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IL DECRETO 231 FRA ORGANIZZAZIONE, QUALITA' ED ETICA AZIENDALE - di Carlo Manacorda, Docente di Pianificazione, programmazione e controllo delle aziende pubbliche, Università degli Studi di Torino



1. Il decreto 231: provvedimento/strumento polivalente

Benché convinti della loro necessaria convergenza per la comprensione unitaria del provvedimento, in un nostro scritto pubblicato in questa rivista avevamo sottolineato come l'articolata struttura del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231 (dopo: decreto 231, o decreto, o 231), ne con-senta più letture : in primo luogo (ovviamente) quella giuridica, essendo un insieme di norme giuridiche (per la disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni), ma anche altre, se la lettura avviene sulla base di criteri che non appartengono alle discipline giuridiche. Sebbene non numerosi, fin dall'entrata in vigore del decreto sono presenti studi di esso condotti nel quadro di principi propri delle scienze aziendali . Le norme del decreto contengono, infatti, regole che si riferiscono, esplicitamente o implicitamente, a impostazioni di natura aziendale, sulle quali anzi esercita influenze non trascurabili. Donde lo sviluppo di analisi di matrice aziendale.
Come traspare dal titolo, il lavoro appartiene a queste ultime. Intende proporre qualche riflessione su alcune collocazioni che il decreto 231 può assumere nell'ambito degli schemi entro i quali si svolge la vita delle aziende: organizzazione, qualità ed etica sono, infatti, elementi fondamentali per l'affermazione e per l'apprezzabile gestione dell'impresa; da essi il decreto è, variamente, coinvolto. Ma le riflessioni nascondono anche un'ambizione: cercare di far emergere come la corretta e puntuale applicazione dei principi di natura aziendale contenuti nel decreto non sia soltanto utile per evitare che l'azienda incorra nelle ipotesi di responsabilità da esso previste, ma possa anche contribuire al miglioramento generale della gestione e dei risultati dell'azienda, compresi quelli economici. In altre parole, l'attuazione delle norme del decreto riguardanti l'adozione e l'applicazione dei modelli di organizzazione, di gestione e di controllo, la nomina e il funzionamento dell'organismo di vigilanza, l'individuazione delle funzioni di rappresentanza o direzione dell'azienda, non dovrebbero apparire come adempimenti burocratici – tra l'altro, per lo più e ovunque possibile, esternalizzati –, ma potrebbero costituire momenti per un ampio ripensamento delle architetture aziendali e delle impostazioni operative. In altre parole ancora, ed in estrema sintesi, l'applicazione delle norme del decreto potrebbe costituire una parte della strategia complessiva dell'impresa.
E' evidente che, sulla base di queste considerazioni, appare riduttiva della potenziale portata del decreto la disposizione introdotta dall' art. 14 della legge 183/2011 (Legge di stabilità 2012) che attribuisce al collegio sindacale (o sindaco), al consiglio di sorveglianza o al comitato per il controllo della gestione la possibilità di svolgere anche le funzioni dell'organismo di vigilanza: assegnare ai detti organi la funzione surrogatoria dell'organismo di vigilanza significa sconvolgere una parte importante dell'impianto di governance disegnato dal decreto 231, impianto dotato di una ben strutturata organicità, che sarebbe bene restasse integra per consentirgli di assolvere, con efficacia, alle proprie finalità. Aggiungeremo ancora dopo qualche considerazione al riguardo (infra, 2.3). Resta l'auspicio che si restituisca al decreto la giusta rilevanza allorché si darà applicazione all'art. 5-ter del d.l. 1/2012, convertito nella legge 27/2012 (c.d. decreto liberalizzazioni), riguardante il "rating di legalità delle imprese" (infra, 4.4).
Quanto detto sui ruoli plurimi che il decreto può assumere nell'ambito dell'azienda, ed in qua-le maniera possa fornire spunti per analisi differenziate, lo fa apparire come un provvedimento/strumento polivalente, potendo assumere valenze diverse ed essere utilizzato per più scopi.
Fatte queste premesse, possiamo iniziare dall'esame della collocazione più evidente che il decreto 231 assume tra gli elementi sui quali si fonda l'azienda: l'organizzazione. E' appena il caso, tuttavia, di sottolineare che queste collocazioni, benché trattate disgiuntamente per esigenze di analisi, nella realtà aziendale non esauriscono gli effetti al loro interno, ma sono parte di un unico sistema, e che numerose sono le interazioni che si generano tra esse. La buona organizzazione determina, infatti, la qualità della produzione; la ricerca della qualità influenza l'organizzazione; entrambe generano aspetti etici dell'impresa. Similmente, comportamenti che tendono all'etica necessitano, per svilupparsi, di validi presupposti organizzativi e qualitativi.


2. Azienda e organizzazione

2.1. L'organizzazione aziendale

Come noto, l'organizzazione è elemento che permea l'azienda . Lo comprova la stessa nozione civilistica dell'azienda (art. 2555 cod. civ.) che la definisce: "il complesso dei beni organizzati dall'imprenditore per l'esercizio dell'impresa". A sua volta, è imprenditore "chi esercita professionalmente un'attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o di servizi" (art. 2082 cod. civ.).
Le scienze aziendali hanno chiarito come debba intendersi l'organizzazione dell'azienda. L'azienda è un'entità dotata di un proprio ciclo vitale: anche nel linguaggio comune si parla, infatti, di nascita, di sviluppo e di cessazione (morte) dell'azienda . Per assicurarne il ciclo di vita, occorre compiere azioni di varia natura, complessivamente riconducibili all'ampio concetto di "amministrazione dell'azienda". Tenendo poi conto che la finalità precipua dell'esistenza dell'azienda è la produzione di un utile economico, l'amministrazione dell'azienda deve svilupparsi in senso economico; avvenire, cioè, in condizioni di convenienza.
Nell'amministrazione economica dell'azienda, si individuano tre momenti fondamentali, peraltro strettamente connessi: l'organizzazione, la gestione e la ricerca di elementi conoscitivi utili alla vita dell'azienda, e ottenibili mediante strumenti di rilevazione quantitativa, contabile o statistica . In sintesi, l'organizzazione riguarda l'ordinamento degli organi che operano nell'azienda e la de-terminazione e coordinazione delle loro funzioni; la gestione comprende l'insieme delle operazioni che si compiono per il raggiungimento dei fini dell'azienda; la ricerca degli elementi conoscitivi consegue ai problemi che sorgono nell'organizzazione e nella gestione ed è finalizzata a trovare indicazioni utili per la soluzione dei problemi stessi . Brevi approfondimenti ci dicono che l'organizzazione comprende azioni che possono addirittura precedere la costituzione dell'azienda o esserne contestuali: scelta del modello (azienda individuale, società di capitali, ecc.), composizione e modalità di reclutamento del personale (interno o di rappresentanza esterna), località d'insediamento e distribuzione di sedi sul territorio, e così via. Per la teoria economica, l'organizzazione rappresenta le modalità con cui interagiscono le diverse risorse (fisiche, finanziarie, immateriali o umane) di cui.....

 

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