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27 gennaio 2020 (ud. 4 ottobre 2019) n. 3157 - sentenza - Corte di Cassazione - sezione III penale* (reati ambientali - scarico di acque reflue con superamento di valori limite - anche con riguardo ai reati ambientali di natura colposa l’interesse e il vantaggio vanno individuati sia nel risparmio economico per l’ente determinato dalla mancata adozione di impianti o dispositivi idonei a prevenire il superamento dei limiti tabellari sia nell’eliminazione di tempi morti cui la predisposizione e manutenzione di detti impianti avrebbe dovuto dare luogo, con economizzazione complessiva dell’attività produttiva - il risparmio in favore dell’impresa, nel quale si concretizzano i criteri di imputazione oggettiva rappresentati dall’interesse e dal vantaggio, può consistere anche nella sola riduzione dei tempi di lavorazione - ripetuti superamenti dei limiti tabellari indicano che la mancata predisposizione di cautele atte ad evitare l’inquinamento è inserita all’interno di scelte aziendali



REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE TERZA SEZIONE PENALE

Composta da: FAUSTO IZZO - Presidente -
DONATELLA GALTERIO
GASTONE ANDREAZZA - Relatore -
LUCA SEMERARO
ALESSANDRO MARIA ANDRONIO

ha pronunciato la seguente

SENTENZA

sul ricorso proposto da: (…) S.r.l.
avverso la sentenza del 22/02/2019 della Corte Appello di Milano visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso; udita la relazione svolta dal Consigliere Gastone Andreazza; udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore Roberta Maria Barberini che ha concluso chiedendo il rigetto del ricorso;

RITENUTO IN FATTO

1. La (...) S.r.l. ha proposto ricorso avverso la sentenza della Corte di appello di Milano del 22/02/2019 che ha confermato la sentenza del Tribunale della medesima città del 06/06/2018 di irrogazione di sanzione amministrativa per gli illeciti amministrativi di cui agli artt. 5, lett. a), 10, 25-undecies, comma 2, lett. a) n. 1 e 39 del d. lgs. n. 231 del 2001 in relazione al reato di cui all'art. 137, comma 5, del d.lgs. n. 152 del 2006 per non avere adottato ed efficacemente attuato, prima della commissione del predetto reato, modelli di organizzazione e di gestione idonei a prevenire reati della stessa specie commessi per conto e nell'interesse della società. 2. Con un unico motivo lamenta inosservanza ed erronea applicazione della legge penale con riferimento all'art. 5 lett. a) del d.lgs. n. 231 del 2001. Premesso che condizione essenziale per l'imputabilità del fatto all'ente è la sussistenza del vantaggio, di natura oggettiva e valutabile ex post, o del profitto, di natura soggettiva e valutabile ex ante, che l'ente stesso tragga dalla commissione del reato, deduce che nel caso di specie, relativo a reato colposo, la non volontà caratterizzante lo stesso è incompatibile con i predetti interesse o vantaggio; contesta la individuazione fattane dalla sentenza impugnata che ha sostanzialmente ritenuto la sussistenza dei requisiti nell'avere evitato o ridotto i costi relativi agli interventi strumentali necessari ai fini della prevenzione dell'inquinamento idrico o nell'avere più semplicemente velocizzato i tempi e ritmi del ciclo produttivo. In realtà sarebbe stato necessario accertare in concreto se l'omissione in termini di aggiornamento tecnologico mediante la predisposizione di strumenti finalizzati alla prevenzione dell'inquinamento rispondesse ex ante ad un interesse della società o avesse consentito di conseguire un vantaggio; e sul punto doveva allora considerarsi che la violazione contestata era stata connotata da occasionalità, essendo stata la società sempre in regola con le autorizzazioni comunali, e non certo frutto di una specifica politica aziendale volta alla massimizzazione del profitto con contenimento dei costi in materia di sicurezza. Ai fini poi di ritenere soddisfatte le condizioni di tipicità, rileva la necessità di individua.....

 

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