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7 maggio 2019 - ordinanza - Tribunale di Trani in composizione collegiale* (è ammissibile la costituzione di parte civile nei confronti dell’ente nell’ambito del processo penale instaurato anche nei confronti dell’ente per accertare a suo carico la responsabilità per l’illecito amministrativo dipendente da reato)



TRIBUNALE DI TRANI
Sezione Unica Penale

ll Tribunale di Trani, in composizione collegiale, composto dai sottoscritti magistrati:
l. dott. Giulia Pavese Presidente
2. dott. Paola Angela De Santis Giudice
3. dott. Filomena Sara De Rosa Giudice
decidendo sulla richiesta di revoca dell'ordinanza resa dal GUP - che ha dichiarato inammissibile la costituzione di parte civile dell'Associazione (A) nei confronti di (B) s.p.a. - formulata dal difensore e procuratore speciale, avv. … - rileva che il GUP, con ordinanza depositata all'udienza dell'11.9.2018, ha dichiarato inammissibili le costituzioni di parte civile proposte dalle persone offese nei confronti dell'ente (B) s.p.a., accogliendo la richiesta di esclusione formulata dai difensori dell'ente, imputato dell'illecito amministrativo da reato, di cui all'art. 25 septies del D.L.vo n. 231 del 2001, contestato al capo P) dell'imputazione, che hanno fondato la loro richiesta sul dictum della Suprema Corte, sezione 6, n. 2251 del 5/10/2011, recepito da Cass. Sez. 4, sentenza n. 3786 del 2015;
considerato che all'udienza del 11.4.2019 il patrono dell'(A) ha depositato memoria difensiva a sostegno delle ragioni della propria richiesta;
considerato, altresì, che dalla lettura dei verbali di udienza preliminare e degli atti di costituzione delle parti civili, allegati al fascicolo di cui all'art. 431 c.p.p., risulta che in sede di udienza preliminare sono state avanzate plurime richieste di costituzione di parte civile nei confronti della (B) s.p.a.;
considerato che al dibattimento talune delle parti civili (costituite anche nei confronti di (B) s.p.a., la cui costituzione è stata dichiarata inammissibile dal GUP) hanno depositato istanza di revoca della loro costituzione;
considerato che alla richiesta di revoca dell'ordinanza d'inammissibilità resa dal GUP, formulata dall'(A), all'udienza dibattimentale del 2.5.2019 si sono associati esclusivamente le seguenti parti civili: …;
considerato che nessuna richiesta di revoca dell'ordinanza d'inammissibilità resa dal GUP è stata formulata all'udienza indicata dai patroni delle altre parti civili, la cui richiesta di costituzione nei confronti dell'Ente (B) s.p.a. era già stata dichiarata inammissibile, di talché deve escludersi che le stesse possano giovarsi della richiesta di revoca avanzata dai patroni delle altre parti civili, non potendo operare, per le questioni risarcitorie, l'effetto estensivo;
considerato che, all'udienza dell'11.04.2019, il … - la cui costituzione avanzata anche nei confronti di (B) s.p.a era stata dichiarata inammissibile dal GUP - hanno depositato nuovo atto di costituzione sia nei confronti degli imputati che nei confronti dell'Ente e che all'udienza del 2.5.2019 i rispettivi procuratori si sono associati alla richiesta di revoca dell'ordinanza d'inammissibilità;
considerato, altresì, che all'udienza del 2.5.2019, ha depositato atto di costituzione di parte civile, anche nei confronti di (B) s.p.a. in relazione al capo P) dell'imputazione, il difensore e procuratore speciale di …;
rilevato che in tutti gli atti di costituzione, oltre ad essere stati indicati gli altri requisiti di cui all'art. 78 c.p.p., sono state esposte le ragioni che giustificano la domanda, nel rispetto dei criteri dettati dalla Suprema Corte, che ha più volte ribadito che "in tema di costituzione di parte civile, l'indicazione delle ragioni che giustificano la domanda risarcitoria è funzionale all'individuazione della pretesa fatta valere in giudizio, non essendo necessaria un'esposizione analitica della "causa petendi", sicché per soddisfare i requisiti di cui all'art. 78, lett. d), cod. proc. pen., è sufficiente il mero richiamo al capo di imputazione descrittivo del fatto, allorquando il nesso tra il reato contestato e la pretesa risarcitoria azionata risulti con immediatezza"(Cass. Sez. 6, sentenza n. 32705 del 17/04/2014 23/07/2014 Rv. 260325).

