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LE NOTIZIE


18 Aprile 2005 - ordinanza - Tribunale di Bari - giudice per le indagini preliminari dr. De Benedictis* (reati di cui agli artt. 21, 24 e 25 del D.Lgs. 231/01 in relazione ai delitti di cui agli artt. 640, c. 2 n.1 e 319 c.p. - sussistenza di gravi indizi di colpevolezza a carico di coloro che sono accusati di aver commesso gravi delitti contro la Pubblica Amministrazione in favore delle due Società coinvolte - presupposti per l’applicazione di misura cautelare interdittiva - interdizione dall’esercizio di ogni attività per ciascuno dei due enti per il termine massimo di legge - nomina di commissario giudiziale autorizzato al compimento di qualsiasi atto di ordinaria amministrazione per il proseguimento dell’attività di ambedue gli enti - inesistenza di modelli di organizzazione al tempo di commissione dei reati in oggetto - impossibilità per l’ente d’invocare la causa di esclusione di cui all’art. 6 - caratteristiche dei modelli organizzativi al fine della loro efficacia)

Ufficio del Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Bari

 

Ordinanza di applicazione di misure cautelari interdittive ex art. 45 d.lgs. 231/01

 

Il Giudice Dott. Giuseppe De Benedictis
Letti gli atti del procedimento n. (…), già inviati allo scrivente dal 2.2.2005 al fine di provvedere, in questo stesso procedimento, a richieste di applicazione di misure cautelari personali nei confronti di alcuni indagati, indagati per aver commesso gravi reati nell'interesse delle due seguenti società:

 

1) (LF) S.c.a.r.l. corrente in (…) il cui presidente attuale del Consiglio di Gestione è (BM) (…);
2) (D) S.p.a. corrente in (…) il cui procuratore speciale e presidente attuale del Consiglio di Amministrazione è l'indagato (RP) (…) attualmente detenuto per i reati commessi in favore di tale società in questo procedimento penale;

 

preso atto che la Pubblica Accusa ha contestato le seguenti violazioni amministrative in danno delle sopra citate persone giuridiche in relazione alle seguenti violazioni amministrative:

 

A) di cui agli artt. 21, 24 e 25 del d.lgs. 231/01, in relazione ai delitti di cui agli artt. 640 comma 2 n. 1 e 319 c.p., specificati nei capi di imputazione che seguono, per aver commesso, mediante le condotte tenute nello svolgimento della medesima attività dagli indagati volta a volta di seguito specificati – sia quelli che rivestivano funzioni di rappresentanza ed amministrazione dell'ente medesimo (art. 5 primo comma lett. a), sia le persone che esercitavano anche di fatto la gestione ed il controllo dello stesso, sia coloro i quali risultavano sottoposti alla direzioni e vigilanza dei primi, tutti comunque agendo nell'interesse della società (art. 5 comma secondo) – e non avendo previsto, adottato ed attuato alcun adeguato modello di organizzazione, di gestione idoneo a prevenire quanto verificatosi (art. 6), che risultava essere invece il precipuo scopo della organizzazione societaria;

 

date e luoghi dei reati sotto descritti e rispondenti alla seguente numerazione e descrizione, come da ordinanza di custodia cautelare personale emessa in relazione ai seguenti capi di imputazione di detta ultima ordinanza, depositata dallo scrivente in data 8.4.2005:

 

(omissis)

 

