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LA RESPONSABILITA' DEGLI ENTI PER IL REATO DI INTERMEDIAZIONE ILLECITA E SFRUTTAMENTO DEL LAVORO - di Luca Pistorelli, Consigliere della Corte di Cassazione



1. L'evoluzione della repressione penale penale dei comportamenti distorsivi del mercato del lavoro

Il più recente ampliamento dei cataloghi dei reati presupposto della responsabilità degli enti è dovuto alla l. 29 ottobre 2016, n. 199, la quale ha inserito nell'art. 25-quinquies, comma 1, lett. a) del d. lgs. n. 231/2001 le fattispecie di «Intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro» prevista dall'art. 603-bis c.p.; disposizione quest'ultima che la legge citata ha peraltro provveduto a rimodulare in maniera assai significativa.
L'inedita figura criminosa, come si ricorderà, era stata introdotta dal d.l.13 agosto 2011, n. 138 (successivamente convertito nella l. 14 settembre 2011, n. 148) al dichiarato fine di fronteggiare il fenomeno del c.d. "caporalato" (fenomeno criminale, spesso collegato ad organizzazioni mafiose, di sfruttamento della manovalanza con metodi illegali). In tal modo il legislatore aveva manifestato la volontà di colmare un'apparente lacuna nel sistema di tutela offerto dall'ordinamento penale nei riguardi di forme di sfruttamento del lavoro tanto consolidate quanto diffuse, soprattutto in determinati settori produttivi come quelli dell'edilizia e dell'agro-industria. Settori nei quali, anche in ragione dell'estrema frammentazione e delle piccole dimensioni degli operatori, è frequente il ricorso al lavoro "nero" ed all'utilizzazione di mano d'opera reclutata tra gli stranieri irregolarmente immigrati, che consente di scaricare sul costo del lavoro, in tutte le sue componenti considerato, quello della concorrenza tra imprese.
Come noto fino a non molti anni addietro sussisteva un sostanziale monopolio pubblico sul mercato del lavoro, cui conseguiva il divieto di ogni forma di intermediazione e di somministrazione di manodopera (c.d. "pseudo-appalto" di manodopera), la cui violazione integrava i reati previsti dapprima dall'art. 27 della legge 29 aprile 1949, n. 264 e successivamente dagli artt. 1 e 2 della legge 23 ottobre 1960, n. 1369, che sanzionavano penalmente la condotta di chi, oltre ad agire come intermediario non autorizzato sul mercato del lavoro, favorendo l'incontro tra domanda e offerta di manodopera nella fase "genetica" del contratto, si interponeva illecitamente tra lavoratore e datore di lavoro per l'intera durata del rapporto, mantenendo fittiziamente alle proprie dipendenze il personale utilizzato e lucrando in modo parassitario sulle retribuzioni.

A partire dalla seconda metà degli anni novanta del secolo scorso tale assetto è stato progressivamente modificato dall'introduzione del lavoro interinale ad opera della legge n. 196/1997 e, successivamente, dal più generale riordino della disciplina del mercato del lavoro da parte del d. lgs. 10 settembre 2003, n. 276 (c.d. "legge Biagi").
Quest'ultimo intervento normativo, in particolare, ha eroso il monopolio pubblico di cui si è detto, consentendo tra l'altro l'intermediazione nella prestazione di lavoro e la somministrazione di manodopera, seppure nell'ambito di una precisa cornice di regole.
A tutela del rispetto di tali regole l'art. 18 del menzionato decreto legislativo (nel testo successivamente modificato dal d. lgs. n. 251/2004) ha configurato alcune ipotesi contravvenzionali, che hanno sostituito quelle previgenti (contestualmente abrogate), sanzionando penalmente l'esercizio della mediazione e della somministrazione di lavoro ove attuato al di fuori dei limiti soggettivi e oggettivi previsti dalla riforma.
La giurisprudenza di legittimità, con orientamento ampiamente consolidato, ha poi chiarito che l'abrogazione delle norme incriminatici contenute nelle leggi n. 264/1949 e n. 1369/1960 non ha comportato l'abolizione dei reati posti a tutela del mercato del lavoro e dalle stesse previsti, atteso che le rispettive fattispecie dovevano ritenersi rivivere nelle disposizioni del menzionato art. 18 del d.lgs. n. 276/2003, quantomeno nei limiti in cui le condotte di intermediazione e somministrazione sono considerate illecite da quest'ultimo (cfr. Cass., Sez. III, n. 2583/04 del 11 novembre 2003, in C.E.D. Cass. n. 228484 e Cass., Sez. IV, n. 40499 del 20 ottobre 2010, ivi n. 248861).
In tal senso la mediazione non autorizzata ed il pseudo-appalto di manodopera hanno c.....

 

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