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LA RESPONSABILITÀ AMMINISTRATIVA DELLE SOCIETÀ E DEGLI ENTI

Riciclaggio e phishing. Il rischio di riciclaggio e il ruolo del financial manager secondo la Cassazione

Il cd. phishing, è una pratica illegale di adescamento tramite la rete Internet, attraverso la quale i soggetti attivi del reato si impossessano di dati di accesso a circuiti finanziari di ignari soggetti passivi e, avvalendosi della compiacente - o ignara - complicità di altri soggetti, pongono in essere operazioni di “lavaggio” del denaro illecitamente sottratto.Una volta esaurita la fase di laundering, il capitale “rigenerato” torna a far parte del circuito dell'economia legale e qui vi simimetizza alla perfezione.

Le operazioni di riciclaggio di capitali generati da attività criminose consistono nell'introduzione e nella conseguente trasformazione - finalizzata all'occultamento della provenienza delittuosa - del denaro o del bene illecito.

A tale proposito, la Suprema Corte ha recentemente affermato come non concorrano nel reato di riciclaggio coloro che abbiano posto in essere con operazioni di trasferimento di denaro con il mero sospetto della provenienza delittuosa del denaro stesso. Secondo la Cassazione, infatti, per integrare l'elemento soggettivo nel delitto di riciclaggio è sufficiente sì il dolo generico, ma è necessaria la “consapevolezza concreta della provenienza della cosa da delitto”. Nel caso di specie, difetta del tutto la consapevolezza concreta della provenienza da delitto del denaro transitato sul c/c degli imputati”, facendo pertanto confluire la condotta degli stessi nella speciesdella colpa con previsione.

La struttura tipica del reato di phishing comprende due fasi distinte e necessarie: la prima, nella quale il phishersi avvale di un messaggio di posta elettronica attraverso cui mira ad ottenere, mediante l'inganno, la chiave d'accesso al conto corrente da parte dello stesso intestatario o le credenziali della carta di credito a questi intestata; la seconda invece consiste nell'occultare il denaro prelevato fraudolentemente dal conto o dalla carta per essere depositato in conti esteri, molto spesso intestati a società residenti in paesi off shore.

Il dolo eventuale nella ricettazione (e pertanto, nel riciclaggio) richiede tuttavia un atteggiamento psicologico che, pur non attingendo il livello della certezza, si colloca su un gradino immediatamente più alto di quello del mero sospetto, configurandosi in termini di rappresentazione da parte dell'agente della concreta possibilità della provenienza delittuosa della cosa da delitto. La Cassazione ha tuttavia ribadito il concetto della SS.UU. per cui per aversi dolo eventuale si richiede più di un semplice motivo di sospetto, rispetto al quale l'agente potrebbe avere “un atteggiamento psicologico di disattenzione, dinoncuranza o di mero disinteresse”. E' necessaria una “situazione fattuale di significato inequivoco, che impone all'agente una scelta consapevole tra l'agire, accettando l'eventualità di commettere una ricettazione, e il non agire”

di Ranieri Razzante

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