così come esattamente riportati nella ordinanza di custodia cautelare personale da notificarsi ad entrambe le rappresentanze legali pro tempore delle due imprese sopra numerate insieme alla presente ordinanza interdittiva, per tutto quello che concerne la parte relativa alla sussistenza di precedenti indagini che esprimono, a carico delle persone indagate nel presente procedimento, un grave quadro indiziario in merito alla loro colpevolezza circa la commissione da parte loro dei gravi reati commessi in favore delle due sopra numerate società in relazione ai quindici capi di imputazione (sugli oltre cinquanta di cui l'ordinanza di custodia cautelare dell'8.2.2005, allegata alla presente, si è occupata) elencati in epigrafe, osserva lo scrivente come non vi sia alcun dubbio, allo stato, che tali reati siano stati commessi per favorire le società (LF) S.c.a.r.l. e, per quanto riguarda il solo appalto acquisito presso la AUSL/BA-4, anche la società (D) S.p.A., trattandosi di episodi che, come si rileva dall'intero impianto indiziario a fondo esaminato nella ordinanza depositata l'8.4.2005, dimostrano – allo stato delle risultanze di indagine – che, nella sostanza gli indagati, pur di ottenere la (illecita) massimizzazione dei profitti per le due sopra citate società, ed in particolare per la (LF) S.c.a.r.l., avevano posto in essere un funzionale e collaudato sistema, con la complicità di organi amministrativi ad alto livello, che consentiva a dette società, sfruttando alcuni cavilli esistenti in merito alla agevolazione per la regolarizzazione di Lavoratori Socialmente Utili, non solo di ottenere lucrosi appalti senza alcuna gara formale, l'illecita estensione e/o prosecuzione dei lavori di pulizia ed ausiliariato appaltati, così aggirando le regole di ricerca del contraente da parte della Pubblica amministrazione e quindi di scelta delle migliori condizioni contrattuali, fornendo in cambio di tale trattamento antigiuridico di favore le anzidette società una pressoché costante disponibilità al pieno soddisfacimento delle numerosissime e continue pretese di assunzione del politico o del funzionario di turno (assolutamente indispensabili per mantenere, anche a livello locale, un necessario livello di consenso elettorale), assunzioni effettuate perlopiù all'interno della (LF) S.c.a.r.l., ottenendo, appunto, con tale sistema, la totale messa a disposizione di alti dirigenti e funzionari della Pubblica Amministrazione, ed in particolare dei direttivi delle Aziende Unità Sanitarie Locali (visto che tutti gli appalti sono stati effettuati all'interno dell'assessorato regionale alla sanità), preposti alla vigilanza e al controllo di tutte le fasi procedimentali delle gare pubbliche sia nella fase preparatoria che di esecuzione del servizio, garantendosi illecitamente in tal modo da parte di tali alti dirigenti e funzionari un costante flusso di notizie riservate sul conto di imprese concorrenti nelle gare d'appalto che il gruppo dirigente degli indagati (M) (comprendente originariamente sia (LF) S.c.a.r.l. che la (D) S.p.A. ed altre ditte ancora) sfruttava illecitamente a suo vantaggio ovvero ottenendo dai medesimi, in alternativa, la stipula di accordi di non belligeranza con le stesse imprese, finalizzati alla lottizzazione territoriale delle commesse pubbliche; ciò portava, inevitabilmente, all'adozione, frutto di sistematica e reiterata corruzione dei pubblici ufficiali adottanti, di una serie di atti amministrativi illeciti ed illegittimi emanati dalle amministrazioni pubbliche appaltanti nell'apparente rispetto delle vigenti norme in materia di pubblici appalti, ma confezionate in realtà ad usum delphini (il cosiddetto "vestito su misura", per utilizzare lo stesso gergo emerso dalle intercettazioni a carico degli odierni indagati, in relazione cioè al preconfezionamento di caratteristiche di appalto che solo la (LF) S.c.a.r.l. ovvero, nel caso della ASL/BA-4, la (D) S.p.A. potevano possedere) ancor prima della emanazione del bando di gara in modo che i requisiti richiesti si prestassero ad essere soddisfatti unicamente dalle società facenti capo alla compagine criminosa di cui al capo di imputazione 1) della rubrica in epigrafe alla ordinanza di custodia cautelare dell'8.4.2005, costituente parte integrante della presente ordinanza e che deve essere pertanto, come si dirà in dispositivo, notificate alle parti insieme alla presente ordinanza, per quanto concerne la valutazione dei gravi indizi di colpevolezza (rectius di rimproverabilità nei confronti dei due enti sopra citati) ex art. 45 del D. Lgs. 231 del 2001.

 

***

Premesso, quindi, il richiamo integrale, per la parte relativa alla sussistenza di gravi indizi di colpevolezza a carico di coloro che sono accusati di aver commesso gravi delitti contro la Pubblica Amministrazione esclusivamente in favore delle due società per cui oggi si è richiesta una misura cautelare interdittiva, per relationem alla misura cautelare personale depositata dallo scrivente in data 8.4.2005, deve oggi osservare questo Giudice che, sia dalla documentazione allegata alle due memorie difensive (una per ciascuna persona giuridica) depositate dal procuratore speciale avv. (S) in data 14.4.2005, sia dalla documentazione depositata alla odierna udienza camerale, con relativa nota conclusiva, soprattutto, dal contraddittorio preventivo effettuato nella odierna udienza camerale (al quale si rimanda come da verbale stenotipico sul punto), osserva lo scrivente quanto segue, argomentando sulle eccezioni della difesa e sulla richiesta dei PP.MM. seguendo, per comodità espositiva, lo schema difensivo emerso, avverso la richiesta di misura cautelare, dal contraddittorio delle parti in sede di udienza camerale, fondantesi in sostanza su tre argomentazioni principali, come qui di seguito esposte.

