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LA RILEVANZA DELLE VALUTAZIONI NELLA RIFORMA DEL FALSO IN BILANCIO - di Ciro Santoriello, Sostituto Procuratore presso il Tribunale di Torino

1. Il tema è noto e non necessita di presentazione se non limitatamente alla formulazione del quesito: il nuovo delitto di false comunicazioni sociali introdotto con la legge n. 69 del 2015 è integrato anche nel caso in cui la condotta di mendacio interessi le cosiddette valutazioni – o meglio le voci di bilancio che, mediante un'espressione numerica, danno conto di una antecedente valutazione relativa ad asset rientranti nel patrimonio della persona giuridica – o invece deve ritenersi – come peraltro sostenuto di recente dalla Cassazione (1) – che la nozione di falsità penalmente rilevante non interessi i giudizi contabili?

2. Che il dubbio, alla luce della nuova formulazione della fattispecie di false comunicazioni sociali, abbia una sua ragion d'essere è indiscusso, ma in realtà il dibattito sul punto è ben antecedente la riforma del 2015.
Già nell'originaria versione dell'art. 2621 cod. civ., prima cioè delle modifiche apportate nel 2002 – allorquando la norma puniva l'esposizione di "fatti non rispondenti al vero sulle condizioni economiche della società" – dottrina e giurisprudenza erano divise circa la rilevanza da riconoscere in sede di diritto penale alle valutazioni presenti in un bilancio (2)
. In particolare, mentre parte della dottrina riteneva le valutazioni estranee rispetto alla nozione di "fatto richiamato dalla disposizione" (3), la prevalente opinione era nel senso che pure i giudizi contabili dovessero rientrare nello spettro applicativo della disposizione incriminatrice: militavano in questo senso, da un lato, l'evanescente distinzione fra i concetti di "fatto", "esposizione di un fatto" e "valutazione" e dall'altro, la circostanza che, essendo pressoché tutte le voci di bilancio frutto di una stima, laddove si fosse accolta la suddetta interpretazione restrittiva si sarebbe pervenuti ad un'evidente interpretatio abrogans della fattispecie penale .(4)
Ogni incertezza sembrò superata con la riforma del 2002, allorquando – sorprendentemente, se si considera che, come è noto, la modifica normativa si caratterizzò per una significativa attenuazione del trattamento sanzionatorio riservato al delitto di false comunicazioni contabili, sancendo fra l'altro l'irrilevanza penale del cosiddetto falso qualitativo (5) - la disposizione in parola venne riformulata riconoscendo rilevanza penale alla esposizione di "fatti materiali non rispondenti al vero, ancorché oggetto di valutazioni" e soprattutto prevedendo, al comma 4^ dell'art. 2621 ed al comma 8^ dell'art. 2622 cod. civ., una soglia di punibilità avente ad oggetto le valutazioni estimative .(6)
Sulla scorta di questa nuova formulazione della fattispecie – peraltro espressione di una politica legislativa che veniva ad affermarsi anche in altri ambiti dell'ordinamento penale (7) - si ritenne senz'altro consolidato anche in sede normativa il principio secondo cui qualsiasi posta di bilancio – anche se rappresentativa di una previa valutazione – era passibile di un giudizio di veridicità o falsità, con conseguente applicazione delle (pur scarsamente significative) sanzioni penali in allora previste.

3. A detta dei più, queste conclusioni non conservano la loro validità dopo l'entrata in vigore della nuova disciplina in tema di falso in bilancio .(8)
Come autorevolmente sostenuto, "il passaggio tout court alla tipizzazione del mendacio che abbia ad oggetto i (soli) fatti materiali pare davvero porre termine alla risalente querelle per erigere un argine, a questo punto probabilmente davvero invalicabile, all'attribuzione di rilevanza penale a qualsivoglia procedimento valutativo [poiché] l'impiego dell'aggettivo "materiali" va inequivocabilmente nel senso di escludere ogni forma di valutazione dalla sfera applicativa della fattispecie" . (9)
Peraltro, si tratterebbe di una innovazione che non avrebbe effetto solo per il futuro, giacché infatti il rapporto fra nuova ed antecedente versione degli artt. 2621 e 2622 cod. civ. si configurerebbe in termini di vera e propria abolitio criminis per discontinuità normativa, con conseguente applicazione del dettato di cui all'art. 2, comma 2, c.p. anche in relazione alle condanne nel frattempo intervenute per bilanci qualificati come falsi in relazione alle stime valutative in essi presenti .(10)
Se la ricostruzione ora esposta è corretta, pare indiscutibile che il delitto di false comunicazioni sociali, nella nuova configurazione conferitagli dal legislatore, è destinato a perdere qualsiasi efficacia repressiva e rappresenta pertanto un significativo passo indietro finanche rispetto alla tanto criticata disciplina introdotta nel 2002. E' noto infatti che "se non tutte, perlomeno la quasi totalità delle poste di bilancio altro non sono se non il punto di arrivo di altrettanti procedimenti valutativi" (11) e quindi non possono essere in alcun modo essere ricondotte nell'alveo dei fatti materiali; non solo: il più delle volte, l'insidiosità del mendacio contabile non risiede nella esposizione di dati palesemente falsi ed incongrui quanto nella formulazione di giudizi di valore apparentemente ragionevoli e razionali ma in realtà resi in violazione della relativa disciplina legislativa – contenuta, come è noto, principalmente nell'art. 2426 cod. civ. – e finalizzati a pervenire ad un'esposizione della situazione economica, patrimoniale e finanziaria dell'azienda funzionale al raggiungimento degli obiettivi illeciti perseguiti volta a volta dal soggetto agente.
In conclusione, contro ogni aspettativa e in assenza di qualsiasi motivazione , (12) con la riforma del 2015 pare prendere corpo il rischio paventato, molti anni fa, da uno dei principali studiosi del diritto penale societario ovvero l'abrogazione del delitto di false comunicazioni sociali non mediante l'espressa estromissione di tale delitto dall'ordinamento penale, ma mercé l'esclusione dall'area di applicazione della fattispecie delle componenti valutative (13) – scelta sicuramente meno eclatante nella sua valenza di espressione della politica del diritto adottata dal Parlamento, ma parimenti deflagrante nelle sue conseguenze.

