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Mer, 17 Gen 2018
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19 dicembre 2017 (ud. 18 maggio 2017) n. 56427 - sentenza - Corte di cassazione - sezione III penale* (in tema di responsabilità da reato degli enti, il rappresentante legale indagato o imputato del reato presupposto non può provvedere, a causa di tale condizione di incompatibilità, alla nomina del difensore dell'ente, per il generale e assoluto divieto di rappresentanza posto dall'art. 39 del d.lgs. n. 231 del 2001 - l'ente può comunque costituirsi nel procedimento sostituendo il rappresentante divenuto incompatibile ovvero nominandone uno ad hoc ed anche qualora decida invece di rimanere inerte, cioè di non provvedere ad alcun tipo di sostituzione del rappresentante legale, comunque rimane tutelato dalla previsione dell'art. 40 dello stesso d.lgs. che impone che gli venga nominato un difensore d'ufficio che ne garantisca l'assistenza in ogni fase del procedimento - l'incompatibilità prevista dall'art. 39 ha carattere assoluto




REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
TERZA SEZIONE PENALE

Composta da:
Aldo Cavallo - Presidente –
Vito Di Nicola
Claudio Cerroni
Antonella Di Stasi
Alessandro M. Andronio - Relatore -
ha pronunciato la seguente

SENTENZA

sui ricorsi proposti da
(...), nato a (...)
(...) s.r.l.
(...), nato a (...)
avverso la sentenza della Corte d'appello di Lecce - sezione distaccata di Taranto del 21 marzo 2016;
visti gli atti, il provvedimento impugnato e i ricorsi;
udita la relazione svolta dal consigliere Alessandro M. Andronio;
udito il pubblico ministero, in persona del sostituto procuratore generale Sante Spinaci, che ha concluso per l'inammissibilità dei ricorsi di (...) e (...) e per il rigetto del ricorso di (...) s.r.l.;
uditi l'avv. (...) , per (...), e (...) , per la (...) s.r.l.

RITENUTO IN FATTO

1. - Con sentenza del 15 dicembre 2014, il Tribunale di Taranto ha condannato (...) alla pena di due anni di reclusione, (...) alla pena di un anno di reclusione, la (...) s.r.l. alla sanzione amministrativa di euro 150.000,00, con sospensione condizionale nei confronti di (…), avendoli ritenuti responsabili dei reati a loro ascritti: quanto al capo A dell'imputazione, limitatamente al delitto di tentata truffa aggravata; quanto al capo B, limitatamente alle condotte consumate negli anni 2006-2007-2008, disponendo la confisca, ai sensi dell'art. 19 del d.lgs. n. 231 del 2000, della somma di euro 710.250,00. Il Tribunale ha invece dichiarato non doversi procedere nei confronti di (...), con riferimento alle antecedenti condotte di truffa consumata, contestate ai capi A e B, per essere i reati estinti per prescrizione.
Con sentenza del 21 marzo 2016, la Corte d'appello di Lecce - sezione distaccata di Taranto ha dichiarato non doversi procedere, per intervenuta prescrizione, in ordine al reato di cui al capo E, ascritto a (...), e al reato di cui al capo A, ascritto a (...), rideterminando la pena per (...) in un anno e sette mesi di reclusione e confermando, nel resto, la sentenza di primo grado.
All'esito del giudizio di appello residuano, dunque, quale oggetto del presente giudizio: il reato di cui all'art. 2 del d.lgs. n. 74 del 2000, ascritto a (...), limitatamente alle annualità dal 2006 al 2008, perché, in qualità di amministratore della (...) s.r.l., esercente l'attività di commercio di autoveicoli, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, al fine di evadere le imposte sui redditi e sul valore aggiunto, utilizzava fatture emesse da altre società e relative ad operazioni inesistenti, indicando nella dichiarazione annuale dei redditi elementi passivi fittizi (capo B); il reato di cui all'art. 8 del d.lgs. n. 74 del 2000, ascritto a (...), per il quale la Corte d'appello ha dichiarato non doversi procedere per intervenuta prescrizione, contestato all'imputato, perché, al fine di consentire alla società (...) di commettere il reato di cui al capo B, emetteva fatture per operazioni inesistenti per l'anno 2006 (capo E); l'illecito amministrativo, ascritto alla (...) s.r.l., di cui agli artt. 5, comma 1, lettera a), 6, 24, del d.lgs. n. 231 del 2001, perché, non avendo predisposto, prima della commissione del fatto, modelli di organizzazione e gestione idonei a prevenire reati della stessa specie di quelli verificatisi e, comunque, non avendo adeguatamente vigilato sull'osservanza di un ipotetico modello organizzativo predisposto al fine di prevenire la commissione di reati, consentiva all'amministratore unico (...) di indurre in errore il Ministero delle attività produttive, il quale, nell'ambito di un progetto di cui alla legge n. 488 del 1992, emetteva il decreto di concessione del 19 luglio 2002, per il versamento, tramite una banca, di un contributo non dovuto, in conto impianti per l'impresa, da erogare in tre quote annuali di euro 355.125,00 ciascuna, di cui due incassate l'11 ottobre 2002 e il 2 dicembre 2003, e una terza quota richiesta il 23 dicembre 2006, con ingiusto profitto e conseguente danno patrimoniale di rilevante entità per l'ente erogatore (capo L).

2. - Avverso la sentenza l'imputato (...) ha proposto, tramite il difensore, ricorso per cassazione, chiedendone l'annullamento.

2.1. - Con una prima doglianza, si lamenta il mancato riconoscimento della prescrizione del reato di cui al capo B dell'imputazione, afferente all'annualità 2006, che sarebbe stato commesso al momento della presentazione della dichiarazione, ovvero il 31 dicembre 2006, in presenza di 9 mesi e 21 giorni di sospensione in primo grado, giungendosi così al termine finale del 21 marzo 2015. La difesa ha integrato la sua prospettazione nel corso della discussione davanti a questa Corte, sostenendo che la più recente delle condotte contestate al capo B dell'imputazione si sarebbe comunque prescritta il.....

 

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