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16 agosto 2016 (ud. 9 giugno 2016) n. 34900 - sentenza - Corte di Cassazione - sezione VI penale* (malversazione a danno dello Stato - in tema di responsabilità da reato degli enti, il profitto del reato si identifica solo con il vantaggio economico di diretta e immediata derivazione causale dal reato presupposto e non può essere calcolato al netto dei costi sostenuti per ottenerlo o altrimenti determinato facendo ricorso a parametri valutativi di tipo aziendalistico)



REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SEZIONE SESTA PENALE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:
Dott. CARCANO Domenico - Presidente
Dott. MOGINI Stefano - Consigliere
Dott. CRISCUOLO Anna - rel. Consigliere
Dott. GIORDANO Emilia Anna - Consigliere
Dott. DI SALVO Emanuele - Consigliere
ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
(...), nato a (...) il (...);
(...), nato a (...) il (...);
(...) s.p.a.;
avverso la sentenza del 09/07/2015 della Corte di appello di Potenza;
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal Consigliere Dott. CRISCUOLO Anna;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. MARINELLI Felicetta, che ha concluso chiedendo l'inammissibilità dei ricorsi di (...) e (...) e il rigetto del ricorso della società (...) s.p.a.;
uditi i difensori, avv. (...) per (...), avv. (...) per (...), che hanno concluso chiedendo l'accoglimento dei rispettivi ricorsi, in subordine declaratoria di estinzione del reato per prescrizione;
uditi i difensori, avv. (...) e (...) per la s.p.a. (...) s.p.a., che hanno concluso per l'annullamento con rinvio in relazione alla sanzione pecuniaria e l'annullamento senza rinvio delle statuizioni relative alla confisca.

RITENUTO IN FATTO

1. Con la sentenza impugnata la Corte di appello di Potenza ha riformato la sentenza emessa all'esito di giudizio abbreviato dal G.u.p. del Tribunale di Matera il 21 dicembre 2010, assolvendo (...) dal reato ascrittogli per non aver commesso il fatto e confermando nel resto la sentenza.
La Corte territoriale ha confermato l'affermazione di responsabilità degli imputati (...) e (...) per il reato di cui all'articolo 316 bis c.p. loro ascritto, nelle rispettive qualità di amministratore della (...) s.r.l. dall'11/10/2005 e di amministratore unico della (...) s.p.a. nonché la responsabilità di detta società per l'illecito amministrativo di cui al Decreto Legislativo n. 231 del 2001, articolo 24, commi 1 e 2, in relazione al delitto di cui all'articolo 316 bis c.p..
In particolare, agli imputati si contesta di aver destinato il complesso industriale, realizzato con il contributo statale di circa 3 milioni e 800 mila Euro, concesso alla (...) s.r.l. ed incassato nella misura del 90%, a finalità diverse da quelle per le quali il finanziamento era stato concesso, atteso che, nonostante la società avesse beneficiato del contributo in deroga alla normativa comunitaria, che vietava il finanziamento dell'industria molitoria, solo per la specificità dell'iniziativa, stante il collegamento tra l'attività del mulino con l'attività dell'annesso pastificio e per la valorizzazione delle risorse locali, quali la particolare qualità del grano fornito dai consorziati, il progetto industriale era stato completamente stravolto mediante una serie di atti compiuti dagli imputati.
Dapprima il (...) aveva assentito alla cessione delle quote possedute dalla (...) s.r.l. nel CAR (Consorzio Agrario Regionale), pari al 35,48% del capitale sociale, alla (...) s.p.a. senza l'autorizzazione della Provincia di Matera, responsabile del Patto Territoriale; il (...) ed il (...) avevano stipulato un contratto di affitto di ramo di azienda (mulino e pastificio) di durata annuale, che prevedeva la facoltà della (...) di acquistare entro tale termine il ramo d'azienda; il (...) ed il (...) avevano stipulato l'atto di cessione definitivo senza l'autorizzazione della Provincia di Matera; la società acquirente aveva utilizzato nella gestione del mulino (...) solo in minima parte grano locale, usando anche grano duro di provenienza estera, aveva apportato modifiche non autorizzate all'impianto, che aumentavano la resa di semola a discapito della qualità, trasformando il mulino in una struttura molitoria autonoma, tanto da aver trasferito sino al 19 aprile 2006 tutta la semola del mulino (...) al proprio pastificio di (...).
I giudici di merito hanno ritenuto provata la violazione del vincolo di destinazione imposto con l'erogazione del contributo, finalizzato a realizzare un complesso industriale, che valorizzasse le produzioni locali, in particolare, un tipo di grano pregiato della collina materana, quale materia prima conferita dai soci, da destinare esclusivamente alla produzione di pasta di semola di grano duro, con espressa esclusione di vendita a terzi della semola prodotta dal mulino.
Dunque, il finanziamento statale era stato concesso a condizione che la semola prodotta dal mulino venisse utilizzata solo per la produzione di pasta alimentare manufatta nel pastificio aziendale, realizzato sul medesimo lotto di terreno, cosicché la deroga alla normativa comunitaria era stata possibile solo in forza del collegamento funzionale del mulino con l'annesso pastificio, risultante dalla relazione istruttoria e dalla relazione ispettiva dei funzionari del Ministero delle Attività Produttive in data 20 febbraio 2006.
Pertanto, i giudici hanno ritenuto che la cessione alla (...) s.p.a. del ramo d'azienda costituisse un fatto prodromico alla delocalizzazione dell'impiego della semola prodotta dal mulino con grano locale per alimentare la produzione non dell'annesso pastificio, ma destinata all'impianto di (...) di proprietà della società acquirente, in patente violazione dello scopo e del programma per il quale il finanziamento era stato concesso, al punto da giustificarne la revoca e da integrare il reato contestato sul piano oggettivo.
Quanto all'elemento psicologico del reato, i giudici hanno ritenuto irrilevanti le finalità e le giustificazioni addotte dagli imputati, in particolare, quella di garantire il raggiungimento degli obiettivi produttivi ed il mantenimento dei livelli occupazionali, sfruttando la capacità produttiva dello stabilimento, come comunicato alle autorità responsabili del Patto Territoriale, che non avevano mosso obiezioni, rilevando, piuttosto, lo stravolgimento del progetto e delle finalità che avevano giustificato l'erogazione del contributo.
Hanno, infine, confermato la confisca del molino in danno della società (...), in quanto la condotta distrattiva si era realizzata con il concorso determinante della (...), prima con la stipula del contratto di affitto e poi con la cessione definitiva del ramo d'azienda, cosicché il mulino, realizzato dalla (...) con il finanziamento pubblico, era confluito nel patrimonio della (...), che mai avrebbe potuto beneficiare di quel contributo pubblico.

