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I DELITTI CONTRO LA FEDE PUBBLICA E LA RESPONSABILITA' AMMINISTRATIVA DELLE PERSONE GIURIDICHE E DELLE SOCIETA' ALLA LUCE DELL'ARTICOLO 25-BIS DEL D.LGS. 231/2001 - di Mario Leone Piccinni, T. Colonnello della Guardia di Finanza



IL D.LGS. 231/2001 COME PRECIPUO STRUMENTO DI CONTRASTO ALLA CRIMINALITA' DI IMPRESA

Il Decreto Legislativo 8 giugno 2001, n. 231, recante "Disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica, a norma dell'art. 11 della legge 29 settembre 2000, n. 300" ha introdotto per la prima volta nell'ordinamento giuridico interno, il concetto secondo il quale societas delinquere potest, configurando quindi come realizzabile la responsabilità in sede penale degli enti, la quale si congiunge a quella della persona fisica che ha commesso materialmente il fatto illegale, a "vantaggio dell'organizzazione" ovvero "nell'interesse dell'organizzazione", senza che ne sia derivato necessariamente un vantaggio concreto.
In tal senso, la stessa relazione ministeriale al Decreto, propedeutica all'entrata in vigore del provvedimento normativo, recita: "...la persona giuridica è ormai considerata quale autonomo centro d'interessi e di rapporti giuridici, punto di riferimento di precetti di varia natura, e matrice di decisioni ed attività dei soggetti che operano in nome, per conto o comunque nell'interesse dell'ente…"
Una responsabilità che ha dato luogo alla "…nascita di un tertium genus che coniuga i tratti essenziali del sistema penale e di quello amministrativo nel tentativo di contemperare le ragioni dell'efficacia preventiva con quelle, ancor più ineludibili, della massima garanzia…"
Il tradizionale principio societas delinquere non potest, caratterizzante la tradizione giuridica nazionale, viene quindi di fatto superato con l'adozione del D.Lgs. 231/2001, il quale rappresenta la conclusione di un percorso volto a contrastare il fenomeno della criminalità d'impresa.
Una soluzione giuridica vista come il tentativo di omogeneizzare la normativa italiana a quella internazionale, ispirata al c.d. pragmatismo giuridico e di derivazione anglosassone.
Se fino all'entrata in vigore D.Lgs. 231/2001 amministratori e dipendenti non pativano conseguenze dalla realizzazione di reati commessi con vantaggio della società, rimanendo incolumi da conseguenze sanzionatorie diverse dall'eventuale risarcimento del danno in sede civilistica, se ed in quanto configurabile e nella gran parte dei casi coperto da specifiche polizze assicurative, l'avvenuto ampliamento della responsabilità coinvolge adesso nella punizione di taluni illeciti penali il patrimonio degli enti e gli stessi interessi economici dei soci.
Come noto, per quanto espressamente previsto dall'art. 5 co. 2 del D.Lgs. 231/2001, la società non risponderà se i destinatari della norma (soggetti in posizione apicale, soggetti sottoposti all'altrui direzione, inclusi i soggetti non necessariamente in organigramma, come consulenti o procacciatori) hanno agito nell'interesse esclusivo proprio o di terzi.
Inoltre, ai sensi del D.Lgs. 231/2001 e successive integrazioni, affinché possa trovare configurazione la responsabilità amministrativa dell'ente, deve concretizzarsi una delle fattispecie di reato specificatamente elencate dal legislatore, tra queste, indicate all'art. 25 bis, vi è la categoria dei delitti contro la fede pubblica (falsità in monete, in carte di pubblico credito, in valori di bollo e in strumenti o segni di riconoscimento).
Una responsabilità amministrativa in capo alle società che determina da parte loro la creazione di un approccio nuovo in tema di compliance aziendale con la previsione di misure idonee ad impedire la commissione di taluni determinati reati, espressamente individuati dal decreto.
In realtà, la norma stessa prevede poi la possibilità per l'ente di sottrarsi totalmente o anche solo parzialmente all'applicazione delle sanzioni, a condizione che siano stati osservati precisi requisiti.
Nel caso in cui si dia l'avvio ad un procedimento penale per uno dei reati considerati, l'art. 6 del D.Lgs. 231 statuisce l'esenzione da responsabilità dell'ente, nel caso in cui quest'ultimo sia in grado di dimostrare di aver adottato ed efficacemente attuato Modelli di organizzazione, gestione e controllo idonei a prevenire la realizzazione degli illeciti penali presi in esame.
Il sistema di compliance aziendale messo in atto con la previsione di misure idonee ad impedire la commissione dei reati presupposto, deve peraltro tradursi in un processo continuo da rinnovare con particolare attenzione ai momenti di variazione dell'assetto societario, come l'apertura di nuove sedi, acquisizioni o riorganizzazioni.
Appare quindi fondamentale per detti soggetti giuridici adottare una costante opera di aggiornamento e di revisione dei modelli organizzativi utilizzati, al fine di mantenere nel tempo la loro efficacia nella prevenzione dei reati presupposto e procedere alla formalizzazione delle procedure che consentiranno la realizzazione del concreto sistema dei controlli preventivi.
In tale ottica, pur se la mancata adozione del Modello non dà luogo ad alcuna sanzione, tale comportamento omissivo espone l'ente alla responsabilità per eventuali atti illeciti compiuti nel suo interesse. Nel caso in cui l'ente voglia beneficiare dell'esimente escludendo la configurazione della colpa organizzativa, dovrà quindi necessariamente scegliere di adottare il Modello.
Lo stesso art. 6 indica le caratteristiche essenziali per la costruzione di un modello di organizzazione, gestione e controllo di gestione dei rischi (risk management).
Le sanzioni applicabili dal D.Lgs. 231/01 all'ente chiamato a rispondere di una delle fattispecie di reato specificatamente elencate dal legislatore per la configurazione della responsabilità amministrativa della persona giuridica, sono sostanzialmente le seguenti:
• sanzioni pecuniarie (in particolare, le sanzioni pecuniarie sono applicate per quote in numero non inferiore a 100 e non superiore a 1000; l'importo di una quota è compreso tra un valore minimo di euro 258 ad un massimo di euro 1.549. Vi saranno quindi sanzioni che oscillano da un minimo di 25.800,00 € ad un massimo 1.549.000 €);
• sanzioni interdittive (interdizione dall'esercizio dell'attività, sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze o concessioni funzionali alla commissione dell'illecito, divieto di contrattare con la pubblica amministrazione, salvo che per ottenere le prestazioni di un pubblico servizio, esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi ed eventuale revoca di quelli già concessi, divieto di pubblicizzare beni o servizi);
• la confisca;
• la pubblicazione della sentenza.