osserva

In sintesi, il GUP, aderendo all'orientamento della Suprema Corte, ha ritenuto che: a) sarebbe ostativa all'ammissibilità della richiesta di costituzione di parte civile formulata nei confronti dell'Ente la circostanza che nel D.L.vo 231 del 2001 manca ogni riferimento espresso alla parte civile e che l'insussistenza di tale previsione sia una scelta consapevole del legislatore; b) l'illecito amministrativo non si identifica con il reato, poiché "il reato che viene realizzato dai vertici dell'ente ovvero dai suoi dipendenti è solo uno degli elementi che formano l'illecito da cui deriva la responsabilità dell'ente"; c) il presupposto per la costituzione di parte civile è rappresentato dalla commissione di un reato e non di un illecito amministrativo dipendente da reato. Lo stesso giudice ha concluso, quindi, ritenendo che nel processo a carico dell'ente non sia ammissibile la costituzione di parte civile, ferma la possibilità di "citare l'ente come responsabile civile, ai sensi dell'art. 83 c.p.p. nel giudizio che ha ad oggetto la responsabilità penale dell'autore del reato commesso nell'interesse della persona giuridica e lo può fare normalmente nello stesso processo in cui si accerti la responsabilità dell'ente", come affermato dalla Corte di Cassazione nella sentenza n. 2251 del 2011.
A sostegno della tesi enunciata, il GUP ha richiamato, inoltre, la sentenza Corte di Giustizia dell'Unione Europea, Sez. 2, 12 luglio 2012, Giovanardi C-79/ 11, nonché la sentenza n. 218 del 18.07.2014 della Corte Costituzionale.
All'udienza dell'11.04.2019, il patrono dell'(A), a sostegno della richiesta di revoca dell'ordinanza d'inammissibilità ha depositato memoria difensiva, alla quale si sono riportati i patroni delle altre parti civili all'udienza del 2.05.2019. deducendo che:
a) l'assenza di un esplicito riferimento alla persona offesa e alla parte civile nel D.Lvo n. 231 del 2001 non sarebbe sintomatica della volontà del legislatore di escludere l'ammissibilità della costituzione del soggetto danneggiato nei confronti dell'ente, in ragione del rinvio generalizzato alle disposizioni del codice di procedura penale, effettuato dall'art. 34 del citato D.Lvo, che prevede che "per il procedimento relativo agli illeciti amministrativi si osservano (…) in quanto compatibili le disposizioni del codice di procedura penale…"; a sostegno della tesi enunciata, ha richiamato inoltre le previsioni di cui agli artt. 38 - che prevede, per il procedimento per l'illecito amministrativo dipendente da reato e per il procedimento penale instaurato nei confronti dell'autore del reato da cui dipende l'illecito, la regola del "simultaneus processus" - 47, comma 1 - che attribuisce al GIP la competenza di adottare le misure cautelari - 74, comma 1, che prevede che il giudice dell'esecuzione è il giudice indicato dall'art. 665 c.p.p.; a.1) nei casi in cui il legislatore ha inteso escludere la costituzione di parte civile ha espressamente sancito l'inammissibilità, come previsto dall'art. 10 del d.P.R. n. 448 del 1988 nel processo penale dinanzi al Tribunale per i Minorenni;
b) la circostanza che l'art. 54 del D.Lvo n. 231 del 2001 non faccia riferimento all'art. 316, commi 2 e 3 c.p.p., deve essere interpretata nel senso che il legislatore non ha richiamato le disposizioni relative al sequestro conservativo, promosso dalla parte civile, non avvertendo l'esigenza di derogare alla disciplina del c.p.p. che, pertanto, anche sotto tale profilo, risulta implicitamente recepita nel citato D.Lvo; danno da reato e danno da responsabilità amministrativa da reato configurerebbero "un'unica e inscindibile entità economico-giuridica", posto che l'art. 1 parla di responsabilità degli enti "per gli illeciti amministrativi dipendenti da reato"; l'art. 2 precisa che "l'ente non può essere ritenuto responsabile per un fatto non costituente reato"; l'art. 3, in materia di successione di leggi, dispone che "l'ente non può essere ritenuto responsabile per un fatto che secondo una legge posteriore non costituisce più reato"; l'art. 5 sancisce "l'ente è responsabile per i reati commessi nel suo interesse o a suo vantaggio"; l'art. 21 prevede la responsabilità dell'ente in relazione ad una pluralità di reati; l'art. 22 dispone che "le sanzio.....

 

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