 

La doglianza della inammissibilità della richiesta della pubblica accusa

 

Preliminarmente ritiene lo scrivente che la istanza di applicazione della presente misura cautelare non sia – così come richiesto concordemente dagli avvocati (L) e (S) nella odierna udienza camerale (come da verbale stenotipico della stessa alla quale si rimanda) – inammissibile per la mancata deduzione dei gravi indizi di commissione di illeciti amministrativi dipendenti da reato (e mancata allegazione degli elementi a favore dei due citati enti a norma dell'art. 45) o degli elementi che fanno ritenere concreto il pericolo che vengano commessi illeciti della stessa indole o, ancora, dei presupposti di cui agli artt. 5 e 6 (sempre del D. Lgs. 231/2001), dato che – se tali elementi sono carenti in una richiesta di misura cautelare – è normale che il Giudice cui è stata richiesta, può comunque rintracciarne l'eventuale sussistenza negli atti posti a corredo della richiesta stessa, quand'anche, per ipotesi, la stessa sia effettivamente lacunosa e carente nei punti indicati, che vanno invece individuati – se esistenti – dal compendio dell'attività di indagine preliminare, non dalla mera enunciazione della loro presenza in richiesta.
Parimenti, a giudizio dello scrivente, non costituisce motivo di inammissibilità della richiesta di applicazione di misura cautelare il fatto che nella stessa vi sia – come dedotto alla udienza camerale e nelle note conclusive di udienza durante la stessa depositate – una continua sovrapposizione di elementi riferibili alla commissione del reato rispetto agli illeciti amministrativi dipendenti da reato, stigmatizzando il richiamo a delitti come la turbativa d'asta e l'associazione a delinquere, che non sono presupposti per l'applicazione della sanzione da illecito amministrativo, ma – aggiunge lo scrivente – a prescindere da quanto detto (rimandandosi sul punto al verbale stenotipico dell'udienza) circa la valenza del richiamo alla sussistenza di gravi indizi di colpevolezza a carico degli amministratori pro tempore dei due enti, oggetto di indagine penale, comunque vi è anche il richiamo al delitto di corruzione che, indiscutibilmente, basterebbe da solo a rendere ammissibile la richiesta di applicazione della misura cautelare di che trattasi

 

La doglianza circa l'infondatezza della richiesta di misure cautelari

 

