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IL CONTINUO DIVENIRE DELLA RECENTE LEGISLAZIONE PENALE VATICANA: LA RIFORMA DEI CODICI, LE NORME COMPLEMENTARI IN MATERIA PENALE E LE NUOVE FIGURE DI RESPONSABILITA' AMMINISTRATIVA DELLE PERSONE GIURIDICHE - di Désirée Fondaroli, Professore ordinario di Diritto penale nell’Università di Bologna e Annamaria Astrologo, Dottore di ricerca nell'Università di Bologna



1. Premessa

Il sistema penale dello Stato della Città del Vaticano (di seguito: SCV) continua ad essere percorso dall'onda lunga delle vicende che hanno di recente interessato lo IOR e la disciplina antiriciclaggio .
Di particolare rilievo la Lettera Apostolica in forma di Motu Proprio dell'8 agosto 2013 (Per la prevenzione ed il contrasto al riciclaggio, del finanziamento del terrorismo e della proliferazione di armi di distruzione di massa) , nella quale si precisa che "i Dicasteri della Curia Romana e gli altri organismi ed enti dipendenti dalla Santa Sede, nonché le organizzazioni senza scopo di lucro aventi personalità giuridica canonica e sede nello Stato della Città del Vaticano sono tenuti ad osservare le leggi dello Stato della Città del Vaticano in materia di a) misure per la prevenzione ed il contrasto del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo; b) misure contro i soggetti che minacciano la pena e la sicurezza internazionale; c) vigilanza prudenziale degli enti che svolgono professionalmente un'attività di natura finanziaria" (Articolo 1) , e che, oltre alla istituzione a fini di coordinamento del Comitato di Sicurezza Finanziaria (Articolo 4), il Motu Proprio investe l'Autorità di Informazione Finanziaria (AIF) della "funzione di vigilanza prudenziale degli enti che svolgono professionalmente un'attività di natura finanziaria" (Articolo 2).
Non solo. La elezione del nuovo Pontefice ha accelerato il processo di adeguamento alle convenzioni mirate a prevenire ed arginare la criminalità nonché a favorire la cooperazione internazionale in materia penale, come evidenziato dalla Lettera Apostolica in forma di "Motu Proprio" dell'11 luglio 2013 (Sulla giurisdizione degli ordini giudiziari dello Stato della Città del Vaticano in materia penale ) .
Premonitrici le parole di Filippo Sgubbi : "nessuna istituzione e nessuno Stato" – nemmeno, quindi, lo Stato della Città del Vaticano – "può sottrarsi alle nuove discipline internazionali, qualunque sia la sua storia, il suo ufficio o la sua missione".
Nel testo del Motu Proprio dell'11 luglio 2013 si ribadisce che gli accordi firmati dalla Santa Sede, anche in nome e per conto dello Stato della Città del Vaticano, "costituiscono mezzi di effettivo contrasto delle attività criminose che minacciano la dignità umana, il bene comune e la pace": ed infatti, nei tempi attuali, "il bene comune è sempre più minacciato dalla criminalità transnazionale e organizzata, dall'uso improprio del mercato e dell'economia, nonché dal terrorismo".
Poste tali premesse, attraverso il Motu Proprio si estende la giurisdizione penale a) ai reati commessi contro la sicurezza, gli interessi fondamentali o il patrimonio della Santa Sede; ai reati indicati nella Legge dello Stato della Città del Vaticano n. VIII, recante "Norme complementari in materia penale", e nella Legge n. IX recante "Modifiche al codice penale e al codice di procedura penale", entrambe dell'11 luglio 2013, commessi dai soggetti che lo stesso Motu Proprio (punto 3) equipara ai "pubblici ufficiali" ; infine, ad ogni altro reato la cui repressione è richiesta da un accordo internazionale ratificato dalla Santa Sede, se l'autore si trova nello Stato della Città del Vaticano e non è estradato all'estero .
È fatto salvo il principio della applicazione della legge del tempus commissi delicti, nel rispetto dei principi generali dell'ordinamento giuridico relativi all'applicazione delle leggi penali nel tempo (punto 2).
Nell'incipit del Motu Proprio sulla giurisdizione degli organi giudiziari si legge che, promulgata mediante pubblicazione su L'Osservatore Romano , deve prevalere su "qualsiasi disposizione in contrario".
