Rivista 231 Rivista 231
     HOME     CHI SIAMO     COLLABORATORI     AVVISI/BANDI 231    SHOPPING 231      COME ABBONARSI
Username: Password:
Lun, 29 Nov 2021
LE RUBRICHE


GLI INTERVENTI
ANNO 2021
ANNO 2020
ANNO 2019
ANNO 2018
ANNO 2017
ANNO 2016
ANNO 2015
ANNO 2014
ANNO 2013
ANNO 2012
ANNO 2011
ANNO 2010
ANNO 2009
ANNO 2008
ANNO 2007
ANNO 2006
ANNO 2005


LE NOTIZIE


15 settembre 2014 (c.c. 18 giugno 2014) n. 37712 - sentenza - Corte di Cassazione - sezione II penale* (misura cautelare interdittiva del divieto di contrattare con la pubblica amministrazione - per l'adozione di una misura cautelare interdittiva, la nozione di profitto di rilevante entità ha un contenuto più ampio di quello di profitto inteso come utile netto, in quanto in tale concetto rientrano anche vantaggi non immediati, comunque conseguiti attraverso la realizzazione dell'illecito - il giudizio circa la sussistenza di un profitto di rilevante entità non discende automaticamente dalla considerazione del valore del contratto o del fatturato ottenuto a seguito del reato, seppure tali importi ne siano, ove rilevanti, importante indizio almeno con riferimento ad alcuni dei reati indicati negli artt. 24 e 25 del D.P.R. n. 231 del 2001 - la valutazione della sussistenza delle esigenze cautelari implica l'esame di due tipologie di elementi)



REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SEZIONE II PENALE

Composta dagli Ill.mi Signori Magistrati
Dott. Mario Gentile - Presidente -
Dott. Ugo De Crescienzo - Consigliere -
Dott. Adriano Iasillo - Consigliere relatore -
Dott. Marco Maria Alma - Consigliere -
Dott. Andrea Pellegrino - Consigliere -
ha pronunciato la seguente

SENTENZA

Sul ricorso proposto dall'avvocato …, quale difensore della (X) s.r.l. in persona del legale rappresentante (A) (n. il …), avverso l'ordinanza del Tribunale di Trani, in data 31.01.2014.
Sentita la relazione della causa fatta dal consigliere Adriano Iasillo.
Udita la requisitoria del Sostituto Procuratore Generale, dottor Mario Fraticelli, il quale ha concluso chiedendo il rigetto del ricorso.

OSSERVA

Con decreto del 06.11.2013, il G.I.P. del Tribunale di Trani applicò alla (X) s.r.l. la misura cautelare interdittiva - ex art 9, II comma lettera C, D.Lgs. 231/2001 - avente ad oggetto il divieto di contrattare con la PA per un anno in relazione all'illecito amministrativo dipendente dal reato di cui all'art. 640. cpv. n. 1, c.p. contestato tra gli altri anche a (B).
Avverso tale provvedimento la (X) s.r.l., in persona del legale rappresentante (A), ha proposto appello ma il Tribunale di Trani con ordinanza del 31.01.2014 lo ha rigettato.
Ricorre per cassazione il difensore della (X) s.r.l., in persona del legale rappresentante (A), deducendo l'erronea applicazione della legge e la mancanza di motivazione non avendo il Tribunale verificato il profitto lucrato in concreto dalla società e che tale profitto fosse ingente. Il difensore della società ricorrente deduce, inoltre, l'erronea applicazione della legge e la carenza, contraddittorietà e illogicità della motivazione in ordine alla sussistenza della pluralità degli illeciti commessi dall'ente (come previsto dall'art. 13, I comma lettera B, del D.Lgs 231/2001) e sul ritenuto pericolo di reiterazione degli illeciti della stessa indole di quello per cui si procede (ex art. 45, I comma del D.Lgs 231/2001).
Infine denuncia la violazione dell'art. 46, I comma, del D.Lgs 231/2001; infatti, in data 24.09.2013 il G.I.P. di Trani ha disposto il sequestro preventivo delle aree oggetto di realizza.....

 

Il seguito è riservato agli Abbonati

Scelga l'abbonamento più adatto alle Sue esigenze