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LA RESPONSABILITÀ AMMINISTRATIVA DELLE SOCIETÀ E DEGLI ENTI

Interesse e/o vantaggio dell'ente: nuovi percorsi giurisprudenziali (in particolare nei reati colposi)

Una recente pronuncia del Giudice dell'udienza preliminare presso il Tribunale di Cagliari del 13 luglio 2011 ha riproposto il tema, ampiamente dibattuto, della compatibilità tra i reati colposi richiamati nell'art. 25-septies del Decreto legislativo 231/2001. La vicenda trae origine da un incidente accaduto in una raffineria in cui erano in corso operazioni di bonifica di un accumulatore da parte di alcuni dipendenti di un consorzio, cui era stato appaltato lo svolgimento delle attività di manutenzione. In detto incidente, tre operai persero la vita per asfissia dovuta ad una ridotta concentrazione di ossigeno, a causa dell'utilizzo di azoto precedentemente immesso nell'impianto presso cui stavano svolgendo lavori di pulizia. A seguito di un'articolata e complessa istruttoria disposta nell'ambito del giudizio abbreviato, il Giudice ha pronunciato una sentenza di assoluzione dei confronti dell'ente ritenendo i fatti, oggetto di giudizio, non riconducibili ad un “interesse” o “vantaggio” dello stesso, pur avendo condannato le persone fisiche ritenute colpevoli del delitto ex art. 589 c.p.

Il Giudicante parte dal presupposto secondo cui, nell'interpretazione comune, nei reati colposi l'interesse ed il vantaggio vadano riferiti non all'evento ma alla condotta del reato. L'interesse, ponendosi in una prospettiva soggettiva ed ex ante, secondo la tesi sviluppata nella motivazione, esprime la direzione finalistica della condotta mentre il vantaggio, essendo il risultato materiale dell'azione delittuosa, presuppone la verificazione dell'evento. Pertanto, afferma il giudice di Cagliari, l'interesse per poter essere compatibile con la natura colposa dei reati deve essere sganciato dalla volontà dell'evento.

Il Giudice cagliaritano afferma infine, con estrema lucidità intellettuale, che non è imputabile all'ente la condotta colposa che, pur non essendo diretta a soddisfare un interesse personale del reo, non sia neppure volontaria e finalisticamente orientata dall'interesse dell'ente. La natura del reato colposo, prosegue la motivazione, spezza infatti il rapporto simmetrico (sostenibile per i reati dolosi) tra il primo ed il comma 2 dell'art. 5 sulla base della realistica possibilità che la condotta, anche se non sussumibile nell'ipotesi del secondo comma, non sia riconducibile alla persona giuridica.



Giuseppe Catalano......

Chiara Giuntelli.........

di Giuseppe Catalano e Chiara Giuntelli

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