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LA RESPONSABILITÀ AMMINISTRATIVA DELLE SOCIETÀ E DEGLI ENTI

Modello 231 e transfer pricing: quali link?

Per “transfer pricing” si intende il complesso di tecniche e procedimenti adottati dalle imprese multinazionali nella formazione dei prezzi relativi alle cessioni di beni ed alle prestazioni di servizi che intervengono tra le diverse entità del gruppo operanti in Stati diversi. Quello del “transfer pricing” è un tema di viva attualità, rispetto al quale sono allo studio numerose misure sul piano normativo. Si tratta di misure studiate sulla base di un'accurata “analisi del rischio”, per settore economico, nonché per ambito territoriale e soggettivo. Tra i soggetti “a rischio”, rientra la platea dei “grandi contribuenti” che, in base alla definizione, ricomprendono facilmente realtà appartenenti a gruppi, anche bancari e assicurativi.

Nella sua accezione più comune il termine “transfer pricing” viene associato ad una particolare pratica di “elusione fiscale” con la quale i gruppi multinazionali, avvalendosi del fatto che nei paesi in cui operano sono in vigore diversi regimi impositivi, definiscono i prezzi di trasferimento dei beni e dei servizi scambiati all'interno del gruppo in modo tale da ridurre il più possibile il carico fiscale complessivo. In estrema sintesi, attraverso “manovre” (sovrastime o sottostime) dei prezzi di trasferimento rispetto al prezzo di libera concorrenza è possibile spostare il profitto nei Paesi a tassazione più bassa.

E' tuttavia difficile, nel caso dei gruppi multinazionali, definire un confine tra patologia e fisiologia nella determinazione dei prezzi (è questa sostanzialmente a poter essere oggetto di manipolazione) delle operazioni infragruppo. Viene denominata pianificazione fiscale internazionale quella che si pone l'obiettivo di ottimizzare dal punto di vista fiscale le operazioni economiche e gli investimenti di carattere internazionale attraverso lo studio dei sistemi fiscali dei singoli stati in cui si opera, delle numerose e fra loro diverse convenzioni contro la doppia imposizione suiredditi negoziate da ciascuno Stato nonché delle direttive comunitarie in materia.

A livello nazionale e sovranazionale nel tempo si è venuto a definire un preciso set di norme e regole di contrasto dell'elusione ed evasione fiscale internazionale.

Le autorità fiscali pongono infatti molta attenzione alla determinazione dei prezzi di trasferimento di beni e servizi infragruppo.La normativa storicamente di riferimento relativa alle problematiche del transfer pricinginternazionale è quella emanata dall'OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico).Scopo precipuo delle disposizioni antielusive sul transfer pricingemanate sia dagli ordinamenti interni sia dagli organismi sovranazionali (OCSE, Ecofin, ecc.) è quello di evitare che le multinazionali pervengano, attraverso una sovrastima o una sottostima dei prezzi di trasferimento infragruppo, al dirottamento di porzioni di reddito imponibile verso Stati a fiscalità ridotta (anche black list).

L'ordinamento interno italiano, all'art. 110, comma 7, TUIR prevede che i componenti di reddito derivanti da operazioni infragruppo con società non residenti nel territorio dello Stato vengano valutati in base al valore normale dei beni ceduti e dei servizi ricevuti. Il Provvedimento individua inoltre nel Masterfilee nella Documentazione Nazionale ilsupporto documentale che, se consegnato nel corso di attività di controllo o di altra attività istruttoria da parte dell'amministrazione finanziaria, consente al contribuente di accedere al regime di cui all'art. 1, comma 2-ter, d.lgs. 18 dicembre 1997, n. 471. Esso è in linea con quanto previsto dal Codice di condotta dell'Unione Europea che contempla la documentazione comunitaria in materia di transfer pricing(cd. EU Transfer PricingDocumentation), da applicarsi alle transazioni tra le entità del gruppo residenti nell'UE, nonché alle transazioni controllate tra imprese comunitarie ed entità del gruppo aventi sede in Stati extra-UE.

di Patrizia Ghini e Lorenza Guglielmi

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