecito amministrativo di cui all'art. 25-bis.1, comma l, lett. a) d.lgs. 231/2001, riferibile al reato presupposto di frode nell’esercizio del commercio, sia in via diretta che per l’equivalente sul denaro presente nei conti correnti della società in quanto finalizzato alla confisca anche per equivalente ex art. 19 d.lgs. 231\2001 del profitto del reato - in caso di sequestro a fini di confisca, anche per equivalente, spetta al giudice il compito non solo di verificare che i beni rientrino nelle categorie delle cose oggettivamente suscettibili di confisca ma anche di valutare il periculum in mora così come in ogni caso di sequestro preventivo tipico)



REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
TERZA SEZIONE PENALE

Composta da: Giulio Sarno Presidente
Luca Ramacci Relatore
Elisabetta Rosi Gianni filippo Reynaud Alessandro Maria Andronio ha pronunciato la seguente
SENTENZA
sul ricorso proposto da: (X) nato a … il … avverso l'ordinanza del 23/04/2021 del Tribuna della Libertà di Ancona udita la relazione svolta dal Consigliere Luca Ramacci; lette le conclusioni del PG Gianluigi Pratola che ha concluso per il rigetto del ricorso udito il difensore

RITENUTO IN FATTO

1. Il Tribunale di Ancona, con ordinanza del 23 aprile 2021 ha rigettato la richiesta di riesame, presentata nell'interesse della "… s.r.l." dal procuratore speciale …, avverso il decreto di sequestro preventivo emesso dal GIP il 12 giugno 2020, in relazione all'illecito amministrativo di cui all'art. 25-bis.1, comma l, lett. a) d.lgs. 231/2001, riferibile al reato presupposto di cui all'art. 515 cod. pen., sia in via diretta che per l'equivalente, sul denaro presente nei conti correnti della società fino alla concorrenza di euro 421.548,00 quale profitto del reato. Avverso tale pronuncia il procuratore speciale della predetta società propone ricorso per cassazione tramite il proprio difensore di fiducia, deducendo i motivi di seguito enunciati.

2. Con un primo motivo di ricorso deduce la violazione di legge ed il vizio di motivazione in relazione alla ritenuta competenza territoriale del GIP presso il tribunale di Ancona. Osserva, a tale proposito, che il sequestro preventivo era stato disposto sul presupposto che la società avrebbe posto in commercio su tutto il territorio nazionale circa 354.000 mascherine chirurgiche con marchio CE certificato da un organismo non autorizzato e richiama l'attenzione sul fatto che, trattandosi di vendita di merce da piazza a piazza, in conformità con la giurisprudenza di questa Corte, il perfezionamento della vendita si sarebbe realizzato non con la spedizione della merce dall'unità produttiva, bensì con l'effettiva ricezione della stessa da parte degli acquirenti. Conseguentemente, sarebbe stato possibile, sulla base della documentazione acquisita, individuare il luogo e l'esatta data di accettazione da parte degli acquirenti ovvero la consegna della merce, determinando così la competenza territoriale.

3. Con un secondo motivo di ricorso denuncia la violazione di legge ed il vizio di motivazione in relazione alla sussistenza del fumus del reato oggetto di provvisoria incolpazione, rappresentando che non vi sarebbe alcun riscontro del fatto che le mascherine fossero distribuite con un falso marchio CE, marchio che, entro certi parametri, non sarebbe neppure obbligatorio in considerazione delle deroghe introdotte dalla disciplina emergenziale e, segnatamente, dal decreto-legge n. 18/2020 e dalla Circolare del Ministero della Salute n. 3572 del 18 marzo 2020. Rappresenta che, come emerge dalla documentazione in atti, le mascherine, acquistate da un importatore europeo, erano descritte come mascherine protettive, perché sulle confezioni era espressamente indicato che il prodotto non è considerato dispositivo medico ed erano poste in commercio nel rispetto della disciplina emergenziale.

4. Con un terzo motivo di ricorso deduce la violazione di legge ed il vizio di motivazione, lamentando che il Tribunale avrebbe erroneamente considerato la sussistenza degli elementi oggettivo e soggettivo del reato di frode in commercio, atteso che la provenienza della merce era stata chiaramente dichiarata ed illustrata ed essa era corrispondente, per quantità e qualità, a quanto ordinato dagli acquirenti. Assume, inoltre, la carenza dell'elemento soggettivo del reato.

5. Con un quarto motivo di ricorso la violazione di legge ed il vizio di motivazione vengono dedotti assumendo che il Tribunale non avrebbe motivato in ordine all'eccezione di inammissibilità del sequestro per equivalente in considerazione del fatto che esso può essere disposto solo in caso di insufficienza di beni da sottoporre a confisca diretta. .....

 

Il seguito è riservato agli Abbonati

Scelga l'abbonamento più adatto alle Sue esigenze