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6 maggio 2019 (ud. 24 gennaio 2019) n. 18842 - sentenza – Corte di cassazione - sezione III penale* (in tema di responsabilità delle persone giuridiche, che configura una sorta di tertium genus di responsabilità compatibile con i principi costituzionali di responsabilità per fatto proprio e di colpevolezza, una volta accertata la commissione di determinati reati da parte delle persone fisiche che esercitano funzioni apicali, i quali abbiano agito nell’interesse o a vantaggio delle società, incombe sui predetti enti l’onere, con effetti liberatori, di dimostrare di aver adottato ed efficacemente attuato, prima della commissione dei reato, modelli di organizzazione e di gestione idonei a prevenire reati della specie di quello verificatosi - la colpa di organizzazione, da intendersi in senso normativo, è fondata, nel sistema introdotto dal d.lgs. n. 231 del 2001)



REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
TERZA SEZIONE PENALE

Composta da
Elisabetta Rosi –Presidente ¬–
Claudio Cerroni
Giuseppe Noviello
Alessandro Maria Andronio
Fabio Zunica – Relatore –
ha pronunciato la seguente

SENTENZA

sul ricorso proposto da
(X) s.p.a., con sede legale in …, in persona del legale rappresentante …, avverso la sentenza del 12-12-2016 della Corte di appello di Messina;
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere Fabio Zunica;
udito il Pubblico Ministero, in persona dei Sostituto Procuratore generale dott.ssa Paola Filippi, che ha concluso per l'annullamento con rinvio della sentenza impugnata con riferimento al capo A, con inammissibilità del ricorso nel resto;
udito per la società ricorrente l'avvocato …, che si associava al Procuratore generale per quanto riguarda il capo A, mentre per il resto si riportava ai motivi del ricorso.

RITENUTO IN FATTO

1. Con sentenza del 17 settembre 2015, il Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto, all'esito di rito abbreviato, condannava la (X) s.p.a. al pagamento della sanzione di 70.000 euro in ordine all'illecito amministrativo di cui all'art. 25 undecies comma 2 lett. f e 8 del d.lgs. 231/2001 (capo C), relativo a due contestazioni (capi A e B) aventi entrambe ad oggetto il reato ex art. 260 comma 1 del d.lgs. 152/2006, ascritto agli amministratori e ai dipendenti della predetta società, i quali, agendo nell'interesse o a vantaggio della stessa, fra il 2012 e il 2013, avevano gestito abusivamente ingenti quantitativi di rifiuti con riferimento al cd. "pastazzo" di agrumi, smaltendolo in discariche abusive e in altri luoghi non autorizzati, tra Barcellona Pozzo di Gotto e le aree limitrofe.
Con sentenza del 12 dicembre 2016, la Corte di appello di Messina, in parziale riforma della pronuncia di primo grado, riqualificato il fatto, con riferimento alla seconda delle due contestazioni (capo B) ai sensi dell'art. 25 undecies comma 2 lett. b n. 1) del d. lgs. 231/2001 in rapporto all'art. 256 comma 1 lett. a) del d.lgs. 152/2006, rideterminava la sanzione amministrativa inflitta alla società in misura pari a euro 64.000, confermando nel resto.

2. Avverso la sentenza della Corte di appello siciliana, la (X) s.p.a., in data 26 aprile 2017, con atto sottoscritto personalmente dal legale rappresentante, ha proposto ricorso per cassazione, sollevando tre motivi.
Con il primo, viene dedotta la mancanza, manifesta illogicità e contraddittorietà della motivazione rispetto all'art. 25 undecies comma 2 lett. f) in relazione al reato contestato al capo A della rubrica, osservandosi che la Corte di appello non aveva dato risposta alle censure difensive, riportandosi alla sentenza di primo grado in maniera acritica, non considerando in particolare che la prova della estraneità della (X) s.p.a. a eventuali illeciti commessi da terzi era ravvisabile nell'assenza di profitti conseguiti dalle condotte addebitate.
Al riguardo la difesa evidenzia che il residuo della lavorazione degli agrumi prodotto dalla società non era un rifiuto speciale, ma un sottoprodotto e come tale veniva conferito, cioè quale materia prima, a impianti di biogas e biomasse, con l'unico costo del trasporto pari a € 0.032 al kg (32 centesimi a tonnellata). 

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