4. Nelle pagine che seguono non si contesterà la correttezza delle considerazioni che si sono sovra esposte, ovvero, sia pure in via di ipotesi, si terrà ferma la conclusione (14) secondo cui le stime contabili non rilevano ai sensi dei nuovi artt. 2621 e 2622 cod. civ.. Il nostro intento, invece, sarà quello di cercare di verificare quali siano le effettive conseguenze che derivano da tale innovativa impostazione del legislatore ed in particolare se davvero può sostenersi che, dopo la recente riforma, la normativa penale in tema di falso in bilancio è un mero simulacro, senza alcuna significativa incidenza sui comportamenti futuri degli agenti economici.
Va subito detto che non condividiamo tale conclusione, la quale può, a nostro parere, essere revocata in dubbio considerando due diversi profili. La prima riflessione attiene all'individuazione di cosa sia propriamente una valutazione di bilancio e più specificatamente quando possa sostenersi che si sia in presenza di un giudizio di valore disancorato da qualsiasi connotazione in termini di oggettività ed in quanto tale estraneo alla sfera applicativa delle disposizioni di cui agli artt. 2621 e seguenti cod. civ.; l'altro profilo su cui ci soffermeremo, invece, riguarderà la possibilità di riferire comunque – anche in presenza di una formulazione linguistica della disposizione incriminatrice quale quella sopra descritta – un giudizio di veridicità/falsità alle cosiddette valutazioni, le quali, quand'anche apparentemente opinabili e discrezionali nella formulazione, mantengono comunque una connotazione di oggettività con riferimento al metodo con cui sono formulate – in sostanza, cercheremo di dimostrare come una stima di bilancio, se non può dirsi falsa in ragione dei valori numerici che esprime, possa comunque essere qualificata come mendace quando l'autore della stessa asserisca che è pervenuto alla valutazione finale del valore del bene sulla base di calcoli, metodi ecc. diversi da quelli da lui effettivamente utilizzati.

4.1. Sul primo profilo, gli stessi autori che hanno espresso significative critiche alla formulazione della disposizione e si sono detti assai preoccupati in ordine alla effettiva efficacia repressiva della risposta penale riconoscono che "le contorsioni lessicali del legislatore non consentono di escludere che le valutazioni, fatte uscire dalla porta, rientrino sotto altra forma dalla finestra, quantomeno in alcuni casi" . (15)
Come detto già nella vigenza dell'originaria versione dell'art. 2621 presente nel codice civile, "una valutazione dev'essere naturalmente valutazione di qualcosa" , (16) sicché "per poter effettuare una valutazione, di conseguenza, dovrà certamente esistere una realtà (materiale o anche solo giuridica quale un rapporto obbligatorio) da valutare; diversamente, ove si "valutasse" un qualcosa di inesistente – nel senso di quantificare, attribuire un valore ad una realtà insussistente – si rientrerebbe, tout court, nell'esposizione di un fatto non corrispondente al vero" . (17) Queste considerazioni possono indubbiamente ridimensionare le conseguenze "depenalizzanti" della riforma, anche se però così opinando si apre la strada ad un altro fronte problematico, giacché è assai discusso quando una posta di bilancio rappresenti la risultanza di una stima discrezionale e quando invece la stessa presenti un margine di oggettività tale da poterla senz'altro sottoporre ad un giudizio di mendacità.
In effetti, è indiscutibile che numerose voci di bilancio siano la risultanza di giudizi di stima e quindi non rilevanti rispetto alla previsione di cui agli artt. 2621 ss. cod. civ.. Si.....

 

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