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LA RESPONSABILITÀ AMMINISTRATIVA DELLE SOCIETÀ E DEGLI ENTI

Il profitto sequestrabile all'Ente nei reati a prestazioni corrispettive (commento a Cass. pen., n.23013, 31 maggio 2016)

La Corte Suprema torna a pronunciarsi, con la sentenza in esame (Cass. pen., sez. VI, 31 maggio 2016, n. 23013, in Ced Cass. 267065) sul tema dei rapporti intercorrenti tra profitto sequestrabile all'Ente e reati a prestazioni corrispettive. Si tratta, com'è noto, di un tema sul quale la giurisprudenza di legittimità è stata più volte chiamata a pronunciarsi, senza tuttavia pervenire a soluzioni tranquillizzanti, registrandosi sul punto finanche contrasti giurisprudenziali tra le stesse Sezioni Unite penali della Corte di cassazione. Da un lato, infatti, si registrano decisioni del Supremo Collegio (S. U., n. 26654, 2 luglio 2008; S.U, n. 31617, 21 luglio 2015), cui la decisione qui commentata aderisce, che ritengono che in tema di responsabilità da reato degli enti collettivi, il profitto del reato oggetto della confisca si identifica con il vantaggio economico di diretta e immediata derivazione causale dal reato presupposto, ma, nel caso in cui questo venga consumato nell'ambito di un rapporto sinallagmatico, non può essere considerato tale anche l'utilità eventualmente conseguita dal danneggiato in ragione dell'esecuzione da parte dell'ente delle prestazioni che il contratto gli impone. A tale orientamento se ne contrappone, tuttavia, un altro che diversamente sostiene che il profitto del reato oggetto della confisca diretta si identifica non soltanto con i beni appresi per effetto diretto ed immediato dell'illecito, ma anche con ogni altra utilità che sia conseguenza, anche indiretta o mediata, dell'attività criminosa (S.U., n. 38343, 18 settembre 2014). L'occasione, dunque, è utile per fare il punto della situazione, anche dottrinale, su un tema che si presenta ancora molto discusso tutt'altro che risolto nel nostro panorama giurisprudenziale.

di Alessio Scarcella

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