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AUTORO IGNOTO E RESPONSABILITA’ DELL’ENTE - di Giuseppe Amato, Procuratore distrettuale della Repubblica di Bologna



Ai fini della responsabilità amministrativa dell'ente, stante il disposto dell'art. 8 d.lgs. 8 giugno 2001 n. 231, è necessario che venga compiuto un reato da parte di un soggetto riconducibile all'ente, ma non è anche necessario che tale reato venga accertato con individuazione e condanna del responsabile, con la conseguenza che la responsabilità penale presupposta può essere ritenuta incidenter tantum. Lo ha affermato la Cassazione, Sezione I, 2 luglio 2015- 2 settembre 2015 n. 35818, Citibank N.A.


1. La decisione stimola alcune riflessioni sui rapporti tra l'illecito amministrativo e il reato presupposto e, quindi, indirettamente, sui rapporti tra l'ente e l'autore di tale reato. Si tratta di rapporti inevitabilmente molto stretti, perché l'illecito amministrativo "presuppone" quello penale, da cui eziologicamente dipende.
La disciplina di settore, peraltro, senza che ciò determini una contraddizione in termini, riconosce importanti spazi di autonomia ai due procedimenti – quello a carico dell'ente e quello a carico dell'autore del reato presupposto- tanto da legittimare soluzioni definitorie diametralmente divergenti, in ragione di presupposti valutativi affatto coincidenti.
La sentenza in esame, in questa prospettiva, attesta di una situazione in cui l'autonomia si presenta al massimo grado, attestando di una vicenda processuale in cui si è prevenuti alla condanna dell'ente, pur in assenza di una persona fisica chiamata a rispondere del reato presupposto.

2. La Cassazione ha valorizzato il disposto dell'art. 8 d.lgs. n. 231/2001 pervenendo alla conclusione che per l'addebito a carico dell'ente non è necessario pervenire all'individuazione soggettiva di colui il quale, agendo in nome e nell'interesse/vantaggio dell'ente, ha commesso il reato presupposto. E' sufficiente, invece, accertare la responsabilità penale presupposto in via incidentale, ai soli fini e per gli effetti dell'addebito a carico dell'ente.
Nella specie, ciò che è stato ritenuto relativamente all'illecito di cui all'art. 25 ter d.lgs. n. 231/2001, contestato con riferimento al reato presupposto di aggiotaggio previsto dall'art. 2637 c.c., in una vicenda in cui l'autore del reato presupposto era stato assolto, ma era risultata comunque accertata la commissione del reato presupposto da parte di altri soggetti, pur non compiutamente identificati, comunque riconducibili alla società e che, ovviamente, avevano agito nell'interesse o a vantaggio di questa.

3. Secondo la Corte, l'autonoma possibilità di procedere nei confronti dell'ente a prescindere dall'accertamento della responsabilità personale dell'autore del reato presupposto trova conforta nella Relazione governativa, laddove si rimarca che la mancata identificazione della persona fisica che ha commesso il reato, oltre ad essere un fenomeno tipico nell'ambito della responsabilità tipica, è una delle evenienze in cui è anzi più forte l'esigenza di sancire la responsabilità dell'ente.
Ma ciò trova ulteriore conforto dall'apprezzamento del proprium dell'illecito ex d.lgs. n. 231/2001 che non consiste in una responsabilità sussidiaria per il fatto altrui, sulla falsariga della responsabilità civile ordinaria da reato del dipendente o preposto, ovvero di quella delineata all'art. 197 c.p., dal momento che l'ente viene punito per il fatto proprio ed in considerazione del fatto che a radicare la personalità della sua responsabilità sta la necessità di poter muovere, .....

 

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