Rivista 231 Rivista 231
     HOME          CHI SIAMO     HANNO COLLABORATO    SHOPPING 231      COME ABBONARSI
Username: Password:
Sab, 17 Nov 2018
LE RUBRICHE


GLI INTERVENTI
ANNO 2018
ANNO 2017
ANNO 2016
ANNO 2015
ANNO 2014
ANNO 2013
ANNO 2012
ANNO 2011
ANNO 2010
ANNO 2009
ANNO 2008
ANNO 2007
ANNO 2006
ANNO 2005


LE NOTIZIE


IL MODELLO ORGANIZZATIVO 231 NELLE STRUTTURE SANITARIE - di Michele Bonsegna e Laura Avantaggiato, Studio legale Bonsegna




1. Premessa

Il D. Lgs. 231/2001 disciplina la "responsabilità delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica" e, ad oltre quindici anni dalla sua emanazione, continua ad essere oggetto di attenzione da parte del Legislatore e della Magistratura.
Con l'introduzione del D. Lgs. 231/01 rispondono degli illeciti non solo le persone fisiche, che hanno realizzato materialmente il fatto illecito, ma anche le persone giuridiche con il loro patrimonio, in tal modo la responsabilità penale degli enti si aggiunge a quella delle persone fisiche. La responsabilità dell'ente si configura quando coloro che rivestono, anche di fatto, funzioni di rappresentanza o di direzione (soggetti apicali) e coloro che sono sottoposti alla direzione o alla vigilanza di uno dei soggetti appena richiamati (soggetti subordinati) commettono i reati espressamente previsti dagli artt. 24 e 25 del Decreto nell'interesse o a vantaggio dell'ente. Dunque, la responsabilità per l'ente scatta solo quando il reato viene commesso al fine di ottenere un beneficio per l'impresa (come, ad esempio, nel caso di una tangente versata al fine di aggiudicarsi un appalto) .
Negli anni, però, l'interesse fatto registrare dagli imprenditori verso l'implementazione nelle società del Modello 231 si è sempre posto in termini strumentali : le imprese, infatti, tendono a soppesare i costi, non esigui, dell'adeguamento al Modello di organizzazione e gestione interna con i benefici economici conseguibili in virtù dell'adozione del medesimo. L'efficacia esimente dalla responsabilità amministrativa che offre la conformazione alla normativa di riferimento ha, sempre, costituito un debole argomento agli occhi degli imprenditori, così come i benefici all'immagine aziendale, indiretti ed a lungo termine, che ne conseguirebbero.
Ciononostante, nel corso dell'ultimo periodo, il fondare la propria politica aziendale sui principi e sugli strumenti della "legalità preventiva", da facoltà e opportunità sta diventando un'esigenza: infatti, a conferma di detto assunto soccorrono i numerosi interventi del Legislatore nazionale e regionale, con i quali l'adozione del Modello di organizzazione e gestione interno è stato posto quale condicio sine qua non si può contrarre con la pubblica Amministrazione.
Insomma, da strumento atto a prevenire l'estensione della responsabilità penale dei protagonisti societari alla società stessa, l'adozione del modello è assorto a strumento di contatto con la pubblica Amministrazione.
Negli ultimi anni, ad esempio, nell'ambito sanitario tutti i soggetti coinvolti, a diverso titolo, nell'erogazione privata dei servizi del Sistema Sanitario Nazionale devono dotarsi del modello organizzativo suddetto per poter contrarre (o continuare a contrarre) con la p.A., così come previsto dal D.M. 70/2015. E sul solco della normativa citata è anche intervenuta l'Autorità Nazionale Anticorruzione che in un documento condiviso con il Ministero dell'Economia ha evidenziato che "tutte le società, controllate e partecipate, ove non abbiano adottato il Modello previsto dal d.lgs. n. 231 del 2001, sono comunque tenute alla sua adozione" .

2. La legislazione nazionale e regionale: il Modello 231 quale nuovo requisito per l'accreditamento con il Servizio Sanitario Nazionale.
Il notevole aumento della spesa sanitaria a livello mondiale – dovuta anche all'aumento della prospettiva di vita della popolazione – ha comportato, nell'ultimo periodo, una crescente attenzione da parte dei Governi nazionali e regionali volta ad affinare le tecniche di pianificazione, programmazione e controllo del servizio sanitario.
Di pari passo, le innovazioni normative che hanno interessato nell'ultimo decennio il settore sanitario hanno avviato processi di cambiamento radicali, soprattutto nelle modalità di gestione delle strutture sanitarie e nella cultura che ne consente il mantenimento.
Innanzitutto, il Legislatore ha attuato una progressiva "aziendalizzazione degli enti ospedalieri" e determinato la conversione metodologica della gestione degli stessi: ha, così, favorito la nascita di una gestione delle strutture orientata ai principi della economia di scala e del massimo efficientamento, strumenti necessari per garantire, da un lato, un maggiore risparmio e, dall'altro, una congruenza tra le risorse pubbliche stanziate ed il servizio sanitario offerto.
Nel solco del suddetto percorso, si sono innestate le nuove fonti normative, introdotte a livello nazionale e replicate in quello regionale, che hanno qualificato come doverosa l'adozione del Modello da parte delle società che operano con il Servizio Sanitario Nazionale, in quanto indice di rispetto della legalità e corretta nella organizzazione del servizio svolto.
Infatti, seppur gradualmente, il legislatore ha riconosciuto al Modello funzioni che – eccedendo l'originario ruolo di strumento di tutela dell'Ente in sede penale – diventano pre-requisito essenziale per la società che intenda rapportarsi o operare in convenzione con le pp.AA..
Ebbene, le menzionate intenzioni del legislatore hanno trovato espressione nel Decreto del Ministero della Salute 2 aprile 2015 n. 70 , "Regolamento recante definizione degli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all'assistenza ospedaliera".
Il D.M. 70/2015 – emanato in attuazione dell'art. 1, comma 69, Legge 30 dicembre 2004, n. 311 e dell'art. 15, comma 13, lett. c). D.L. 6 luglio 2012, n. 95 (conve.....

 

Il seguito è riservato agli Abbonati

Scelga l'abbonamento più adatto alle Sue esigenze