Rivista 231 Rivista 231
     HOME     CHI SIAMO     COLLABORATORI     AVVISI/BANDI 231    SHOPPING 231      COME ABBONARSI
Username: Password:
Lun, 29 Nov 2021
LE RUBRICHE


GLI INTERVENTI
ANNO 2021
ANNO 2020
ANNO 2019
ANNO 2018
ANNO 2017
ANNO 2016
ANNO 2015
ANNO 2014
ANNO 2013
ANNO 2012
ANNO 2011
ANNO 2010
ANNO 2009
ANNO 2008
ANNO 2007
ANNO 2006
ANNO 2005


LE NOTIZIE


29 aprile 2015 (ud. 19 febbraio 2015) n. 18073 - sentenza - Corte di Cassazione - sezione IV penale* (omicidio colposo commesso con violazione delle norme sulla tutela della salute e sicurezza sul lavoro - apprezzabile interesse o vantaggio derivante dalle omissioni contestate con riferimento al consistente risparmio di costi, in particolare relativi alle consulenze in materia, gli interventi strumentali necessari, nonché alle attività di formazione e informazione del personale - inconducenza del riferimento alla spesa irrisoria sostenuta per l'applicazione, successivamente al sinistro, di griglie protettive trattandosi solo del momento finale di un percorso di attuazione di una strategia organizzativa globale all'epoca mancante e successivamente instaurata richiedente un importante impegno di spesa)


REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
QUARTA SEZIONE PENALE

Composta dagli Ill.mi Sig.ri Magistrati:
Dott. Carlo Giuseppe Brusco - Presidente -
Dott. Claudio D'Isa - Consigliere -
Dott. Patrizia Piccialli - Consigliere -
Dott. Liana Maria Teresa Zoso - Consigliere -
Dott. Emilio Iannello - Rel. Consigliere -
ha pronunciato la seguente

SENTENZA

sui ricorsi proposti da:
(A), nato il …
(B), nato il …
e dalla:
(X) S.p.a., in persona del suo legale rappresentante pro tempore
avverso la sentenza n. … Corte Appello di Milano, del 25/10/2013;
visti gli atti, la sentenza e il ricorso;
udita in pubblica udienza del 19/02/2015 la relazione fatta dal Consigliere Dott. Emilio Iannello;
udito il Procuratore Generale in persona del Dott. Massimo Galli che ha concluso per il rigetto dei ricorsi;
udito per la (X) S.p.A. il difensore di fiducia Avv. …, che ha chiesto l'accoglimento del ricorso, riportando seri motivi dello stesso;
udito per i ricorrenti (A) e (B) il difensore di fiducia Avv. … del Foro di Milano il quale si è riportato ai motivi dei ricorsi e ne ha chiesto l'accoglimento con il conseguente annullamento della sentenza impugnata.

RITENUTO IN FATTO

1. Con sentenza dell'8/10/2012 il Tribunale di Milano dichiarava (A) e (B) (nelle rispettive qualità di amministratore delegato della società (X) S.p.a. e direttore dello stabilimento (X) di Limbiate) colpevoli del reato di omicidio colposo, aggravato dalla violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro e dall'avere agito nonostante la previsione dell'evento (art. 61, n. 3, cod. pen.), in relazione alla morte del lavoratore … (dipendente della Cooperativa (Y) S.c.a.r.l., società appaltatrice dei servizi di raccolta e accatastamento dei filati di lamierino realizzati all'interno dello stabilimento), il quale, la sera del 22/1/2006, durante la pausa per la cena, venne trovato privo di vita nel reparto tranceria, accartocciato su se stesso, sul nastro trasportatore posto sotto le presse, in particolare tra la pressa n. 5 e della pressa n. 6.
I predetti erano accusati, tra l'altro, di non aver adottato le misure necessarie per tutelare l'integrità fisica del lavoratore, non disponendo l'arresto del nastro mobile durante la pausa dal lavoro per il pasto e non approntando un apposito sportello controllato da dispositivo elettromeccanico di blocco del motore del convogliatore delle palette e di non aver provveduto alla chiusura dell'imboccatura posteriore delle presse, in particolare di quella n. 6, nonostante tale esigenza fosse prevista nel documento di valutazione dei rischi del 2007.
Si contestava loro, inoltre, la violazione degli artt. 18, comma 1, lett. l; 26, comma 3; 37, comma 4, d.lgs. 9 aprile 2008, n. 81, per aver omesso di promuovere la cooperazione e il coordinamento tra la (X) S.p.a. e la Cooperativa (Y) S.c.a.r.l. per la redazione di un unico documento di valutazione dei rischi e per l'assunzione dei. provvedimenti necessari a eliminare o ridurre i rischi da interferenze e per non aver adempiuto agli obblighi di informazione e formazione dei dipendenti della Cooperativa (Y) S.c.a.r.l. sui rischi specifici legati alle attività svolte e all'ambiente di lavoro.
Esclusa l'aggravante di cui all'art. 61 n. 3 cod. pen. e concesse le attenuanti generiche, ritenute equivalenti alle residue aggravanti, il Tribunale condannava il primo alla pena di un anno e sei mesi di reclusione, il secondo a quella di un anno e quattro mesi di reclusione.
Dichiarava inoltre la (X) S.p.a. responsabile dell'illecito amministrativo di cui all'art. 25-septies d.lgs. 8 giugno 2001, n. 231 e, conseguentemente, riconosciuta la riduzione di cui all'art. 12, applicava alla stessa la sanzione amministrativa di € 180.000,00.

2. Con sentenza del 25/10/2013 la Corte d'appello di Milano riformava parzialmente tale decisione in punto di trattamento sanzionatorio: essendo già stata esclusa l'aggravante della colpa cosciente veniva riconosciuta l'attenuante dell'intervenuto risarcimento del danno; la Corte riteneva le attenuanti tutte prevalenti sulla residua aggravante e rideterminava pertanto le pene, rispettivamente, in un anno e due mesi di reclusione per (A) e un anno di reclusione per. Riduceva, inoltre, la sanzione amministrativa pecuniaria applicata alla (X) S.p.A. ad € 130.000,00.
Riteneva la Corte che l'ipotesi della caduta accidentale della vittima, avvalorata dalla ricostruzione del perito, fosse l'unica verosimile, non avendo trovato riscontro alcuno l'alternativa spiegazione causale proposta dalle difese di un incidente esterno ascrivibile all'atto volontario di terzi o dello stesso ....
Secondo i giudici d'appello, infatti, le foto prodotte e la svolta istruttoria dimostravano che, in caso di caduta, lo scivolamento delle gambe sotto la pressa, fino a raggiungere le palette del nastro trasportatore, era certamente possibile, tanto che dopo il sinistro furono apposte delle griglie a chiusura del nastro in modo che fosse impossibile infilarvisi. Anche gli ufficiali di polizia giudiziaria intervenuti nell'immediatezza avevano confermato che le uniche vie di accesso al nastro erano rappresentate dalle bocche collocate sotto le presse e che, con ogni probab.....

 

Il seguito è riservato agli Abbonati

Scelga l'abbonamento più adatto alle Sue esigenze