La difesa ha assunto, nella propria allegazione documentale del 14.4.2005, ribadendolo alla odierna udienza camerale, peraltro, che in relazione alla (D) s.p.a., "la società non è in alcun modo collegabile ai presunti illeciti penali".
L'affermazione è formulata in termini assoluti.
Anzi, con riguardo all'elemento oggettivo della condotta, è destinata a restare mera apòdosi, non seguita né preceduta da alcuna, nemmeno generica, protasi.
Sicchè non può che essere disattesa alla luce dei puntuali e specifici riferimenti contenuti nella richiesta del Pubblico Ministero ad ipotesi di illeciti amministrativi riferibili all'ente in ragione della commissione dei delitti contestati agli amministratori di fatto e di diritto della società.
Del resto, è sufficiente evidenziare che il Pubblico Ministero si è limitato a contestare i soli illeciti amministrativi in cui la società risulta conseguire direttamente ed a nome proprio l'aggiudicazione degli appalti.
L'assolutezza della affermazione della difesa appare del pari non condivisibile, allo stato, ove si consideri il carattere oggettivo della imputazione di cui all'art. 5 in esame.
Evidenzia, a tal proposito, la relazione ministeriale al decreto legislativo che esso "Il primo si muove su di un piano squisitamente oggettivo, e identifica le persone fisiche che, autori del reato, impegnano sul terreno sanzionatorio penale-amministrativo la responsabilità della societas. Sotto il profilo concettuale, non sussistono ostacoli al recepimento della soluzione proposta nello schema. Ribadito ancora una volta che anche la materia dell'illecito penale-amministrativo è assoggettata al dettato costituzionale dell'art. 27, già la teoria della c.d. immedesimazione organica consente di superare le critiche che un tempo ruotavano attorno alla violazione del principio di personalità della responsabilità penale, ancora nella sua accezione "minima" di divieto di responsabilità per fatto altrui. Vale a dire: se gli effetti civili degli atti compiuti dall'organo si imputano direttamente alla società, non si vede perché altrettanto non possa accadere per le conseguenze del reato, siano esse penali o - come nel caso del decreto legislativo - amministrative."
Ed ancora : "…. la particolare qualità (apicale) degli autori materiali dei reati ha suggerito al delegato l'opportunità di differenziare il sistema rispetto all'ipotesi in cui il reato risulti commesso da un sottoposto, prevedendo, nel primo caso, una inversione dell'onere probatorio. In altri termini, si parte dalla presunzione (empiricamente fondata) sia, nel caso di reato commesso da un vertice, il requisito "soggettivo" di responsabilità dell'ente sia soddisfatto, dal momento che il vertice esprime e rappresenta la politica dell'ente; ove ciò non accada, dovrà essere la societas a dimostrare la sua estraneità, e ciò potrà fare soltanto provando la sussistenza di una serie di requisiti tra loro concorrenti (è ragionevole prevedere che questa prova non sarà mai agevole; si rivelerà poi praticamente impossibile nel caso di ente a base manageriale ristretta). L'ente, dunque, è chiamato a dimostrare di aver adottato ed efficacemente attuato modelli di organizzazione e di gestione idonei a prevenire reati della specie di quelli verificatisi (la modulazione di questa ipotesi sulle "risultanze" dottrinali e giurisprudenziali in tema di colpa specifica è piuttosto scoperta); dovrà inoltre vigilare sulla effettiva operatività dei modelli, e quindi sulla osservanza degli stessi"
Va peraltro evidenziato che tutte le condotte contestate agli indagati sono da questi commessi (e non potevano essere commessi se non) nella qualità di amministratori di fatto o di diritto delle due società: persino allorquando p.es. i (M) sono indicati come concorrenti in un reato pur non essendo formalmente amministratori di diritto le contestazioni involgono profili di partecipazione della società sia perché vi è il concorso degli amministratori di diritto sia perché i (M) agiscono, in relazione alla (D) S.p.A., come amministratori di fatto.
La stessa difesa enuncia, nei successivi periodi, la seguente: "la società ha agito in conformità alla legge e, comunque, in perfetta buona fede".
Quanto alla conformità o meno alla legge, va evidenziato che si tratta di tema trattato proprio a riguardo dei cd gravi indizi di colpevolezza dei reati, rispetto ai quali non vengono offerti elementi nuovi dalla difesa.
Quanto alla buona fede, la difesa la fonda sulla mancanza di volontà illecita dimostrata dalla effettiva assunzione "con contratti di lavoro a tempo indeterminato nel pieno rispetto delle disposizioni …". La affermazione, che peraltro non è dimostrata neppure documentalmente, è comunque inconferente, non essendo fondato l'illecito contestato sulla mancata assunzione ma sulla strumentalizzazione della disciplina degli l.s.u. per eludere la procedura ad evidenza pubblica.
Per quanto riguarda poi, sia in relazione alla (D) S.p.A. che alla (LF) S.ca.r.l., la eccezione, relativa sempre alla infondatezza della richiesta di applicazione di misura cautelare, premesso che per le violazioni amministrative appare qui utile un richiamo per relationem alla ordinanza di custodia cautelare (da intendersi qui integralmente richiamata) dell'8.4.2005 relativa alla applicazione di misura cautelare personale a carico degli allora dirigenti (e non solo) dei due enti per cui la misura odierna è stata richiesta, anche al fine di valutarne le condotte e comprendere l'animus con cui gli stessi agivano all'interno dei due enti citati, quantomeno per i profili di corruzione in essa ordinanza rilevati, va detto che per l'ulteriore doglianza, relativa alla insussistenza del presupposto, pure necessario per l'applicazione della misura cautelare, della mancata adozione del modello organizzativo di cui all'art. 6, dato che nessuno dei fatti contestati agli imputati è successivo all'adozione del modello e che, comunque, il nucleo direttivo gestionale (come da documentazione depositata alla odierna udienza) è stato integralmente mutato nei giorni scorsi (a seguito, in effetti, proprio dell'esecuzione della ordinanza di custodia cautelare dell'8.4.2005 nei confronti degli indagati, e non solo, che furono in posizione apicale all'interno di questi due enti), salvo quanto si dirà sul punto nella terza ed ultima parte di questa ordinanza, va detto come, in disaccordo con la giurisprudenza del Tribunale di M.....

 

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