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LA RESPONSABILITÀ AMMINISTRATIVA DELLE SOCIETÀ E DEGLI ENTI

L'ente intrinsecamente illecito nel sistema delineato dal d.lgs. 231/2001

Nel corso degli anni, il d.lgs. 231/2001 è stato interessato da profonde mutazioni. Ad oggi, infatti, trova applicazione non solo in riferimento agli enti leciti, che possono commettere alcuni determinati reati, ma anche in riferimento alle associazioni criminali vere e proprie cheoperano all'interno di un ente all' apparenza legale, ma nel quale lo svolgimento di attività criminali da parte dei soggetti in posizione apicale e di soggetti sottoposti all'altrui direzione o vigilanza è espressione di una politica d'impresa finalizzata alla commissione di reati.

La drastica previsione dell'art. 16, comma 3 del decreto, ha di conseguenzaperso il suo carattere di marginalità, essendo stato esteso in via generalizzata agli enti illeciti il diritto punitivo previsto in via generale per gli enti leciti in relazione ad alcuni reati che potevano essere commessi nel loro ambito.

Come è stato rilevato, in questi casi l'attività sociale consiste «nella realizzazione dei delitti scopo, nel sostegno e nel finanziamento del gruppo criminale, o, più in generale, nella disponibilità piena ed incondizionata rispetto alle esigenze ed alle strategie dell'organizzazione delinquenziale. Qui i due “enti” tendono a confondersi ed a identificarsi, e quello (apparentemente) lecito diventa una sorta di articolazione di quello criminale, o comunque un mezzo - efficacissimo - su cui quest'ultimo può contare. Si pensi ad esempio ad una società di import/export che in realtà si dedica al traffico internazionale di stupefacenti

L'interdizione definitiva dall'esercizio dell'attività, prevista nei casi in cui l'ente stesso o una sua unità organizzativa venga stabilmente utilizzato allo scopo unico o prevalente di consentire o agevolare la commissione dei reati in relazione ai quali è prevista la sua responsabilità, è ovviamente una sanzione che il giudice deve obbligatoriamente applicare. Non possono poi giovare all'ente quelle eventuali condotte riparatorie che, nella generalità dei casi, sarebbero idonee a paralizzare l'applicazione delle misure interdittive, come si desume dal rinvio che l'art. 16, comma 3, fa all'art. 17.

di Luigi Domenico Cerqua

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