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4 settembre 2018 (ud. 29 maggio 2018) n. 39914 - sentenza - Corte di Cassazione - sezione VI penale* (corruzione e truffa - necessità del giudicante di motivare in ordine agli specifici ed imprescindibili presupposti per l'applicazione della sanzione interdittiva nei confronti della persona giuridica e segnatamente in merito all'integrazione del reato-presupposto, in merito all'integrazione dell'interesse e/o del vantaggio dell'ente, in merito al profitto di rilevante entità tratto dall’ente o alla reiterazione degli illeciti, presupposti e in merito alle condizioni richieste dall'articolo 13 del d.lgs. 231/2001 ai fini dell'applicazione di una sanzione interdittiva e cioè che non si tratti di reato-presupposto commesso dall'agente nel prevalente interesse proprio o di terzi e che l'ente abbia ricavato nessun vantaggio ovvero un vantaggio minimo)



REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SEZIONE SESTA PENALE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:
Dott. PAOLONI Giacomo - Presidente
Dott. CRISCUOLO Mauro - Consigliere
Dott. CALVANESE Ersilia - Consigliere
Dott. BASSI Alessandra - rel. Consigliere
Dott. VIGNA Maria Sabina - Consigliere
ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sui ricorsi proposti da:
(...), nato il (...);
(...), nata il (...);
(...) s.r.l. in liquidazione;
(...) s.n.c.;
avverso la sentenza del 23/06/2016 della Corte d'appello di Firenze;
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere Dott. Alessandra Bassi;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale Dott. Canevelli Paolo, che ha concluso chiedendo che:
- per (...), la sentenza sia annullata con rinvio degli atti al giudice civile competente per valore in grado di appello;
- per (...) Srl in liquidazione e (...) Snc, la sentenza sia annullata con rinvio;
- per (...), il ricorso sia rigettato;
uditi il difensore della parte civile Comune di Firenze, avv. (...), che si è riportato alle conclusioni scritte depositate chiedendo il rigetto dei ricorsi, ed il difensore della parte civile Consiglio dell'ordine degli Architetti, avv. (...), che ha insistito per l'inammissibilità dei ricorsi;
uditi i difensori dei ricorrenti, avv. (...), per (...), avv. (...), per (...), avv. (...), per il (...) Srl in liquidazione e avv. (...), sostituto processuale degli avv.ti (...) e (...) per (...). Snc, i quali hanno insistito per l'accoglimento dei ricorsi proposti e per l'annullamento della sentenza.

RITENUTO IN FATTO

1. Occorre premettere che il procedimento a carico dei ricorrenti prendeva avvio dagli accertamenti fiscali disposti dalla Guardia di Finanza di Firenze in relazione ad alcuni atti di compravendita immobiliare di porzioni di un complesso edilizio denominato "Dalmazia" nel centro urbano di Firenze. Da tali accertamenti, si delineava un quadro indiziario circa la commissione di alcune condotte corruttive da parte del funzionario comunale (...), addetto alla direzione urbanistica del servizio di edilizia privata del Comune di Firenze.
Le indagini successivamente intraprese - articolatesi in operazioni di intercettazione telefonica ed ambientale, servizi di o.c.p., monitoraggio di automezzi con GPS, riprese video, perquisizioni e sequestri - consentivano di acclarare una serie di cointeressenze di (...) e (...) (tecnico istruttore in servizio presso l'ufficio edilizia privata del comune toscano) con (...) (capogruppo del Consiglio Comunale di Firenze) e (...) (Presidente dell'Ordine degli Architetti di Firenze) - gli ultimi due soci della " (...) s.r.l." -, nonchè con altri imprenditori operanti nel settore edilizio. Secondo l'ipotesi accusatoria, i due funzionari comunali assicuravano agli imprenditori un accesso privilegiato agli uffici dell'edilizia privata del comune del capoluogo toscano, la trattazione delle pratiche amministrative con una tempistica accelerata rispetto a quella ordinaria, l'aggiustamento delle pratiche con manipolazione o contraffazione dei dati, in taluni casi ponendo in essere, dietro mercimonio, atti contrari ai doveri d'ufficio.
Nel corso delle investigazioni emergevano, inoltre, alcune condotte di truffa in danno del Comune di Firenze commesse da alcuni impiegati del municipio (quali la ricorrente (...)), consistenti nell'omettere di timbrare il badge in caso di uscite per motivi personali ovvero "strisciando" il badge di altri impiegati assenti dall'ufficio, così procurando e sè o ad altri l'ingiusto profitto rappresentato dalla corresponsione della retribuzione per un'attività lavorativa non effettivamente prestata.

1.1. Concluse le indagini, su richiesta del P.M., il Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Firenze ha disposto il rinvio a giudizio di diversi imputati per plurime contestazioni di abuso edilizio, abuso d'ufficio, corruzione per atto contrario ai doveri d'ufficio, truffa, falso ed associazione per delinquere, nonché di alcune società - fra cui la " (...) s.n.c." e " (...) s.r.l." - in relazione ad alcuni illeciti amministrativi derivanti da reato.

1.2. Con sentenza del 18 novembre 2013, avendo esclusivo riguardo alle posizioni dei ricorrenti, il Tribunale di Firenze:
- ha dichiarato penalmente responsabile (...) in ordine alle imputazioni di cui ai capi A) (reato edilizio), C) (corruzione), E) (corruzione), L) (corruzione) ed O) (truffa), con condanna al risarcimento del danno nei confronti del Comune di Firenze e dell'Ordine degli Architetti di Firenze, mentre lo ha assolto dalla contestazione associativa di cui al capo D);
- ha giudicato (...) colpevole del reato di cui al capo V) (truffa), condannandola al risarcimento del danno nei confronti del Comune di Firenze;
- ha riconosciuto responsabili la società " (...) s.n.c.", in relazione all'illecito amministrativo di cui al Decreto Legislativo 8 giugno 2001, n. 321, articolo 25 (derivante da corruzione) sub capo B1), condannandola alla pena pecuniaria ed alla sanzione interdittiva del divieto di contrattare con la P.A., salvo che per ottenere prestazioni di un pubblico servizio, per la durata di un anno, nonché la società " (...) s.r.l." - attualmente in concordato preventivo -, in relazione all'illecito amministrativo di cui al Decreto Legislativo 8 giugno 2001, n. 321, articolo 24 (derivante da truffa) sub capo C1), condannandola alla pena pecuniaria ed alla sanzione interdittiva dell'esclusione da agevolazioni, finanziamento, contributi o sussidi per la durata di un anno e con revoca di quelli già ottenuti.

1.3. Con il provvedimento in epigrafe, la Corte d'appello di Firenze, in parziale riforma dell'appellata sentenza di primo grado (sempre avendo esclusivo riguardo alle posizioni dei ricorrenti):
- ha dichiarato non doversi procedere nei confronti di (...) e (...) in ordine ai reati loro rispettivamente ascritti in quanto estinti per prescrizione, con revoca delle pene accessorie applicate, ma con conferma delle statuizioni civili;
- ha rideterminato le pene pecuniarie inflitte in relazione alla responsabilità amministrativa derivante da reato nei confronti della società " (...) s.n.c." in 65.000,00 Euro, e nei confronti della società " (...) s.r.l.", in concordato preventivo, in 52.000,00 Euro, con conferma delle sanzioni interdittive rispettivamente applicate in primo grado.

2. Nel ricorso a firma dei due difensori di fiducia, (...) chiede che la sentenza della Corte d'appello fiorentina sia cassata per violaz.....

 

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