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21 dicembre 2015 (ud. 22 settembre 2015) n. 50102 - sentenza - Corte di Cassazione - sezione V penale* (l'imputato autore del reato presupposto non è legittimato né ha interesse ad impugnare, anche nel caso di simultaneus processus, il capo della sentenza relativo all'affermazione della responsabilità dell'ente nel cui interesse o vantaggio lo stesso sia stato commesso - l’ente è il soggetto esclusivamente legittimato ad impugnare le sentenze relative alla propria responsabilità amministrativa dell'ente - vi è incompatibilità del legale rappresentante dell'ente a rappresentarlo nel procedimento a suo carico qualora egli sia contestualmente anche imputato per il reato presupposto della responsabilità addebitata alla persona giuridica - il rappresentante incompatibile non può compiere alcun atto difensivo nell'interesse dell'ente e che quest'ultimo, se materialmente posto in essere, dovrebbe considerarsi inefficace)




REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
QUINTA SEZIONE PENALE

Composta da
Dott. Maurizio FUMO - Presidente -
Dott. Gerardo SABEONE - Consigliere
Dott. Rosa PEZZULLO - Consigliere
Dott. Luca PISTORELLI - Consigliere Relatore
Dott. Paolo Giovanni DEMARCHI ALBENGO - Consigliere
ha pronunciato la seguente

SENTENZA

sui ricorsi presentati da:
… nato a Foggia, il …
… nato a Foggia, il …
avverso la sentenza del 25/1/2013 della Corte d'appello di Bari;
visti gli atti, il provvedimento impugnato ed il ricorso;
udita la relazione svolta dal Consigliere Dott. Luca Pistorelli;
udito il Pubblico Ministero in persona del Sostituto Procuratore generale Dott. Giuseppina Fodaroni, che ha concluso per l'inammissibilità dei ricorsi degli imputati e per l'annullamento senza rinvio della sentenza impugnata e di quella di primo grado con riguardo alla posizione dell'ente;
uditi per l'ente e per gli imputati l'avv. … e l'avv. … che hanno concluso chiedendo l'accoglimento dei ricorsi proposti nell'interesse dei rispettivi assistiti.

RITENUTO IN FATTO

1. Con la sentenza impugnata la Corte d'appello di Bari, in parziale riforma della pronunzia di primo grado, ha dichiarato non doversi procedere per intervenuta prescrizione nei confronti di … per i reati di cui agli artt. 110, 483 e 640-bis c.p., confermando invece la condanna ex d. lgs. n. 231/2001 della … s.r.l. in riferimento al menzionato reato di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche e le statuizioni adottate dal giudice di prime cure in merito alla confisca per equivalente del profitto dello stesso reato.
La vicenda riguarda il conseguimento da parte della … di agevolazioni finanziarie erogate dal Ministero delle attività produttive ex l. n. 488/1992 attraverso artifizi consistiti nella presentazione di una perizia attestante la non necessità di autorizzazioni per l'esecuzione di lavori edilizi e facendo figurare altrettanto falsamente l'avvenuto conferimento delle risorse proprie necessarie per la copertura della quota dell'investimento finanziato spettante alla società.

2. Avverso la sentenza ricorrono entrambi gli imputati e la …

2.1 Con gli identici ricorsi proposti nell'interesse di … e … articolano quattro motivi.

2.1.1 Con il primo i ricorrenti deducono errata applicazione della legge penale e violazione di legge, eccependo la nullità delle sentenze di primo e secondo grado nella parte relativa alla condanna dell'ente in difetto di una valida costituzione del medesimo in quanto rappresentato in entrambi i gradi di merito dal difensore di fiducia invalidamente nominato dallo stesso … sua qualità di amministratore della …. L'incompatibilità del … a rappresentare l'ente in quanto imputato del reato da cui dipendeva la responsabilità dell'ente, pur correttamente rilevata dalla Corte territoriale, non determina infatti l'inefficacia dell'atto d'appello - come invece sostenuto in sentenza - bensì e per l'appunto che si è proceduto in assenza di un difensore validamente nominato, configurandosi così una nullità assoluta rilevabile in ogni stato e grado del processo.

2.1.2 Con il secondo motivo lamentano ulteriore violazione di legge in merito al ritenuto difetto di legittimazione degli imputati ad impugnare le statuizioni della sentenza di primo grado concernenti la responsabilità dell'ente ed in particolare quelle relative alla confisca del profitto del reato. Legittimazione invece sussistente in capo all'imputato che sia altresì socio e amministratore dell'ente medesimo, atteso che la condanna di quest'ultimo si riverbera sul suo patrimonio - e dunque indirettamente sul socio chiamato a ripianare le conseguenti perdite mediante la ricostituzione del capitale … - e comporta l'eventuale responsabilità di chi l'ha gestito per il danno causato allo stesso.

2.1.3 Con il terzo motivo viene denunziata errata applicazione della legge penale in merito alla confisca della somma sequestrata all'ente a titolo di equivalente del profitto del reato di truffa, atteso che ai sensi dell'art. 19 comma 1 d. lgs. n. 231/2001 non può essere disposta la confisca del profitto nella parte in cui può essere restituita al danneggiato. Posto che oggetto di sequestro era stata una somma corrispondente all'entità dei finanziamenti erogati dal Ministero delle attività produttive che lo stesso aveva provveduto successivamente a revocare, tale somma doveva essere restituita all'autorità erogante. Ed in tal senso la Corte territoriale avrebbe illegittimamente confermato la confisca della suddetta somma nella forma per equivalente, mentre la sentenza di primo grado si era limitata a disporre la confisca del profitto del reato, ritenendo cosi l'inapplicabilità del disposto del primo comma dell'art. 19 citato, peraltro in maniera erronea, atteso che lo stesso deve invece ritenersi applicabile anche nel caso la con.....

 

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