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LA RESPONSABILITÀ AMMINISTRATIVA DELLE SOCIETÀ E DEGLI ENTI

Reati ambientali: il set dei controlli a presidio

Il d.lgs. del 7 luglio 2011, n. 121 ha introdotto nel d.lgs. 8 giugno 2001 n. 231 l'art. 25-undecies che richiama alcune fattispecie di reato in materia ambientale.

Tale modifica legislativa implica il riconoscimento della responsabilità amministrativa prevista dal Decreto in capo agli enti, qualora siano commesse le fattispecie di reato indicate nell'art. 25-undecies e l'ente non abbia predisposto un Modello idoneo ad impedire la realizzazione di detti reati. L'introduzione di questa nuova “categoria” di reati, impone, quindi, a tutti gli enti che intendano avvalersi dei benefici previsti dall'art. 6 del Decreto, un'attività di aggiornamento del Modello adottato, ovvero la predisposizione di un insieme di regole e di meccanismi di controllo volti alla prevenzione di tali fattispecie di reato.

L'organizzazione deve infatti effettuare un'analisi ambientale delle sue attività, dei suoi prodotti e servizi, conformemente a quanto previsto nell'allegato VII (“Analisi ambientale iniziale”) del Regolamento Emas relativamente alle questioni rappresentate figuranti nell'allegato VI (“Aspetti

ambientali”).

La politica ambientale dell' Ente deve essere definita dall'Alta Direzione, che dovrà esplicitare gli “indirizzi” ovvero gli impegni concreti che l'organizzazione intende assumere per il miglioramento delle proprie prestazioni ambientali e dovrà suscitare consapevolezza e motivazione in tutto il personale. L'analisi ambientale iniziale consiste in una “fotografia allo stato zero” dei problemi ambientali dell'organizzazione e nella valutazione degli impatti e delle prestazioni ambientali delle sue attività. Il documento che racchiude quest'analisi deve essere completo e riguardare tutti gli aspetti presenti nell'organizzazione e riconducibili alle sue attività, ai suoi prodotti ed ai suoi servizi. Questa fase è molto delicata ed impegnativa, in quanto l'analisi è per l'organizzazione la base sulla quale sviluppare il proprio sistema di gestione. E' importante sottolineare che l'AAI non è esplicitamente richiesta dalle ISO 14001, ma rappresenta un passo indispensabile per valutare la realtà aziendale e stabilire obiettivi di miglioramento.

Né il Regolamento EMAS, né la norma ISO 14001 fissano dei requisiti assoluti in materia di prestazione ambientale, ma richiedono che l'organizzazione definisca obiettivi e traguardi in linea con la sua Politica Ambientale. Di norma, questi vengono decisi dal Responsabile del Sistema di Gestione Ambientale in collaborazione con il responsabile di produzione e/o con i responsabili di reparto e approvati, in un secondo momento, dalla Direzione.

L'organizzazione deve infine dotarsi di evidenze che documentino, attraverso opportune registrazioni, l'attuazione e il funzionamento del sistema di gestione ambientale (a titolo esemplificativo le registrazioni possono comprendere: registrazioni della sorveglianza del processo, registrazioni di ispezioni e manutenzioni, rapporti degli incidenti, registrazioni delle prove di preparazione delle emergenze, risultati degli audit, registrazioni delle riunioni ambientali etc...). Tali registrazioni devono essere gestite in modo da assicurarne la corretta redazione, identificazione e riconducibilità al relativo elemento del sistema di gestione.





Avv. Michele Pansarella, Socio di KStudio Associato (KPMG)

di Michele Pansarella

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