Indiscrezioni giornalistiche, implicitamente confermate dalla successiva Lettera Apostolica dell'8 agosto 2013 , lasciano trapelare che le riforme in commento anticipano una ulteriore modifica dell'attuale disciplina antiriciclaggio (introdotta nel 2010 e modificata nel 2012) , da attendersi a breve.
Unitamente al Motu Proprio dell'11 luglio 2013, vengono promulgate le citate Leggi NN. VIII ("Norme complementari in materia penale") e IX ("Norme recanti modifiche al codice penale e al codice di procedura penale"), nonché la Legge n. X ("Norme generali in materia di sanzioni amministrative"), destinate ad entrare in vigore il 1° settembre 2013.
La tipologia delle riforme introdotte e di quelle preannunciate (queste ultime destinate ad inserirsi in un tessuto normativo recente, e già oggetto di rivisitazione nel 2012), suscitano l'impressione che il legislatore vaticano proceda, da un lato, per successive "stratificazioni"; dall'altro, con interventi a merletto anche significativi, che rischiano di alterare in modo incisivo la trama del codice penale vigente, minandone l'efficacia.
Come confermato dagli artt. 7 e 8 della Legge sulle Fonti del diritto del 1° ottobre 2008 n. LXXI, richiamati nei preamboli della Legge nn. VIII e IX dell'11 luglio 2013, nello SCV sono tuttora in vigore il Codice penale italiano ed il codice di procedura penale italiano recepiti con la Legge n. II del 7 giugno 1929 e a quella data vigenti, ovvero il Codice penale Zanardelli del 1889 e il codice di procedura penale Finocchiaro-Aprile del 1913.
In altra sede si è anche ricordato che, successivamente al 1929, sono stati promulgati dal Sommo Pontefice provvedimenti (aventi efficacia normativa nello SCV) che hanno parzialmente inciso sul tessuto originario dei due codici, senza peraltro che si sia proceduto alla stesura di un testo aggiornato e coordinato della disciplina penale sostanziale e processuale attualmente in essere.
Nonostante l'auspicio di una "nuova definizione del sistema penale" (art. 7) ed una "nuova disciplina del rito" (art. 8) contenuto nella Legge sulle Fonti del 2008, e l'incalzare dei dictat comunitari ed internazionali, sembra che i tempi non siano ritenuti maturi dal legislatore vaticano per la elaborazione di un nuovo codice. Si continuano infatti a preferire interventi a cascata sui testi normativi vigenti, oltre all'inserimento di una legislazione complementare al codice penale: naturalmente, salvo ritenere che i provvedimenti in commento costituiscano, per così dire, "prove tecniche di trasmissione" che contengono in nuce parti di un nuovo corpus normativo ancora in mentis dei.
Va comunque rilevato che nell'arco di un biennio il legislatore vaticano, dopo anni di immobilismo, rielabora norme appena introdotte (ad esempio, in materia di tratta di persone, terrorismo e riciclaggio) e si profonde in intrecci di provvedimenti non sempre sufficientemente meditati, che mal si conciliano con la complessità delle questioni insite nella successione di leggi emanate in così rapida sequenza temporale.
Resta il fatto che rebus sic stantibus dette riforme appaiono disorganiche e carenti sotto il profilo del coordinamento interno. Basti pensare alla plurima disciplina dell'estradizione, contenuta nel codice penale (nuovo art. 9), nel codice di procedura penale (art. 650 bis, inserito dall'Articolo 45 della Legge N. IX), nella Legge N. IX (Articolo 46), nella Legge N. VIII in materia di norme penali complementari (Articolo 52). Si prospetta la creazione di un "doppio binario" da armonizzare con la disciplina generale del codice in un settore fondamentale, come conferma la Lettera Apostolica dell'11 luglio 2013 che fa riferimento espresso alla estensione della giurisdizione penale dello SCV "ad ogni altro reato la cui repressione è richiesta da un accordo internazionale ratificato dalla Santa Sede, se l'autore si trova nello Stato della Città del Vaticano e non è estradato all'estero" (il corsivo è nostro).
Analoghe considerazioni vanno riservate alla introduzione, da parte del titolo X della Legge n. VIII, della "responsabilità amministrativa delle persone giuridiche derivante da reato", da ritenersi di carattere generale , stante il silenzio del legislatore in merito alla selezione dei reati presupposto e la mancata abrogazione dell'art. 42 bis del codice penale (inserito d.....

 

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