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LA RESPONSABILITÀ AMMINISTRATIVA DELLE SOCIETÀ E DEGLI ENTI

Sfruttamento dei lavoratori, Amministrazione giudiziaria e Modelli organizzativi. Alla ricerca di un coordinamento normativo

La rilevanza giuridica delle condizioni di schiavitù, servitù e sfruttamento con riferimento alle responsabilità di cui all'art. 25 quinquies, d.lgs. 231/2001 ha trovato nuova risonanza in alcune recenti pronunce giurisprudenziali.

Tale profilo impone una riconsiderazione della tematica che consenta una ricostruzione organica dei presìdi normativi previsti dall'ordinamento e di come con gli stessi si debbano confrontare i Modelli organizzativi adottati dagli enti ai sensi del d.lgs. 231/2001. In particolare, merita attenzione l'art. 603 bis c.p. in tema di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, il cui inserimento nel novero dei reati presupposto oltre che a «completare» lo scenario delle ipotesi di sfruttamento per cui è ritenuta sussistere la responsabilità diretta dell'ente, ha contribuito ad estendere alcuni profili di natura organizzativa rilevanti sotto il profilo giuridico. A questa disposizione infatti sono riconducibili i provvedimenti di amministrazione giudiziaria di cui al d.lgs. 159/2011 e di controllo giudiziario ai sensi della l. 199/2016: tali due istituti, differenti sia nei presupposti che nei contenuti, si pongono tuttavia in stretta relazione con i presìdi di prevenzione reato posti a tutela dalla eventuale commissione di reati di sfruttamento.

Il presente contributo, partendo dalla disamina della giurisprudenza più recente, propone alcune osservazioni in merito alla definizione di un risk assessment relativo al tema in oggetto nonché ai possibili protocolli che consentano un controllo sulla correttezza del trattamento dei lavoratori con riferimento sia ai rapporti diretti mantenuti dall'ente, sia a quelli indiretti riferibili alla supply chain dell'impresa.

di Tommaso E. Romolotti

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