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Mar, 18 Gen 2022
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LA RESPONSABILITÀ AMMINISTRATIVA DELLE SOCIETÀ E DEGLI ENTI

Responsabilità ex d.lgs. 231/2001 e nuovo Codice degli appalti: difetti di raccordo e di coordinamento in un contesto già problematico

Il nuovo «Codice» degli appalti, per quanto attiene ai criteri di selezione, definisce con precisione i motivi di esclusione dalle gare, ancorandoli a connotati più oggettivi (rispetto alla precedente normativa, che identificava le cause di esclusione con le «situazioni personali del candidato o offerente»). Va, nondimeno, osservato che tuttora, nella congerie normativa, non è ravvisabile una «filosofia» unitaria: vige, anzi, una sovrapposizione di testi normativi della più varia natura (norme del codice penale, disciplina comunitaria, regolamenti e guidelines di autorità amministrative indipendenti), non coordinati e ispirati a logiche diverse e spesso tra loro incompatibili. Di certo, la logica garantista che aveva ispirato il d.lgs. 231/2001 sembra essere stata abbandonata. Il tutto aggravato dalla sciatteria, evidenziata anche nella stampa nazionale, della tecnica di redazione delle norme, che ha reso necessario (per la prima volta nella storia dell'Italia repubblicana) un avviso di rettifica, da parte della Presidenza del Consiglio, al testo del d.lgs. 50/2016, dal momento che in esso, su 220 articoli, erano contenuti ben 181 errori. Appare, pertanto, quanto mai opportuno un intervento del legislatore volto a coordinare tra loro le disposizioni in materia di appalti pubblici disseminate tra i vari testi normativi (il d.lgs. 231/2001, il d.lgs. 159/2011, il d.l. 90/2014 e il d.lgs. 50/2016), riducendo gli spazi di discrezionalità in capo all'autorità amministrativa e dell'attività più o meno «creativa» della giurisprudenza (nel pur lodevole intento di sopperire alle lacune normative), a tutto vantaggio della certezza del diritto, specie in un campo come quello in esame, suscettibile di incidere – al di là delle «etichette» – su beni di primario rilievo costituzionale.

di Antonio Salvatore

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