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LA RESPONSABILITÀ AMMINISTRATIVA DELLE SOCIETÀ E DEGLI ENTI

Prospettive e riflessioni per un'interpretazione sistematica e funzionale (nonché economica) dell'art.52, d.lgs. 231/2007

Il testo dell'art. 52, d.lgs. 231/2007, recettivo della terza direttiva 2005/60/CE, nonché della direttiva 2006/70/CE portante misure esecutive, già al momento della sua entrata in vigore aveva sollevato una serie di problematiche interpretative e di enforcement della norma. A cominciare dall'individuazione dei soggetti onerati dall'obbligo della vigilanza, venendo accomunati organi societari, quali il collegio sindacale e gli equipollenti dei sistemi amministrativi opzionali, e l'Organismo di vigilanza ex d.lgs. 231/2001, che organo societario certo non è, oltre a non meglio indicati “soggetti incaricati del controllo di gestione comunque denominati presso i soggetti interessati”.

Rispetto a questi ultimi, la Dottrina ha ricercato criteri d'identificazione, ostacolata sia dalla natura non organica di tali uffici, che dalla tipologia dell'attività espletata, non essendo il “controllo di gestione” funzione ascrivibile, direttamente ed esclusivamente, a specifiche funzioni aziendali.

Fattori risolutivi per l'esegesi della norma sono stati successivamente inseriti nell'art. 30, comma 1, lett. a), d.lgs. 25 settembre 2009 n. 151, nonché con la promulgazione delle disposizioni attuative delle Autorità di settore, in conformità all'art. 7, comma 2, d.lgs. 231/2007. Queste ultime si sostanziano in tre provvedimenti, di cui due definitivi, rispettivamente di Bankitalia in data 30 marzo 2011 e di Consob del 28 giugno 2011 (entrambi, in vigore da settembre 2011) e quello dell'ISVAP ancora in fase di consultazione (doc. n. 42/2011). Ciascuno di essi, nell'ambito del proprio spettro di vigilanza, reca disposizioni attuative in materia di organizzazione, procedure e controlli interni volti a prevenire l'utilizzo degli intermediari e degli altri soggetti che svolgono attività finanziaria a fini del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo. Detti provvedimenti coniugano il principio di proporzionalità e di collaborazione attiva per la prevenzione del fenomeno del riciclaggio, delineando ruoli, competenze e responsabilità di tutti i soggetti coinvolti. L'intento è quello di ripartire l'apporto di ciascuno nella comune e sinergica azione di prevenzione antiriciclaggio.

Ai “fini 231” giova infine rilevare una recente novità: l' art 14 del Maxi-emendamento, legge 12 novembre 2011 n. 183, in vigore dall'1 gennaio 2012, ha disposto che nelle società di capitali il collegio sindacale e gli organi equivalenti dei sistemi opzionali “possono svolgere le funzioni dell'organismo di vigilanza di cui al comma 1, lett. b)”.



Avv. Sandro Bartolomucci, Partner LS Lexjus-Sinacta

di Sandro Bartolomucci

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