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LA RESPONSABILITÀ AMMINISTRATIVA DELLE SOCIETÀ E DEGLI ENTI

I reati della globalizzazione - aree a rischio 231

In un periodo di crisi economica come quello attuale, in cui l'impresa deve mantenere margini economici tali da consentirne la sopravvivenza, gli effetti della globalizzazione si manifestano in tutta la loro forza, anche generando condizioni favorevoli per la commissione di illeciti rilevanti ai fini del d.lgs. 231/2001. Con la globalizzazione, infatti, le imprese si sono trovate a dover competere in mercati sempre più ampi, sempre più aperti, sempre più deregolamentati, in una situazione oggi aggravata dalla crisi, anch'essa globale, che sta provocando il rapido spostamento dell'asse dell'economia mondiale dalle aree tradizionali (Europa ed America del Nord) a quelle emergenti (BRICS: Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa ma anche Quatar, Kazakhstan e Vietnam, Nigeria, Ghana ed Indonesia).

Tra i “reati della globalizzazione” che possono determinare l'insorgenza di responsabilità in capo all'Ente, rientrano a pieno titolo quelli inseriti dall'art. 15, legge 23 luglio 2009, n. 99 nell'art. 25 bis-1 (delitti contro l'industria e il commercio), quelli inclusi nell'art. 25-bis (delitti di contraffazione) ed anche quelli previsti dall'art. 25-novies (delitti in materia di violazione del diritto d'autore). La produzione e la messa in commercio di prodotti contraffatti, alterati, od atti ad indurre in inganno l'acquirente sull'origine, la provenienza o la qualità del prodotto, l'usurpazione di titoli di proprietà industriale e l'abusiva riproduzione di software, sono infatti reati commessi quotidianamente da un numero sempre maggiore di aziende.

La condotta di “contraffazione” si realizza quando il marchio o gli altri segni distintivi vengono riprodotti abusivamente nei propri elementi essenziali per essere apposti su prodotti affini non genuini in modo idoneo a confondere il consumatore sulla loro provenienza.

La condotta di “alterazione” si manifesta quando un marchio genuino viene parzialmente modificato in modo tale comunque da generare confusione con l'originale.

L'“uso”, quale ipotesi residuale, è destinata a comprendere tutti i casi di impiego a fini industriali o commerciali di segni contraffatti od alterati da altri. Risponde del delitto non solo chi, pur avendo piena conoscenza dell'esistenza del titolo di proprietà industriale, abbia ugualmente dato corso alla contraffazione o all'alterazione, ma anche colui che invece, potendo conoscere l'esistenza del titolo in oggetto, abbia omesso le necessarie verifiche (sussistenza di atteggiamento negligente).

La frode nell'esercizio del commercio si realizza invece con la consapevole consegna, nell'esercizio di un'attività commerciale, di una cosa mobile diversa da quella dichiarata o pattuita per origine, provenienza, qualità o quantità. L'inserimento tra i reati presupposto di quelli che si riferiscono direttamente all'Intellectual Properties, deve indurre le imprese a riflettere sull'importanza e sul valore assunto dai beni immateriali che sono alla base di tutti i settori ed i cicli produttivi, utilizzati in varie forme in ogni ambito aziendale, soprattutto sotto forma di brevetti, marchi, modelli e disegni, invenzioni industriali e software.

Di fondamentale importanza per l'impresa, ma anche per l'OdV, è l'assunzione della consapevolezza che il rischio di commissione di reati connessi alla proprietà intellettuale (intesa in senso lato e quindi comprendendo il diritto d'autore e la proprietà industriale), (i) non si rivolge solo a quei soggetti che, pur essendo a conoscenza dell'esistenza del titolo di proprietà, abbiano ugualmente dato corso ad una qualche forma di violazione ma (ii) anche ai soggetti che, pur potendo conoscere l'esistenza del titolo di proprietà (con una diligenza media per chi opera in un certo settore industriale o commerciale), abbiano omesso di effettuare le necessarie verifiche.



Dott.ssa Annamaria Roncari, Gruppo 231 ODCEC Torino

di Annamaria Roncari

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