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LA RESPONSABILITÀ AMMINISTRATIVA DELLE SOCIETÀ E DEGLI ENTI

Nota a Tribunale di Novara, 26.10.2010, n. 423

Per il Tribunale di Novara, la mancanza, nella legge 123/2007 (che ha introdotto l'omicidio colposo nel “catalogo” dei reati generanti responsabilità “amministrativa” dell'ente), di una disciplina transitoria oppure di un termine cui ancorare la decorrenza degli effetti del nuovo trattamento sanzionatorio, comporta l'obbligo immediato, per gli enti, adottare i Modelli Organizzativi di cui al d.lgs. 231/2001, in rapporto alle dimensioni, all'organizzazione e alla natura dell'attività svolta. Tutto questo a prescindere dalla (non obbligatorietà ma) mera facoltà, per l'ente, di dotarsi del Modello Organizzativo.

In particolare, il Tribunale, conformandosi all'orientamento giurisprudenziale dominante, ha negato cittadinanza, nell'ordinamento italiano, al cd. principio di non esigibilità del comportamento conforme al precetto e si è soffermato, inoltre, sulla compatibilità con la struttura dei reati colposi dei requisiti, previsti nell'art. 5 d.lgs. 231/2001, dell'interesse e del vantaggio.

La sentenza si concentra, in particolare, su due profili. Il primo attiene all'“esigibilità”, in capo all'ente, della doverosa condotta consistente nel predisporre le cautele organizzative e gestionali “sub specie” di adozione (ed efficace attuazione) dei Modelli Organizzativi ex art. 6 d.lgs. 231/2001. Il secondo alla precisazione della portata da attribuire all'espressione normativa interesse o vantaggio, contenuta nell'art. 5 d.lgs. 231/20011, che rappresenta la norma-cardine, delineante i criteri di natura oggettiva di ascrizione all'ente della responsabilità correlata ai fatti criminosi verificatisi in ambito aziendale.

Il Tribunale ha, infine, avuto cura di precisare come i requisiti dell'interesse e del vantaggio possano essere correlati (non solo ai reati colposi di evento, come l'omicidio colposo, ma) anche ai reati colposi di pura condotta, dal momento che i suddetti requisiti non devono essere rapportati all'evento delittuoso, bensì alla condotta violativa di regole cautelari (trattandosi di condotta omissiva: “non facere quod debetur”) che ha consentito la consumazione del delitto. Ciò in coerenza con la struttura del reato colposo, la cui essenza risiede proprio nella non volontarietà dell'evento.

In conclusione, per il Tribunale, il finalismo della condotta ben può armonizzarsi con la non volontarietà dell'evento, in tutti quei casi in cui si accerti che il comportamento che ha cagionato l'evento non sia stato indotto da esclusive finalità estranee all'ente, sebbene sia stato determinato da scelte afferenti alla sfera di interessi dell'ente oppure ispirate a strategie dirette a ottenere vantaggi - anche mediati – per l'ente stesso.



Avv. Antonio Salvatore, Avvocato in Ferrara

di Antonio Salvatore

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