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10 luglio 2015 (ud. 16 giugno 2015) n. 29512 - sentenza - Corte di Cassazione - sezione II penale* (a integrare la responsabilità dell’ente è necessario che venga compiuto un reato da parte del soggetto riconducibile all'ente stesso ma non è anche necessario che tale reato venga accertato con individuazione e condanna del responsabile - la responsabilità penale presupposta può essere ritenuta incidenter tantum (ad esempio perché non si è potuto individuare il soggetto responsabile o perché questi è non imputabile) e ciò non ostante può essere sanzionata in via amministrativa la società - il titolo di responsabilità dell'ente, anche se presuppone la commissione di un reato, è autonomo rispetto a quello penale, di natura personale - l'intervenuta prescrizione del reato presupposto successivamente alla contestazione all'ente dell'illecito non ne determina l'estinzione per il medesimo motivo)



REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SECONDA SEZIONE PENALE

La Corte Suprema di Cassazione, seconda penale, composta da
Dott. MARIO GENTILE - Presidente -
Dott. DOMENICO GALLO - Consigliere
Dott. MARGHERITA TADDEI - Consigliere
Dott. GEPPINO RAGO - Consigliere Rel.
Dott. ANDREA PELLEGRINO - Consigliere
ha pronunciato la seguente

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
(X) S.R.L. avverso la sentenza del 03/06/2014 della Corte di Appello di Palermo;
Visti gli atti, la sentenza ed il ricorso;
udita la relazione fatta dal Consigliere dott. Geppino Rago;
udito il Procuratore Generale in persona del dott. Antonio Gialanella che ha concluso per il rigetto;
uditi i difensori avv.ti … che hanno concluso per l'accoglimento del ricorso;

FATTO

1. Con sentenza del 29/09/2011, il Tribunale di Marsala dichiarò (X) SRL responsabile dell'illecito amministrativo dipendente dal reato di cui agli artt. 21 e 24, 2° comma Decreto Legislativo 8 giugno 2001 n. 231 (e successive modificazioni), in relazione alla commissione dei delitti di cui agli artt. 640 bis e 316 bis cod. pen. «quale società destinataria, in via provvisoria, giusto decreto n. 2020, datato 11.8.2005, della Regione Siciliana - Assessorato Industria - Dipartimento Regionale Industria, di un contributo in conto impianti di Euro 5.084.798,00 per l'esecuzione del progetto di investimento n. 141 (codice identificativo:1999.1T.16.1P0.011/1.17/5.2.10/0045), relativo alla realizzazione di un impianto per la produzione di energia da fonte rinnovabile nel settore di intervento "biomassa" da ubicare nel territorio comunale di Marsala, la cui prima quota di contributo era già erogata a titolo di anticipazione, per una somma di denaro pari a complessivi Euro 2.542.399,00, con l'aggravante di avere conseguito, in seguito alla commissione dei suddetti delitti un profitto di rilevante entità. In Marsala, in data 20.3.2007».
Il Tribunale, pertanto, ritenuta la pluralità delle condotte, applicò nei confronti della suddetta società la sanzione amministrativa pecuniaria di € 120.000,00 nonché la sanzione interdittiva dell'esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e l'eventuale revoca di quelli già concessi per anni 1 e mesi 6; ordinò, altresì, la confisca di tutti i beni di proprietà della (X) SRL già sottoposti a sequestro preventivo con decreto emesso dal GIP di Marsala il 22 febbraio 2008 in quanto, in parte, costituenti profitto del reato (somma di denaro pari a € 327.033,71) e, quanto ai restanti beni, per equivalenza fino all'intero importo dello stesso profitto del reato ammontante a complessivi € 2.542.399,00, in solido con (A), amministratore unico della suddetta società per il quale si era proceduto separatamente e che aveva patteggiato la pena per i reati di truffa, falso e malversazione ai danni dello Stato con sentenza passata in giudicato.
Il suddetto giudizio di responsabilità si fondava sulle indagini che avevano permesso di accertare che (A) e la (X) avevano percepito il finanziamento in parola e di fatto già locupletato la prima tranche di esso, pari a due milioni e mezzo di euro transitata sui conti e sul patrimonio della (X) Srl, ma mai impiegati per la realizzazione del progettato impianto produttivo di energie rinnovabili, ma, piuttosto, malversati a tutto vantaggio del (A), che ne aveva fatto uso personale, abusivo e distorto a proprio vantaggio ed a vantaggio della (X) srl.
Proposto appello, la Corte di Appello di Palermo, con sentenza del 03/06/2014, confermava la sentenza impugnata.

