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LA RESPONSABILITÀ AMMINISTRATIVA DELLE SOCIETÀ E DEGLI ENTI

Lo stress lavoro correlato: esempio di possibile colpa in organizzazione imputabile all'ente ai sensi del d.lgs. 231/2001

In Italia, sin dal 1940, l'art. 2087 c.c. dispone che “l'imprenditore è tenuto ad adottare nell'esercizio dell'impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l'esperienza e la tecnica sono necessarie a tutelare l'integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro”. E' infatti un dato dell'esperienza che il lavoratore, nell'esercizio della sua attività, è esposto a rischi contro la propria incolumità nella duplice dimensione fisica e morale.

Un passo in avanti sotto questo profilo, è stato operato dall'art. 28, d.lgs. 9 aprile 2008, n. 81, così come modificato dal d.lgs. 3 agosto 2009, n. 106, che richiama quale rischio specifico, la cui valutazione deve essere obbligatoriamente effettuata dal datore di lavoro, lo stress da lavoro-correlato, definito come tale in applicazione dei contenuti dell'Accordo Europeo dell'8 ottobre 2004. Del resto, le modalità del lavoro, quali i ritmi, le interruzioni, i cambiamenti, i riporti gerarchici e funzionali, i team di lavoro ed i dati oggettivi, quali gli orari, l'uso di attrezzature o macchinari, le postazioni di lavoro, sono fattori che possono incidere sull'insorgere di tale patologia.

A tale proposito, anche gli adempimenti organizzativi richiesti al datore di lavoro e all'ente dall'art. 30, d.lgs. 81/2008 implicano una strategia di pianificazione ed implementazione di misure articolate che fronteggino adeguatamente il fattore stress. In altri termini, il Testo Unico richiede - a pena di violazione degli obblighi di legge in capo alla persona fisica ed a pena di inefficacia di qualunque tipo di Modello Organizzativo - di sviluppare un'organizzazione in grado di confrontarsi con il tema stress lavoro correlato e di gestirlo nei limiti del rischio accettabile.

di Ugo Lecis

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