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16 dicembre 2014 (c.c. 15 luglio 2014) n. 52179 - sentenza - Corte di Cassazione - sezione I penale* (l'estraneità al reato allegata dal terzo che invochi la restituzione della cosa soggetta a confisca obbligatoria richiede la prova, oltre che della titolarità del diritto vantato sulla res, anche della mancata percezione di qualsiasi vantaggio o profitto derivante dal reato, nonché la prova della buona fede soggettiva, intesa come affidamento incolpevole e come assenza di condizioni in grado di configurare a proprio carico un qualsivoglia addebito di negligenza da cui sia derivata la possibilità della commissione dell'illecito, buona fede la cui sussistenza, nel caso di persone giuridiche, deve essere verificata con riguardo all'atteggiamento psicologico delle persone fisiche che le rappresentano, alla stregua del principio di imputabilità all'ente rappresentato degli stati soggettivi dei soggetti che lo rappresentano)




REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
PRIMA SEZIONE PENALE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati
Dott. MASSIMO VECCHIO - Presidente -
Dott. MARIASTEFANIA DI TOMASSI - Consigliere
Dott. ALDO CAVALLO - Consigliere
Dott. ENRICO GIUSEPPE SANDRINI - Rel. Consigliere
Dott. ALESSANDRO CENTONZE - Consigliere
ha pronunciato la seguente

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
(…)
avverso l'ordinanza n. … GIP Tribunale di Milano, del 21/11/2012;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. Enrico Giuseppe Sandrini;
lette/sentite le conclusioni del PG Dott. Sante Spinaci, che ha chiesto il rigetto del ricorso
uditi i difensori …

RITENUTO IN FATTO

1. Con ordinanza pronunciata il 21.11.2012 il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Milano, in funzione di giudice dell'esecuzione, ha rigettato l'opposizione proposta dalle società (…) avverso il provvedimento in data 10.04.2012 col quale il medesimo GIP aveva rigettato ex art. 676 cod.proc.pen. l'istanza di restituzione pro quota alle predette società di quanto confiscato a (…) ai sensi dell'art. 648 quater cod. pen., a titolo di prodotto e profitto del reato, con la sentenza di applicazione della pena pronunciata nei loro confronti il 12.01.2010 per il delitto di riciclaggio.
Le società opponenti avevano dedotto la loro qualità di parti offese del reato di appropriazione indebita, presupposto di quello di riciclaggio, aventi diritto - in quanto tali - alla restituzione dei beni confiscati di loro appartenenza; il GIP aveva negato la restituzione sul presupposto che le opponenti non erano persone estranee al reato agli effetti dell'art. 648 quater cod. pen., in quanto il riciclaggio aveva riguardato le somme di denaro derivanti dalla commissione dei reati tributari di cui agli artt. 2 e 8 D.Lgs. n. 74 del 2000 da parte dei rappresentanti, legali o di fatto, delle società stesse, denaro di cui questi ultimi si erano appropriati e che rappresentava l'illecito profitto conseguito dalle società rappresentate mediante l'emissione o l'utilizzo delle fatture relative ad operazioni inesistenti; in sede di giudizio di opposizione, il GIP ribadiva che il denaro e i beni confiscati erano stati qualificati provento del delitto di riciclaggio, con statuizione definitiva, dalla sentenza di applicazione della pena che ne aveva disposto la confisca in quanto derivanti dal reinvestimento illecito del profitto dei reati tributari, che era stato occultato e trasformato nei fondi "neri" costituiti dagli amministratori delle società opponenti, oggetto di appropriazione; e concludeva che quanto confiscato a (…), intestatarie finali dei beni riciclati, non era suscettibile di restituzione, sia perché non vi era identità tra il denaro oggetto di appropriazione indebita e quello confiscato, sia perché le società opponenti non erano tezi estranei al reato, trattandosi di società appositamente costituite o prevalentemente utilizzate per commettere.....

 

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