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19 agosto 2021 (c.c. 5 maggio 2021) n. 31854 - sentenza - Corte di Cassazione - sezione I penale* (il termine di prescrizione stabilito dall’art. 22 d.lgs. 231/2001 in materia di responsabilità amministrativa delle società e degli enti riguarda tanto l'illecito, che dunque non potrà più essere perseguito decorsi cinque anni dalla consumazione del reato presupposto, quanto la sanzione definitivamente irrogata, che dovrà essere riscossa a pena di estinzione entro il termine di cinque anni dal passaggio in giudicato della sentenza pronunciata a carico della persona giuridica, fatti salvi in entrambe le ipotesi gli effetti di eventuali cause interruttive rilevanti a norma del codice civile)



REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SEZIONE PRIMA PENALE

Composta da:
Giacomo Rocchi - Presidente
Palma Talerico
Giuseppe Santalucia
Francesco Centofanti - Relatore
Stefano Aprile
ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
(...) s.p.a.;
avverso l'ordinanza del 20/10/2020 del G.i.p. del Tribunale di Milano;
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere Francesco Centofanti;
lette le conclusioni del Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale Pasquale Fimiani, che ha chiesto l'annullamento senza rinvio dell'ordinanza impugnata e per l'effetto l'annullamento dell'ordine di esecuzione della sanzione pecuniaria.

RITENUTO IN FATTO

1. Con sentenza 10 luglio 2012 - pronunciata su richiesta delle parti, ai sensi dell'art. 63 d.lgs. 8 giugno 2001, n. 231 recante la disciplina della responsabilità degli enti per gli illeciti amministrativi dipendenti da reato, commesso da soggetti qualificati nel loro interesse o a loro vantaggio - il G.i.p. del Tribunale di Milano applicava a (...) s.p.a. la sanzione pecuniaria di Euro 600.000.
La sentenza diveniva irrevocabile il 26 luglio 2012.
La cartella esattoriale di pagamento era notificata a distanza di oltre cinque anni da tale data, e la società adiva pertanto il medesimo G.i.p., in funzione di giudice dell'esecuzione, domandando accertarsi l'intervenuta prescrizione della sanzione, ai sensi dell'art. 22 d.lgs. n. 231 del 2001.

2. Con l'ordinanza in epigrafe, emessa in sede di opposizione, ai sensi dell'art. 667, comma 4, e art. 676, comma 1, c.p.p., il giudice adito rigettava la domanda.
Secondo tale giudice l'art. 22 d.lgs. n. 231 del 2001 disciplinerebbe la sola prescrizione dell'illecito amministrativo, stabilendo il termine di cinque anni, assoggettato a interruzione secondo la disciplina civilistica, nonché sospeso sino al passaggio in giudicato della sentenza che definisce il giudizio a carico del soggetto imputato del reato presupposto.
Dal citato art. 22 non potrebbe invece ricavarsi la durata del termine entro il quale eseguire la sanzione irrogata all'ente con la sentenza definitiva adottata a suo carico. In mancanza di previsioni ad hoc, dovrebbe allora trovare applicazione il termine decennale di cui all'art. 2953 c.c., che avrebbe portata generale, riguardando esso i diritti, accertati con sentenza passata in giudicato, per i quali fosse anteriormente prevista dalla legge una prescrizione di durata più breve.

3. Avverso tale decisione (...) s.p.a. ricorre per cassazione, tramite il proprio difensore di fiducia.
La società ricorrente deduce, mediante unico motivo, l'inosservanza o erronea applicazione della legge penale (art. 606, comma 1, lettera b, c.p.p.), con riferimento alla ritenuta inapplicabilità del termine prescrizionale quinquennale di cui all'art. 22 d.lgs. n. 231 del 2001 alla sanzione amministrativa, per illecito dipendente da reato, inflitta alla persona giuridica con sentenza passata in giudicato.
Secondo la ricorrente la soluzione fornita dal giudice dell'esecuzione sarebbe radicalmente errata alla luce di un'interpretazione sistematica del citato art. 22 e di una lettura unitaria del commi che lo compongono.
Il comma 4 del medesimo articolo non potrebbe che fare riferimento alla fase dell'esecuzione della sanzione definitivamente irrogata a carico dell'ente, la quale dovrebbe quindi avere inizio entro cinque anni dal passaggio in giudicato della relativa sentenza, pena l'estinzione dell'azione esecutiva.
Non sarebbe perciò applicabile l'art. 2953 c.c., il cui richiamo sarebbe in contrasto con la chiara volontà legislativa e determinerebbe la violazione dei principi di specialità e legalità.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Il ricorso è fondato, nei termini di seguito precisati.

2. Il d.lgs. n. 231 del 2001 ha introdotto nel nostro ordinamento la disciplina della responsabilità amministrativa dell'ente, derivante da reato commesso nel suo interesse o a suo vantaggio da un soggetto che rivesta al suo interno una posizione apicale o subordinata.
La previsione di una responsabilità siffatta, stimata come indispensabile al fine di fronteggiare la criminalità d'impresa, e rispondente altresì alla necessità di dare attuazione a precisi obblighi internazionali, nascenti dalle fonti ratificate dalla legge delega 29 settembre 2000, n. 300 (la Convenzione OCSE del 17 dicembre 1997, sulla lotta alla corruzione di pubblici ufficiali stranieri nell.....

 

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