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Lun, 27 Mag 2019
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ATTI PERSECUTORI SUI LUOGHI DI LAVORO E LEGGE 231. PROFILI DI COLPA DI ORGANIZZAZIONE E PROSPETTIVE DE IURE CONDENDO, di Antonio Salvatore, Avvocato in Ferrara



1. Premessa

L'art. 28, d. lgs. 9 aprile 2008, n. 81 (come modificato dal d. lgs. 3 agosto 2009, n. 106) ha espressamente fatto rientrare nel novero dei rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori (ricomprendendoli nella valutazione obbligatoria del datore di lavoro) anche quelli collegati allo stress-lavoro correlato, con conseguente assoggettamento del datore agli obblighi la cui violazione integra le contravvenzioni punite dall'art. 55 del d. lgs. 9 aprile 2008 n. 81.
Il tutto con notevole ritardo, se si pensa che, fin dai tempi della rivoluzione industriale, ben noti e dibattuti sono gli effetti psicologicamente destabilizzanti che l'ambiente lavorativo può indurre sui lavoratori.
Si analizzeranno i fenomeni del mobbing (e delle figure da questo germinate), dello stalking occupazionale e, in generale, degli atti persecutori sui luoghi di lavoro, soffermandosi sull'importanza di predisporre un sistema disciplinare idoneo a sanzionare – ai sensi del terzo comma dell'art. 30 d. lgs. 9 aprile 2008, n. 81 - il mancato rispetto delle misure indicate nel modello organizzativo.
Infine, in una prospettiva de iure condendo, ci si soffermerà sulla necessità - nell'ottica della tutela concreta ed effettiva della componente morale e psicologica dell'uomo lavoratore - di introdurre una fattispecie penale ad hoc volta a reprimere gli atti persecutori posti in essere in contesto lavorativo e sulla necessità di inserirla nel "catalogo" dei reati generanti responsabilità amministrativa a carico dell'ente.


2. Il mobbing

Il presente intervento mi è stato ispirato dalla rilettura dell'"Otello" di Shakespeare e dalla riflessione sulla nascita di questa tragedia, che ben può farsi risalire a un episodio di mobbing (anzi, per essere più precisi, di straining) ai danni di Iago. Costui, alfiere portabandiera del Moro, nutre uno smisurato quanto celato rancore nei confronti del Generale per avergli preferito, come Luogotenente, Michele Cassio, giovane fiorentino dalla scarsa esperienza bellica. E tutte le trame ordite da Iago, che condurranno ai ben noti tragici epiloghi, lungi dall'esser dettate da gratuita pravità d'animo, derivano proprio dal suddetto episodio, che oggi definiremmo di demansionamento.
La citazione appare particolarmente opportuna in quanto, per comprendere il fenomeno del mobbing (e "figure limitrofe") occorre, a nostro avviso, partire proprio dal concetto di tragedia e, soprattutto, dalla sua etimologia.
E' noto che in tutte le società arcaiche erano diffusi riti collettivi e periodici aventi lo scopo di espellere la contaminazione derivante da impurità, tanto fisiche quanto morali, attribuite all'intervento di divinità offese o adirate.
Nel "Levitico" (16, 8-26), si legge come il sacerdote Aronne, fratello di Mosè, celebrasse i riti di purificazione e perdono dei peccati portando sull'altare sacrificale due capri: uno veniva sgozzato e sulla testa dell'altro, rimasto vivo, il sacerdote imponeva le mani, enumerando tutti i peccati, le disubbidienze e le colpe degli Israeliti per scaricarli sull'animale, che veniva poi condotto nel deserto e là abbandonato, offerto alla divinità demoniaca Azazel.
Da qui i termini con cui, nelle lingue moderne, si è tradotto il termine ebraico: in italiano capro espiatorio; in spagnolo chivo expiatorio; in francese bouc émissaire; in inglese scapegoat; in tedesco Sundenbock.
Il termine greco corrispondente è pharmakos, e si riferisce al rito di purificazione praticato nelle comunità cittadine (poleis), scegliendo un individuo al margine della comunità (criminale, straniero o schiavo), che veniva per un certo tempo nutrito a spese della comunità e poi fatto sfilare per la città ed espulso, per portare via con sé tutte le contaminazioni.
Il passaggio dall'idea di contaminazione a quella di colpa si coglie bene nella tragedia greca, dove si assiste alla progressiva scomparsa dell'idea arcaica della contaminazione e del rito purificatore del capro espiatorio e alla sua sostituzione con l'idea della colpa (hamartia) in seguito a una trasgressione dell'eroe tragico, cui segue, inevitabile, una punizione.
Un ricordo dei riti collettivi di purificazione si ha, però, ancora nella tragedia di Euripide, le "Baccanti", in cui queste, in preda al delirio dionisiaco, scambiano per un leone il re Penteo e lo sbranano.
Scomparso dalle pratiche sociali del mondo moderno, il tema del capro espiatorio seguita, tuttavia, a rivestire importanza nei comportamenti di vari gruppi delle società attuali.
Tra questi comportamenti, in ambito lavorativo, rientra proprio il c.d. mobbing.

Il termine, come noto, deriva dal verbo inglese "to mob" (assalire, molestare) ed è mutuato dall'etologia, riferendosi al comportamento di alcune specie di animali che accerchiano un membro del gruppo al fine di allontanarlo.
Parallelamente, nel contesto lavorativo, chi viene considerato in rapporto di alterità rispetto al gruppo, chi non è inserito nel sistema e costituisce una minaccia per esso, viene eliminato o indotto ad allontanarsi dal gruppo.
La definizione più adatta di mobbing pare essere ancora quella di Harald Ege: "una forma di terrore psicologico sul posto di lavoro, esercitata attraverso comportamenti aggressivi e ripetuti.....

 

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