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LA RESPONSABILITÀ AMMINISTRATIVA DELLE SOCIETÀ E DEGLI ENTI

Responsabilità delle società e violazioni della normativa sul diritto d'autore in materia di software ed informatica

Con la legge 99/2009 - che ha aggiunto al d.lgs. 231/2001 l'art. 25-novies - è stata introdotta una nuova ipotesi di reato-presupposto della responsabilità amministrativa degli enti collettivi, i quali sono chiamati a rispondere anche per illeciti commessi dai suoi dirigenti o dipendenti in violazione della normativa sul diritto d'autore.

È tuttavia opinione comune che il diritto penale posto a tutela dello sfruttamento delle opere dell'ingegno necessiti di una radicale risistemazione. Il risultato di tale sovrapposizione di leggi di riforma sul tronco dell'originaria normativa è infatti un prodotto regolamentare caotico, in cui convivono disposizioni in contrasto fra loro o comunque difficilmentecoordinabili, sì che è assai auspicabile che il Parlamento dia vita ad un vero e proprio riordino della materia mediante l'adozione di un testo unico della normativa sul diritto d'autore.

Le disposizioni dedicate o applicabili ai prodotti dell'ingegno utilizzabili in ambito informatico, contenute agli artt. 171-bis, 171-ter, 171-quater, 173-ter, rappresentano tuttavia di gran lunga il corpo centrale del sistema sanzionatorio sul diritto d'autore. Quanto all'elemento oggettivo della fattispecie di cui all'art. 171 –bis , la norma - secondo una metodologia ricorrente nell'ambito della legge 633 - descrive la condotta illecita per il tramite di una pluralità di espressioni (“abusivamente duplica [...] programmi per elaboratore o [...] importa, distribuisce, vende, detiene a scopo commerciale o imprenditoriale o concede in locazione”), tutte richiamanti particolari modalità di utilizzo del software ed idonee ad arrecare un pregiudizio agli interessi patrimoniali facenti capo al titolare dei relativi diritti di sfruttamento. In termini generali può dirsi che è abusiva la condotta con cui il soggetto agente esercita, in relazione al programma informatico, diritti di cui non è titolare, andando così a ledere nel contempo gli interessi patrimoniali del soggetto cui tali facoltàgiuridicamente competono. Non sussiste pertanto il reato - perché non può qualificarsi come abusiva la relativa condotta - in caso di duplicazione di programmi informatici cosiddetti freeware, rispetto alla circolazione ed allo sfruttamento dei quali cioè l'autore o il soggetto titolare del relativo diritto non ha posto alcuna limitazione; analogamente, non può qualificarsi come abusiva la duplicazione del software quando tenuta nelle condizioni richiamate dagli artt. 64-ter e 64-quater della legge 633.

In conclusione, sotto il profilo oggettivo, la condotta di illecito utilizzo del software penalmente sanzionata dall'art. 171-bis legge 633 consiste nell'esercizio dei diritti di sfruttamento economico di tale prodotto intellettuale da parte di chi non ne è titolare: il reato in discorso, per appunto, ricorre quando si procede alla distribuzione, alla vendita, alla locazione del programma per elaboratore senza che nessuna fonte giuridica attribuisca al soggetto agente tali facoltà.

L'art. 174-ter è stato invece introdotto nella legge 633 con la legge 18 agosto 2000, n. 248. L'art. 174-ter è chiaramente una disposizione rivolta a sanzionare gli utilizzatori abusivi di opere dell'ingegno tutelate dal diritto d'autore e gli acquirenti diprodotti non conformi alle prescrizioni della legge 633/1941, ma a condizione che la condotta tenuta dal soggetto agente non presenti una rilevanza penale, ovvero – come esprime la previsione in discorso - “purché il fatto non concorra con i reati di cui agli artt. 171 , 171-bis, 171-quater, 171-quinquies, 171-septies e 171-octies”.

In conclusione, secondo quanto sostiene la maggioranza degli autori, l'art. 174-ter ha “sottratto dall'alveo della tutela penale la condotta di chi acquista software illecitamente duplicato a patto che non sia concorso nella riproduzione, prevedendo una semplice sanzione amministrativa. Si tratta, dunque, di una norma residuale con la quale il legislatore ha sanzionato in modo meno rigido la condotta di chi acquista software illegale per uso personale, quasi prendendo atto che tale pratica è ormai assai diffusa in tutti i paesi in cui, come il nostro, la tecnologia è divenuta fenomeno di massa”.

Dei rimanenti articoli della legge 633 dedicati alla tutela penale del diritto d'autore, nessun altro - oltre ai già citati artt. 171-bis e 174-ter - si riferisce alla protezione del software quale opera dell'ingegno ed anzi in alcuni casi sono dettate previsioni chiaramente incompatibili con la struttura materiale dei programmi informatici.

di Ciro Santoriello e Giuseppe Dezzani

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