IL FENOMENO DEL FALSO NUMMARIO

Quello della falsificazione delle monete e banconote è un fenomeno diffuso in ogni parte del pianeta fin dall'antichità, da quando la moneta è subentrata al baratto.
Dal 2002, anno dell'introduzione della moneta unica, la falsificazione monetaria ha generato un danno finanziario corrispondente a circa 500 milioni di euro.
Si stima che nel mondo circolino banconote in euro per un valore di circa 913 miliardi e monete metalliche per 16 miliardi di euro; in Italia, nel solo 2012, sono state ritirate dalla circolazione circa 531 000 banconote false.
Secondo gli ultimi dati della Banca Centrale Europea (BCE), i tagli maggiormente falsificati restano quelli da 20 e da 50 euro.
Organo deputato ad analizzare e classificare le monete metalliche in euro di nuovo conio falsificate è il Centro tecnico scientifico europeo (CTSE), che fa capo all'OLAF, si serve delle apparecchiature tecniche della zecca di Parigi e collabora con la BCE (responsabile dell'analisi delle banconote in euro falsificate), con le varie autorità nazionali ed internazionali competenti, con Interpol, Europol.
In tale ottica, la Commissione è incaricata di dare esecuzione al programma Pericle, il quale fornisce formazione e assistenza tecnica alle autorità nazionali competenti per permettere loro di meglio proteggere le banconote e le monete in euro dal reato di falsificazione
Il 5 febbraio 2013 la Commissione ha adottato una proposta di direttiva che istituisce norme minime in materia di sanzioni, mentre il 1° gennaio 2012 è entrato in vigore il regolamento sull'autenticazione delle monete in euro, il quale stabilisce le norme che gli istituti finanziari devono adottare per dare garanzia che tutte le monete metalliche rimesse in circolazione siano autentiche.
Il contrasto a questa pratica criminosa viene oggi sviluppata oltre che attraverso l'adozione di provvedimenti normativi ad hoc, anche mediante l'istituzione di nuclei di polizia altamente specializzati, come il Secret Service negli Stati Uniti d'America ed il Nucleo .....

 

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