Rivista 231 Rivista 231
     HOME     CHI SIAMO     COLLABORATORI     AVVISI/BANDI 231    SHOPPING 231      COME ABBONARSI
Username: Password:
Mer, 23 Set 2020
LE RUBRICHE


GLI INTERVENTI
ANNO 2020
ANNO 2019
ANNO 2018
ANNO 2017
ANNO 2016
ANNO 2015
ANNO 2014
ANNO 2013
ANNO 2012
ANNO 2011
ANNO 2010
ANNO 2009
ANNO 2008
ANNO 2007
ANNO 2006
ANNO 2005


LE NOTIZIE


LA RESPONSABILITÀ AMMINISTRATIVA DELLE SOCIETÀ E DEGLI ENTI

Sentenza Thyssen Krupp AST SpA e 231: una prima lettura

Nel pronunciare la sentenza di condanna che ha coinvolto la Thyssen Krupp, la Corte ha ampiamente motivato il mancato riconoscimento delle eccezioni di costituzionalità svolte dalla difesa e relative alla supposta natura penale della normativa 231/2001, ribadendone la dichiarata natura “amministrativa”.

La Corte, affrontando l'ultimo comma dell'art. 5, ha escluso “con certezza” che nel caso di specie “le condotte colpose mantenute dagli imputati fossero caratterizzate da un interesse proprio della persona fisica o di terzi”, senza peraltro argomentare in proposito e quindi confermando implicitamente che questo è un onere probatorio della difesa. Il Tribunale di Torino, peraltro, ha concluso che le violazioni in materia anti-infortunistica e le colpevoli omissioni avevano un contenuto economico rispetto al quale la Thyssen Krupp aveva non solo un interesse, ma dalle quali ha anche tratto vantaggio; ed il vantaggio è consistito, per la Corte, sia nel considerevole risparmio economico conseguente alle omissioni, che nell'utile tratto dalla continuità della produzione.

La Corte ha inoltre fatto un'interessante affermazione, ovvero che per i reati colposi i requisiti dell'interesse (non esclusivo) della persona fisica e dell'interesse o vantaggio dell'ente non debbano essere collegati all'evento, bensì alla condotta penalmente rilevante della persona fisica. Da ciò deriva, in via di interpretazione, che in questo modo i giudici hanno ritenuto di escludere l'esistenza di una qualsivoglia responsabilità “oggettiva” dell'ente per il reato colposo, riconducendo anche tale categoria di reati-presupposto alla cd. responsabilità (o colpa) in organizzazione, quale responsabilità propria dell'ente.

Il Tribunale ha applicato concretamente la sanzione pecuniaria (quasi) nel massimo, ovvero in 1,5 milioni di euro. A tale importo, su istanza della difesa, la Corte ha ritenuto di applicare la riduzione prevista dalla lett. a) del comma 2 dell'art. 12: “l'ente ha risarcito integralmente il danno”, ritenendo tale attenuante del tutto analoga a quella prevista dall'art. 62.6 c.p. e considerato che prima del dibattimento la Società ha risarcito gli stretti familiari delle vittime.

La Corte, infine, ha escluso l'applicabilità dell'ulteriore riduzione della sanzione prevista dal comma 3 dell'art. 12, in quanto il Modello adottato con la delibera del CdA della Società il 21 dicembre 2007 non risulta efficacemente attuato prima dell'apertura del dibattimento avvenuta nel febbraio 2009.



Avv. Giovanni Tretti, avvocato - Studio Legale GTA

di Giovanni Tretti

[visualizza l'articolo completo]

LE RIVISTE

L'ULTIMO NUMERO

TUTTI I NUMERI

RICERCA ARTICOLI

E' possibile filtrare l'elenco degli articoli compilando i campi sottostanti.

Ricerca per ANNO:

Ricerca per AUTORE:

Ricerca per SEZIONE:

Ricerca per TESTO:


INDICE ANALITICO

LE RACCOLTE 231