2. Avverso la suddetta sentenza, la (X) s.r.l., a mezzo del proprio difensore, proponeva ricorso per cassazione deducendo i seguenti motivi:
2.1. MOTIVAZIONE ILLOGICA sulla sussistenza del reato presupposto: la difesa sostiene che la sussistenza del reato presupposto era stata affermata sulla base della semplice sentenza di patteggiamento del (A): ma, la Corte non aveva considerato che quella sentenza non poteva fare stato nel procedimento a carico della ricorrente con la conseguenza che il giudice di appello avrebbe dovuto esaminare e valutare autonomamente le prove della presunta sussistenza dei reati presupposti;
2.2. VIOLAZIONE DEGLI ARTT. 5-6 DLGS 231/2001: ad avviso della difesa, la tesi secondo la quale (A) aveva agito nel suo esclusivo interesse non solo non avvantaggiando la (X) s.r.l. ma semmai danneggiandola, non era stata sufficientemente valutata dalla Corte territoriale in quanto, incorrendo in un errore di diritto, l'aveva ritenuta superflua ed assorbita dalla circostanza che era stata accertata la mancata predisposizione di un modello organizzativo idoneo a prevenire i reati della stessa specie di quelli verificatasi. La ricorrente, quindi, sostiene che, in realtà, la Corte, al fine di pervenire ad un giudizio di responsabilità, avrebbe dovuto evidenziare quali, tra le prove acquisite, fossero in grado di dimostrare, per di più "oltre ogni ragionevole dubbio", che il (A) avesse agito, non nel suo solo interesse, ma anche nell'interesse della (X) srl. Ma tali prove non esistevano perché quella acquisite e utilizzate in motivazione, sia in primo che in secondo grado, convergevano verso un'unica, nitida direzione, vale a dire quella di una iniziativa ideata (procacciamento e utilizzazione di una fideiussione falsa), attuata (presentazione e gestione della richiesta di finanziamento dinanzi all'Assessorato all'industria della Regione Sicilia) e conclusa (incasso del finanziamento e sua successiva destinazione tramite lo svuotamento delle casse sociali) autonomamente dall'amministratore pro tempore: occorreva, in altri termini verificare se l'ente avesse "voluto" tale utilità e se, nel momento in cui l'aveva percepita, si fosse resa conto della sua effettiva origine.
2.3. VIOLAZIONE DEGLI ARTT. 444 COD. PROC. PEN., 63 DLGS 231/2001: la difesa lamenta l'illegittimità del rifiuto da parte di entrambi i giudici di merito, della richiesta di applicazione della pena nei limiti di € 52.000,00 subordinata alla non applicazione della confisca nei confronti della ricorrente società. La difesa, poi, sostiene che, ove i giudici avessero ritenuto illegittima l'apposizione della condizione sulla confisca, ben avrebbero potuto ugualmente applicare la pena richiesta disattendendo la condizione illegalmente apposta.
E così, nel caso di specie, il profitto confiscabile non poteva essere individuato nell'intera contribuzione ricevuta di € 2.542.399,00 ma solo in quello di stretta pertinenza dell'ente, ossia solo nella somma di € 327.033,71 rinvenuta ancora nella disponibilità dell'ente al momento del sequestro.
2.5. VIOLAZIONE DELL'ART. 19 DLGS CIT.: la difesa lamenta che, nonostante, con memoria del 19/02/2014, la (X) avesse dimostrato che era intervenuto un accordo con la "Riscossione Sicilia s.p.a." in virtù del quale la (X) si era obbligata a corrispondere l'intero importo del finanziamento pubblico, la Corte aveva completamente ignorato tale fatto sostenendo che si trattava di un piano affidato alle buone intenzioni dei vertici rinnovati e senza alcun esito sul suo definitivo completo buon esito. In realtà la confisca non avrebbe potuto essere disposta proprio a norma dell'art. 19 dlgs cit. che sottrae alla confisca «la parte che può essere restituita al danneggiato››: la norma non fissa alcun termine finale per la restituzione né esclude che la restituzione possa essere oggetto di un accordo negoziale così da essere dilazionata nel tempo.
2.6. LEGITTIMITÀ COSTITUZIONALE DELL'ART. 19 DLGS CIT: la difesa, dopo avere premesso che la confisca era stata applicata alla società ai sensi dell'art. 19 dlgs cit. che già dal 2001 faceva rientrare nel suo ambito operativo i reati di truffa aggravata e malversazione, ha rilevato che, invece, nei confronti dell'amministratore (A), la confisca per equivalente non p.....

 

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