Rivista 231 Rivista 231
     HOME     CHI SIAMO     COLLABORATORI     AVVISI/BANDI 231    SHOPPING 231      COME ABBONARSI
Username: Password:
Sab, 4 Dic 2021
LE RUBRICHE


GLI INTERVENTI
ANNO 2021
ANNO 2020
ANNO 2019
ANNO 2018
ANNO 2017
ANNO 2016
ANNO 2015
ANNO 2014
ANNO 2013
ANNO 2012
ANNO 2011
ANNO 2010
ANNO 2009
ANNO 2008
ANNO 2007
ANNO 2006
ANNO 2005


LE NOTIZIE


FRAMMENTI DI AUTORICICLAGGIO - di Renato Bricchetti, Consigliere della Suprema Corte di Cassazione




1. Le pronunce della Corte di cassazione in materia di autoriciclaggio si contano sulle dita di una mano nonostante l'immissione del reato (art. 648-ter.1 c.p.) nel nostro ordinamento sia opera della l. 15 dicembre 2014 n. 186, entrata in vigore il 1° gennaio 2015.
Una di queste pronunce mi è parsa tuttavia utile per l'esegesi della nuova norma. (1)
L'imputato aveva versato il denaro provento di un furto da lui commesso su un conto corrente e su una su carta di credito prepagata a lui intestati e la S.C. ha affermato che tale fatto non integra il delitto di autoriciclaggio. Per due ragioni: la prima, perché detto trasferimento del profitto del reato, non costituisce attività idonea ad ostacolare concretamente l'identificazione della provenienza delittuosa del denaro; la seconda, perché tale trasferimento non può considerarsi "in attività economica o finanziaria" (tantomeno, naturalmente, imprenditoriale o speculativa).

2. La pronuncia fissa, dunque, due punti centrali del fatto tipico di auto riciclaggio. La necessità che l'ostacolo all'identificazione della provenienza sia concreto e l'esigenza che le condotte di impiego, sostituzione, trasferimento siano "in attività economiche, finanziarie …" ecc..
Autorevole dottrina (2) ha scritto, a tale ultimo proposito, che non sussiste il reato quando sostituzione e trasferimento si svolgano "fuori dal perimetro normativamente tipizzato", perché "l'espressione "in attività economiche" ecc. allude necessariamente a condotte di lecito-vestizione riguardate non in sé stesse o solo nei loro potenziali effetti dissimulatori", come avviene nell'art. 648-bis c.p. (riciclaggio), "ma alla luce del contesto di realizzazione, così da escludere rilevanza a ogni fatto che, pur presentando una valenza economica, non sia compiuto - appunto - "in attività economiche" ecc. La proiezione dell'impiego, sostituzione o trasferimento su attività economiche va dunque intesa come un ferreo sintagma".
Mi sembra si possa dire, dunque, che dottrina e giurisprudenza concordano sul punto.
Un punto – si noti - che segna un distacco netto dalla fattispecie di riciclaggio (art. 648-bis) che richiede che le condotte siano caratterizzate "da un tipico effetto dissimulatorio, avendo l'obbiettivo di ostacolare l'accertamento o l'astratta individuabilità dell'origine delittuosa del denaro" (3) (con riferimento all'impiego di cui all'art. 648-ter c.p. prevalgono, invece, le pronunce nelle quali si afferma che non è necessario che la condotta presenti connotazioni dissimulatorie (4) , pronunce che valorizzano il testo della disposizione che non contiene, a differenza del dal riciclaggio, l'indicazione che la condotta, vale a dire "l'impiego in attività economiche o finanziarie" devono essere compiute "in modo da ostacolare l'identificazione della […] provenienza deli.....

 

Il seguito è riservato agli Abbonati

Scelga l'abbonamento più adatto alle Sue esigenze