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LE NOTIZIE


27 gennaio 2015 (17 ottobre 2014) n. 3786 - sentenza - Corte di Cassazione - sezione IV penale* (nel processo instaurato per l'accertamento della responsabilità da reato dell'ente, non è ammissibile la costituzione di parte civile, atteso che l'istituto non è previsto dal D.Lgs. n. 231 del 2001 e l'omissione non rappresenta una lacuna normativa, ma corrisponde ad una consapevole scelta dei legislatore)



REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
QUARTA SEZIONE PENALE

Composta dagli Ill.mi Sig.ri Magistrati:
Dott. Gaetanino Zecca - Presidente -
Dott. Vincenzo Romis - Consigliere -
Dott. Francesco M. Ciampi - Consigliere -
Dott. Giuseppe Grasso - Consigliere -
Dott. Marco Dell'Utri - Consigliere rel. -
ha pronunciato la seguente

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
(A) nato il …
(X) s.r.l.
avverso la sentenza n. … pronunciata dalla Corte d'appello di Palermo il 26/6/2013;
visti gli atti, la sentenza e il ricorso;
udita nell'udienza pubblica del 17/10/2014 la relazione fatta dal Cons. dott. Marco dell'Utri;
udito il Procuratore Generale, in persona del dott. O. Cedrangolo, che ha concluso per l'annullamento senza rinvio delle ordinanze collegiali impugnate e per l'annullamento con rinvio della sentenza d'appello;
udito per le parti civili …;
udito per la … Assicurazioni …;
udito per la (X) S.r.l. …;
udito, per l'imputato ….

RITENUTO IN FATTO

1. Con sentenza resa in data 28/1/2011, il Tribunale di Trapani ha assolto (A) dall'accusa di omicidio colposo asseritamente commesso ai danni del lavoratore (…); con la stessa sentenza il Tribunale di Trapani ha assolto la (X) s.r.l. dall'illecito amministrativo alla stessa ascritto, ai sensi dei D.Lgs. n. 231/2001, in conseguenza del comportamento contestato al (A).
L'imputato, in qualità di legale rappresentante della (X) s.r.l. (società esercente attività di piscicoltura e acquacoltura con impianto di ingrasso e allevamento di tonni) era stato originariamente accusato dell'omicidio colposo del dipendente, (...), annegato nel corso di un'operazione di controllo e di vigilanza delle gabbie dei tonni collocate a circa un miglio dal porto, a causa della mancata osservanza, da parte dello stesso, delle norme contravvenzionali specificamente indicate nel capo di imputazione.
Secondo i termini dell'accusa, il (A), in violazione dei tradizionali parametri della colpa generica e della normativa sulla sicurezza del lavoro, aveva adibito il (...) alle mansioni di controllo, vigilanza e ispezione dell'impianto di ingrasso e allevamento dei tonni, mediante l'uso, da solo, di un natante avente motore di potenza superiore 30 kw, nonostante il mancato conseguimento, da parte del lavoratore, della prescritta e obbligatoria patente nautica indispensabile per la conduzione dell'imbarcazione.
In occasione del fatto oggetto d'esame, il (...), alle ore 1.30 del 6/6/2009, alla guida del natante messogli a disposizione dalla società datrice di lavoro, aveva raggiunto, come di consueto, l'impianto di allevamento e d'ingrasso dei tonni e, ivi giunto, per propria imperizia, rimaneva con l'elica del natante incastrata in una cima e, non riuscendo più a liberarsi, finiva, anche a causa delle avverse condizioni del mare, per essere sbalzato in mare e quindi per annegare.
A fondamento dell'assoluzione, il primo giudice - al di la dell'accertata esperienza 'di fatto' del lavoratore nella conduzione del natante (essendo lo stesso in possesso di tutti i requisiti per ottenere il rilascio del titolo di conduttore di traffico locale) - aveva evidenziato come non fosse stato possibile chiarire le cause effettive del decesso della vittima, non potendo ad esempio escludersi che la stessa avesse cercato rifugio in mare volontariamente nel tentativo di raggiungere le vicine gabbie dei tonni.
Su appello dei procuratore della Repubblica presso il tribunale di Trapani e delle parti civili costituite, con sentenza in data 26/6/2013, la corte d'appello di Palermo, in riforma della sentenza impugnata, ritenuta la responsabilità dell'imputato per i reati allo stesso ascritti, lo ha condannato alla pena di sei mesi di reclusione e dell'ammenda di euro 100,00, oltre al risarcimento dei danni in favore delle parti civili costituite, condannando altresì la (X) s.r.l. alla sanzione amministrativa di 300 quote del valore di euro 300,00 ciascuno, nonché alla sanzione interdittiva dell'esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi per la durata di tre mesi.
Avverso la sentenza d'appello, a mezzo dei rispettivi difensori, hanno proposto ricorso per cassazione l'imputato e la (X) s.r.l..

2. L'imputato propone ricorso per cassazione sulla base di tre motivi d'impugnazione.
Con il primo motivo, il ricorrente censura la sentenza impugnata per violazione della legge processuale, per avere la corte territoriale utilizzato, ai fini della decisione, le risultanze dell'inchiesta formale, effettuata dall'Ufficio Direzione marittima di Palermo ai sensi dell'art. 1241 cod. nav. acquisita in sede d'appello (ex art. 603, comma 2, cod. proc. pen.) nonostante l'opposizione della difesa, che aveva originariamente avanzato richiesta di giudizio abbreviato sulla base di un compendio probatorio privo di detta documentazione sopravvenuta.
Ciò posto, avendo il giudice d'appello fondato integralmente la propria sentenza di condanna sul contenuto della documentazione acquisita in appello, lo stesso avrebbe inammissibilmente esteso la propria cognizione ad elementi probatori radicalmente non utilizzabili.
Con il secondo motivo, il ricorrente censura la sentenza impugnata per vizio di motivazione, per avere la corte d'appello del tutto omesso di pronunciarsi in ordine all'eventuale condanna in solido del responsabile civile, (...) Assicurazioni, pur in presenza della regolare citazione e dell'intervento di tale parte pr.....

 

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