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9 febbraio 2017 (c.c. 25 gennaio 2017) n. 6287 - sentenza - Corte di Cassazione - sezione II penale* (sequestro preventivo e confisca - prezzo o profitto del reato - solidarietà - restituzione al danneggiato - in tema di responsabilità da reato degli enti, nel caso di illecito plurisoggettivo deve applicarsi il principio solidaristico che implica l’imputazione dell’intera azione e dell’effetto conseguente in capo a ciascun concorrente con la conseguenza che la confisca e il sequestro preventivo possono interessare indifferentemente ciascuno dei concorrenti anche per l’intera entità del profitto illecito accertato ma l’espropriazione non può essere duplicata o comunque eccedere nel quantum l’ammontare complessivo dello stesso - in tema di responsabilità degli enti, l’utilità economica ricavata dalla persona giuridica a seguito della consumazione di una truffa non può essere confiscata come profitto del reato, nemmeno per equivalente)




REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SECONDA SEZIONE PENALE

Composta da:
Giovanni Diotallevi - Presidente -
Adriano Iasillo - Consigliere relatore -
Andrea Pellegrino - Consigliere -
Giuseppe Sgadari - Consigliere -
Sandra Recchione - Consigliere -
ha pronunciato la seguente

SENTENZA

Sui ricorsi proposti dall'Avvocato [...] - quale difensore di [...] (n. il 30/10/1950) - e dall'Avvocato [...] - quale difensore di [...] (n. il 14/06/1932), di [...] (n. il 27/01/1968), di [...] (n. il 03/05/1974) e [...] (n. il 10/05/1964) - avverso la sentenza del G.I.P. del Tribunale di Monza, in data 28/06/2016.
Sentita la relazione della causa fatta dal Consigliere Adriano Iasillo.
Letta la requisitoria del Sostituto Procuratore Generale, dottoressa Perla Lori, la quale ha concluso chiedendo l'inammissibilità dei ricorsi.

OSSERVA

Con sentenza del 09/12/2015 la Sesta Sezione di questa Corte Suprema annullò parzialmente (solo con riferimento alle pene accessorie e alla confisca) la sentenza di patteggiamento emessa dal G.I.P. del Tribunale di Monza in data 19/01/2015 così statuendo: "Annulla la sentenza impugnata nei confronti di [...], [...], [...] e [...] limitatamente alla durata delle pene accessorie ex art. 29, 32 bis e 32 ter cod. pen. e rinvia per nuovo esame su detti punti al Tribunale di Monza.
Annulla la sentenza impugnata nei confronti dei predetti [...] e del [...] limitatamente alla confisca e rinvia per nuovo esame sul punto al Tribunale di Monza".
Sulla base di quanto stabilito da questa Corte il G.I.P. del Tribunale di Monza in data 28/06/2016 ha così deciso: "Visti gli artt. 29 e 317 bis del c.p., dichiara interdetti dal pubblici uffici: [...] per la durata di anni 2, mesi 4 e giorni 20; [...] per la durata di anni 2, mesi 2 e giorni 20; [...] e [...] per la durata di anni 2 e giorni 20. Visti gli artt. 32 bis e 32 ter c.p. dichiara interdetti dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese ed incapaci di contrattare con la P.A. [...] per la durata di anni 3, mesi 1 e giorni 10; [...] per la durata di anni 2 e mesi 10; [...] per la durata di anni 2 e mesi 6; [...] per la durata di anni 2, mesi 4 e giorni 20. Visti gli artt. 322 ter c.p. e 444 c.p.p. confisca per equivalente le somme di danaro di: Euro 9.382.275,64 nei confronti degli imputati [...], [...], [...] e [...] in solido tra loro e di Euro 288.000,00 nei confronti di [...] di cui Euro 168.000,00 in solido con [...] ed Euro 120,000,00 in solido con [...]".
Avverso la predetta sentenza ricorrono per Cassazione, tramite i loro rispettivi difensori, i sopra indicati imputati.
L'Avvocato [...], quale difensore di [...], deduce: 1) l'inosservanza o erronea applicazione degli artt. 319 e 322 ter del c.p. per avere illegittimamente disposto la confisca per equivalente del profitto di reato - ritenuto erroneamente prezzo del reato - per fatti commessi prima della L. 06/11/2012 n. 190; 2) la nullità della sentenza per avere il G.I.P. emesso e depositato contestualmente la sentenza impugnata senza ritirarsi in Camera di Consiglio e avendola redatta nelle more del rinvio concesso per repliche; 3) l'inosservanza o erronea applicazione dell'art. 322 ter del c.p. per avere illegittimamente disposto la confisca per equivalente in solido tra coimputati anche se pacificamente appare quantificabile la quota di profitto attribuibile al singolo concorrente.
Il difensore del ricorrente conclude, pertanto, per l'annullamento dell'impugnata sentenza.
L'Avvocato [...] - quale difensore dei [...] - deduce: 1) vizio di motivazione in relazione al divieto di duplicazione della confisca ex art. 322 ter c.p.; 2) violazione degli artt. 322 ter c.p. e 19 D.Lvo 231/2001 poiché si è proceduto alla confisca per equivalente in misura eccedente il profitto confiscabile.
Il difensore dei ricorrenti conclude, pertanto, per l'annullamento dell'impugnata sentenza.
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