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LA RESPONSABILITÀ AMMINISTRATIVA DELLE SOCIETÀ E DEGLI ENTI

Profitto confiscabile anche quando l'ente non ha interesse alla commissione del reato (commento a Cass. pen., n. 10265, 4 marzo 2014)

La Corte Suprema si occupa con la sentenza in esame (Cass. pen., Sez. V, 4 marzo 2014, n. 10265, Banca Italease s.p.a.) della questione riguardante il tema dei rapporti tra mancanza di un interesse dell'Ente alla commissione del reato «presupposto» e configurabilità dell'illecito amministrativo ex lege 231/2001. La soluzione offerta dalla Suprema Corte, come si vedrà, è orientata in senso affermativo; la Corte, inoltre, si spinge anche ad analizzare l'ulteriore questione sul quantum del profitto confiscabile in consimili ipotesi, affermando che è confiscabile all'ente il solo profitto che costituisce derivazione patrimoniale diretta dal reato. La fattispecie esaminata riguardava, nel caso sottoposto all'attenzione dei Supremi Giudici, un'operazione eseguita da un primario istituto di credito italiano che, in persona degli organi dirigenti, aveva proceduto a stipulare prodotti finanziari complessi – cd. derivati – asseritamente conclusi a copertura delle fluttuazioni sui tassi di interesse dei contratti sottoscritti con la clientela. La banca, in particolare, aveva mascherato la natura speculativa dei prodotti, mediante rappresentazioni contabili che avrebbero dissimulato l'alto rischio patrimoniale connesso alla messa in operatività delle suddette operazioni finanziarie, laddove, peraltro, non era stato posto alcun accantonamento di capitale a garanzia del rischio. In sede penale erano state contestati ai dirigenti della Banca i reati di false comunicazioni sociali e di contrasto alle operazioni di vigilanza ex artt. 2622 e 2638 c.c., nonché le fattispecie di aggiotaggio previste dal TUF (d.lgs. 58/1998); alla banca, invece, erano state contestate le responsabilità ex d.lgs. 231/2001 e confiscate le somme a profitto dei reati consumati, ex art.19 d.lgs. cit.

di Alessio Scarcella

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