2. Avverso la sentenza hanno proposto ricorso i difensori degli imputati e della società (...) s.p.a..
Il difensore del (...) articola due motivi:

2.1 Violazione di legge e mancanza di motivazione, in quanto la Corte non ha valutato le risultanze di atti processuali, già indicati nei motivi di appello, limitandosi a ripercorrere gli argomenti della sentenza di primo grado, senza riprendere quelli proposti dall'imputato e spiegare le ragioni per le quali li ha ritenuti non condivisibili: si deduce l'erronea individuazione dell'elemento materiale del reato, costituito dall'ottenimento di una pubblica erogazione e dalla distrazione di quanto ricevuto dalle finalità della stessa, in quanto il temporaneo e parziale trasferimento della semola prodotta dal mulino della (...) ad altra unità produttiva della stessa proprietà non consente di individuare la violazione degli obiettivi del finanziamento cioè quello di incentivare la produzione del grano locale e lo sviluppo produttivo, economico ed occupazionale. Si sostiene che nel caso di specie non risulta che il pastificio annesso al mulino non avesse ricevuto la provvista necessaria per il suo funzionamento per effetto della destinazione ad altro impianto della materia prima, cosicché non risulta alcuna condotta distrattiva addebitabile all'imputato. Quanto al contestato utilizzo di grano estero si evidenzia l'illogicità e la carenza della motivazione, in quanto da alcun atto risulta l'esistenza di un vincolo circa l'utilizzo di risorse locali: lo esclude il parere del capo dipartimento del ministero delle politiche agricole del 28.9.2010; lo esclude l'articolo 34 del trattato sul funzionamento dell'Unione Europea, che vieta agli stati membri qualsiasi restrizione quantitativa delle importazioni; lo stesso Ministero delle Attività Produttive il 18 luglio 2005 aveva concesso alla (...) s.r.l. la proroga dell'esercizio di regime all'anno 2006 in conseguenza degli eventi metereologici, che avevano inciso sulla produzione di grano nei territori interessati al conferimento e la relazione istruttoria dell' (...) - (...) in data 26 luglio 2006 analizza l'utilizzazione di grano di provenienza estera nel periodo di proroga e reputa soddisfatti i requisiti previsti dalla normativa di riferimento per il subentro della (...) s.p.a.....

 

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