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Mar, 29 Set 2020
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LA RESPONSABILITÀ AMMINISTRATIVA DELLE SOCIETÀ E DEGLI ENTI

Metodologie di valutazione dell’adeguatezza e dell’efficacia dei protocolli di controllo e del rischio-reato residuo

La prevenzione della commissione dei reati presupposto di cui al d.lgs.231/01, in un'ottica aziendalistica, è il costrutto di un' attività particolarmente complessa.

La possibilità di ricorrere all'esimente di cui all'art. 6, comma 1, lett. a) d.lgs. 231/2001 richiede - come primaria azione virtuosa - che l'organo dirigente [abbia] adottato ed efficacemente attuato, prima della commissione del fatto, Modelli di Organizzazione e di Gestione idonei a prevenire reati della specie di quello verificatosi. A tale scopo, si è soliti distinguere tra i concetti di adeguatezza e di efficacia di una contromisura a gestione del rischio.

L'adeguatezza risiede nell'attitudine di un controllo a contribuire - insieme agli altri controlli interni tracciati - al raggiungimento dell'obiettivo. Si tratta di una sorta di idoneità presunta - sulla base delle caratteristiche del controllo previsto e sulle modalità di funzionamento che si sono predisposte - ma non di idoneità astratta, bensì applicata al caso reale; si tratta di gestire al meglio quel rischio in quella specifica realtà aziendale, in quello specifico periodo storico.

Il concetto di efficacia di un controllo, invece, considera le modalità concrete - dimostrabili e dimostrate - di funzionamento del controllo stesso nel tempo e nello spazio; utilizzando termini propri delle discipline di analisi e valutazione del sistema di controllo interno, un controllo non crea direttamente valore: meglio preserva il valore aggiunto che è stato fino a quel punto creato nella trasformazione di un input in output ovvero mette in condizioni ottimali l'output affinché possa proseguire nel processo di trasformazione successiva.

Il Legislatore non fornisce indicazioni per valutare l'idoneità e l'efficace attuazione, ovvero l'adeguatezza e l'efficacia delle contromisure a riduzione del rischio reato. L'art. 6, comma 2, d.lgs. 231/2001 propone infatti una limitata elencazione di caratteristiche minimali del Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo: 2. In relazione all'estensione dei poteri delegati e al rischio di commissione dei reati, i modelli di cui alla lettera a), del comma 1, devono rispondere alle seguentiesigenze:

a) individuare le attività nel cui ambito possono essere commessi reati;

b) prevedere specifici protocolli diretti a programmare la formazione e l'attuazione delle decisioni dell'ente in relazione ai reati da prevenire;

c) individuare modalità di gestione delle risorse finanziarie idonee ad impedire la commissione dei reati;

d) prevedere obblighi di informazione nei confronti dell'organismo deputato a vigilare sul funzionamento e l'osservanza dei modelli;

e) introdurre un sistema disciplinare idoneo a sanzionare il mancato rispetto delle misure indicate nel modello.

In tal senso il Legislatore pare sostenere che il Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo debba essere efficacemente attuato, ovvero quanto previsto sulla carta, per quanto possa essere teoricamente idoneo dovrà funzionare concretamente come era atteso, in maniera appunto giudicata efficace.

di Vittorio Gennaro

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