Rivista 231 Rivista 231
     HOME          CHI SIAMO     HANNO COLLABORATO    SHOPPING 231      COME ABBONARSI
Username: Password:
Dom, 27 Mag 2018
LE RUBRICHE


GLI INTERVENTI
ANNO 2018
ANNO 2017
ANNO 2016
ANNO 2015
ANNO 2014
ANNO 2013
ANNO 2012
ANNO 2011
ANNO 2010
ANNO 2009
ANNO 2008
ANNO 2007
ANNO 2006
ANNO 2005


LE NOTIZIE


16 gennaio 2018 (ud. 14 settembre 2017) n. 1754 – sentenza - Corte di Cassazione - sezione VI penale* (il profitto del reato deve comunque corrispondere a un mutamento materiale, attuale e di segno positivo della situazione patrimoniale del suo beneficiario ingenerato dal reato attraverso la creazione, trasformazione o l'acquisizione di cose suscettibili di valutazione economica - non costituisce profitto del reato un qualsivoglia vantaggio che, pur derivante dal reato, tuttavia sia futuro, sperato, eventuale, solo possibile, immateriale o non ancora materializzato in termini strettamente economico-patrimoniali)



REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SEZIONE SESTA PENALE

Composta dagli Ill.mi Sig.ri Magistrati:
Dott. IPPOLITO Francesco - Presidente
Dott. MOGINI Stefano - Consigliere
Dott. RICCIARELLI Massimo - Consigliere
Dott. D'ARCANGELO Fabrizio - Consigliere
Dott. SILVESTRI Pietro - rel. Consigliere
ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
(...), nato a (...);
avverso la sentenza emessa il 22/02/2017 dal G.i.p. del Tribunale di Milano;
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal Consigliere Pietro Silvestri;
lette le conclusioni del Sostituto Procuratore Generale che ha concluso per il rigetto del ricorso.

RITENUTO IN FATTO

1. Il Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Milano ha applicato a (...) la pena di un anno e sei mesi di reclusione per il reato di corruzione, disponendo la confisca per equivalente dei beni nella disponibilità dell'imputato per un valore pari a 2.100.000 Euro.
(...) è imputato del reato di corruzione propria internazionale (articoli 319 e 321 c.p., articolo 322 c.p., comma 2, n. 2) per aver compiuto, per il tramite di due persone di fiducia del Ministro dell'energia dell'Algeria, plurime dazioni di denaro in favore di quest'ultimo al fine di assicurare alla società (...) s.p.a. un vantaggio indebito in operazioni economiche internazionali.
In particolare, le dazioni di denaro sarebbero state eseguite affinché il Ministro dell'Algeria, nella sua veste di pubblico ufficiale, violando i propri doveri d'ufficio, garantisse alla società (...) s.p.a., di cui l'imputato era il legale rappresentante, il reingresso nell'elenco delle imprese invitate alle gare dall'Ente di Stato Algerino (...) e di essere inserita tra i "contrattisti" di (...), società italiana che operava in Algeria.
Ha affermato il Giudice che, in ragione della configurazione di un patto corruttivo unico, il reato contestato non sarebbe estinto per prescrizione, essendo stato effettuato l'ultimo versamento nel 2011.
Quanto alla confisca, si è ritenuto che il profitto derivante dal reato sarebbe costituito per la società (...) s.p.a. dalla possibilità di continuare ad operare nel mercato algerino "vincendo gare di appalto"; tale profitto sarebbe costituito da 2,1 milioni di Euro, equivalente, ai sensi dell'articolo 322 ter c.p., comma 2, alle somme corrisposte in ragione dell'accordo corruttivo.
Ha aggiunto il Tribunale che, non essendo possibile procedere alla confisca diretta nei riguardi della società, essendo questa fallita, la confisca, per equivalente, dovrebbe avere ad oggetto i beni personali dell'imputato.

2. Ha proposto ricorso per cassazione il difensore, munito di procura speciale, articolando tre motivi.

2.1. Con il primo si deduce l'erronea applicazione della legge processuale in relazione agli articoli 444 e 129 c.p.p., atteso che la pena sarebbe stata applicata in relazione ad un reato già estinto per prescrizione, in quanto commesso dal (...) al (...).
Escluso che la richiesta di patteggiamento equivalga ad una rinuncia alla prescrizione, si evidenzia che nella specie, come risulterebbe dalla stessa lettura della imputazione, i patti corruttivi sarebbero stati due, intervenuti in tempi diversi, in luoghi diversi, all'esito di molteplici incontri effettuati con persone diverse ed aventi un oggetto diverso.
Tale elemento avrebbe dovuto condurre il giudice a dichiarare l'estinzione almeno di uno dei due reati contestati per prescrizione.
La stessa motivazione della sentenza sul punto sarebbe, a dire del ricorrente, contraddittoria, perché, da una parte, affermerebbe l'unicità del patto corruttivo al fine di non dichiarare la estinzione del reato per prescrizione, e, dall'altra, farebbe invece espresso riferimento a due distinti accordi corruttivi al fine della quantificazione del profitto; anche le dichiarazioni rese da (...) sarebbero state travisate, avendo l'imputato affermato che le dazioni furono compiute a seguito di plurimi accordi.
Si aggiunge che, ove pure si volesse fare riferimento ad un unico patto corruttivo, nondimeno le multiple dazioni configurerebbero più fatti-reato unificati per continuazione che, tuttavia, avrebbero un loro autonomo "dies a quo" per il decorso della prescrizione.

2.2. Con il secondo motivo si deduce violazione di legge in relazione all'articolo 322 ter c.p., e articolo 129 c.p.p..
Si sostiene che la confisca avrebbe dovuto essere disposta solo per gli episodi corruttivi non ancora prescritti alla data della sentenza e, quindi, solo in relazione alle dazioni effettuate dal 29.10.2009 (200.000 Euro) ed a quelle corrisposte nel 2011 (100.000).

2.3. Con il terzo motivo si deduce la violazione della legge penale in relazione all'articolo 322 ter c......

 

Il seguito è riservato agli Abbonati

Scelga l'abbonamento più adatto alle Sue esigenze